L’intelligenza artificiale avanza, ma come ripetuto più volte, ormai è una sfida tutta tra Stati Uniti e Cina. Troppo il divario tra questi due colossi e il resto del mondo, Europa compresa. Ma con l’IA che fa passi da gigante anche le possibili conseguenze in negativo aumentano di livello. E così si scopre che di le aziende statunitensi detengono circa l’80% del mercato cloud europeo. Uno dei settori chiave è proprio quello legato alla difesa, le armi ormai sono strettamente connesse all’uso della tecnologia, senza il supporto dell’IA non si può fare quasi più niente ad alti livelli.
Ma questa dipendenza si porta dietro anche rischi. Esiste infatti una sorta di “interruttore di spegnimento digitale” a disposizione degli Stati Uniti che potrebbe di colpo interrompere i servizi tecnologici europei. Secondo una analisi del think tank FOTI, Future of Technology Institute (che ha sede a Bruxelles) dal titolo “Cloud Defense: An Exposed European flank”, il problema è serio. Questo studio evidenzia infatti una contraddizione: “Mentre l’Europa si muove per rafforzare la propria difesa interna di fronte a una gamma crescente di minacce – si legge nel rapporto – una delle principali vulnerabilità oggi è il cloud computing, che alimenta sistemi vitali per le forze armate europee, dalle armi alla logistica fino alla gestione del personale”. Con il tasto “stop” di fatto tutte le nostre armi sarebbero praticamente inutili. Ma il telecomando è nelle mani di “Trump”, non lo gestisce l’Ue.

