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Esteri
Coronavirus. 2500 morti in Messico non per il virus ma assassinati dai narco

C’è un paese al mondo dove la gente non esce di casa non per paura del Coronavirus, che comunque gira, ma per la paura di prendersi una pallottola vagante nelle guerre tra bande rivali, narcotrafficanti e delinquenti comuni.

Questo Paese è il Messico, unico al mondo dove i numeri dell’epidemia sono superati da quelli degli omicidi.

Messico, dove le pallottole spaventano più del Coronavirus

Oltre 2500 omicidi solo nel mese di marzo. Unica nota positiva in questo dramma è che il Governo sembra non dover far fatica a chiedere alla gente di rimanere in casa. In questa atmosfera, dove la criminalità la fa da padrona nelle strade quasi deserte, i messicani rimangono a casa con molta più attenzione.

Come racconta una collega che vive in Celaya, Gabriela Montejano ‘ qui è più facile che la gente stia a casa non per evitare un contagio ma per non essere nel mezzo di uno scontro a fuoco’.

Guanajuato è fra le Regioni con più omicidi di tutto il Messico. A fine marzo quando il Governo ha deciso le misure di contenimento in tutto il Paese nel week end si sono avuti 200 morti ammazzati.

E mentre due giorni dopo si raggiungevano le 29 vittime da virus, nella stessa giornata si registravano 80 assassini.

I gruppi criminali sono in guerra continua per qualsiasi cosa, dal controllo delle città, piccole e grandi, a quello delle zone agricole, dai mercati della droga, fino alle rotte dei narcotrafficanti o per i campi coltivati a marihuana. E poi furti di carburante, estorsioni, sequestri.

E poi, a questo inferno, si aggiunge la diffusa povertà di milioni di cittadini e la loro frustrazione per non poter credere neppure nello Stato.

Un esempio su tutti è quello che è successo in questi mesi, in piena pandemia, a Guanajuato, una regione prima tranquilla e industriale ora sede di narcotraffico.

A marzo è stato registrat il record di 315 omicidi, dopo un febbraio e gennaio non meno difficili.

Una guerra tra bande rivali, tra il cartello di Jalisco e quello di Santa Rosa di Lima, gli eredi del famoso cartello di Sinaloa.

Imprese criminali così importanti e diffuse nel Paese che il Governo Messicano insieme agli Stati Uniti ha messo una taglia di 10 milioni di dollari per informazioni atte a catturare il capo, Nemesio Oseguera,alias ‘El Mencho’.

Nella guerra dove la Dea americana partecipa appieno il capo è riuscito a scappare con una fuga rocambolesca dalla città mentre i suoi uomini bloccavano gli ingressi con auto rubate e incendiate.

E nel contempo scuole, collegi e università sono state chiuse per sicurezza, ma non peri il coronavirus, ma per le pistole dei narcotrafficanti.

Un inferno nell’inferno del virus.

 

 

 

 

 

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