La Corea del Nord ha respinto senza appello l’offerta-ultimatum rivoltale ieri da quella del Sud per l’apertura di colloqui ufficiali sulla ripresa delle attivita’ produttive nella zona industriale congiunta di Kaesong, situata in territorio nord-coreano a una decina di chilometri dal confine: di fatto il complesso, realizzato nel 2004, e’ chiuso dal 9 aprile scorso, dopo che le autorita’ di Pyongyang bloccarono ogni accesso a uomini e materie prime, richiamando inoltre i propri 53.000 connazionali che vi lavoravano.
Seul aveva impartito alla controparte un termine perentorio di 24 ore per accettare o meno la proposta, minacciando nel secondo caso l’adozione di non meglio specificate “misure significative”, tra cui probabilmente proprio l’abbandono definitivo di Kaesong, che per il Nord vale ogni anno in media l’incasso di almeno 2 miliardi di dollari in valuta pregiata. Drastica pero’ la risposta odierna della Commissione Nazionale di Difesa nord-coreana, citata dall’agenzia di stampa ‘Yonhap’ del Sud: “Se il pupazzo sud-coreano continua a far peggiorare la situazione”, e’ stato il monito, “spettera’ allora a noi prendere qualunque grave provvedimento, definitivo e decisivo”.
