Cos’è Schengen: le regole e cosa cambia per chi viaggia dopo il caso Ceuta
Migliaia di persone hanno raggiunto nelle ultime ore Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino, aprendo così una crisi migratoria che diverse fonti paragonano a quella del 2021. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo italiano starebbe valutando di sospendere l’applicazione delle regole Schengen nei confronti della Spagna, nel timore che chi entra nell’area attraverso Ceuta possa poi spostarsi liberamente verso l’Italia. Da Bruxelles, intanto, è arrivato il richiamo alla necessità di rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Unione. È un’ipotesi che, per essere compresa fino in fondo, richiede un passo indietro: cos’è esattamente lo spazio Schengen, come funziona e cosa significa davvero “sospenderlo”?
Lo spazio Schengen è la più grande area di libera circolazione al mondo: oltre 450 milioni di persone possono muoversi da un Paese all’altro senza essere fermate ai controlli di passaporto o carta d’identità. Non è un dettaglio burocratico: è uno dei pilastri su cui si regge la vita quotidiana di milioni di europei che ogni giorno attraversano un confine per lavorare, studiare, fare la spesa o semplicemente andare in vacanza.
Tutto comincia il 14 giugno 1985, in un piccolo villaggio del Lussemburgo chiamato Schengen, situato proprio nel punto in cui si incontrano i confini di Lussemburgo, Francia e Germania. Fu lì che Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi firmarono il primo accordo per abolire i controlli alle rispettive frontiere interne. La scelta del luogo non fu casuale: un villaggio di confine, punto d’incontro tra tre nazioni, come simbolo di un’Europa senza più barriere. Il vero salto in avanti arrivò cinque anni dopo, nel 1990, con la Convenzione di applicazione, che tradusse i principi dell’accordo in regole operative concrete. Il sistema divenne pienamente funzionante il 26 marzo 1995, data in cui i primi Stati iniziarono ad applicarlo davvero.
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Nel corso dei decenni l’area si è allargata progressivamente, fino a comprendere oggi 29 Paesi: 25 membri dell’Unione europea più quattro Stati esterni all’UE – Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein – che vi partecipano a pieno titolo. L’ultimo ingresso in ordine di tempo risale al 1° gennaio 2025, quando Romania e Bulgaria hanno completato il loro percorso di adesione, eliminando i controlli anche ai confini terrestri. Attenzione a non confondere Schengen con l’Unione europea: sono due cose diverse. L’UE è un’organizzazione politica ed economica, Schengen è un accordo specifico sulla libertà di movimento. Per questo alcuni Paesi extra-UE ne fanno parte, mentre due membri dell’Unione ne restano fuori: l’Irlanda, che ha scelto di mantenere un proprio sistema di controlli, e Cipro, che non applica ancora tutte le regole previste.
Viaggiare in area Schengen senza fermarsi ai posti di frontiera non significa poter circolare senza documenti. Ogni persona deve comunque poter dimostrare la propria identità se richiesto, perché le forze di polizia mantengono la facoltà di effettuare controlli sul territorio nazionale, semplicemente non lo fanno più ai valichi di confine. A tenere insieme libertà di movimento e sicurezza c’è il Sistema d’informazione Schengen (SIS), una banca dati condivisa tra le autorità di polizia e di frontiera dei Paesi aderenti. Vi confluiscono segnalazioni su persone ricercate, documenti rubati o falsi, veicoli sottratti e altre informazioni utili alla prevenzione dei reati: uno strumento che permette agli Stati di scambiarsi informazioni in tempo reale pur senza controlli fisici ai confini interni.
Cosa vuol dire “sospendere” Schengen
Sospendere Schengen non significa che un Paese esce dall’area di libera circolazione, né che il trattato smette di esistere. Il Codice frontiere Schengen prevede una clausola di salvaguardia: in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, uno Stato può reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne. In pratica tornano i posti di blocco e le verifiche ai valichi, ma si tratta di una misura eccezionale e limitata nel tempo, che deve rispettare condizioni precise stabilite dalla normativa europea. Non appena vengono meno i motivi che l’hanno giustificata, i controlli devono essere rimossi. È uno strumento già utilizzato in passato, ad esempio in occasione di grandi eventi internazionali o emergenze sanitarie.

