Davos, gli Usa dichiarano finita la globalizzazione: “Ha penalizzato l’Occidente e lasciato indietro i lavoratori” - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 13:31

Davos, gli Usa dichiarano finita la globalizzazione: “Ha penalizzato l’Occidente e lasciato indietro i lavoratori”

Il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick al WEF: “America First è il nuovo modello. L’Europa rischia di dipendere dagli altri

Chi avrebbe mai pensato che a celebrare il funerale della globalizzazione sarebbero stati proprio gli Stati Uniti, per decenni i principali promotori del modello? È quanto accaduto al World Economic Forum di Davos, dove il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick ha pronunciato un discorso destinato a lasciare il segno.

“La globalizzazione ha fallito nell’Occidente e negli Stati Uniti”, ha dichiarato Lutnick davanti alla platea del WEF, accusando il modello sostenuto per anni dalle élite economiche di aver svuotato la base industriale americana e lasciato indietro i lavoratori. Un attacco diretto alla filosofia stessa del Forum di Davos, storicamente favorevole a delocalizzazioni, catene globali del valore e apertura dei mercati.

Secondo Lutnick, America First rappresenta un modello alternativo, che mette al centro i lavoratori, la produzione interna e la sovranità economica. “La sovranità è il controllo delle proprie frontiere”, ha detto, rivendicando il diritto degli Stati a non dipendere da altri Paesi per settori strategici come medicinali, semiconduttori e industria di base.

Il messaggio è stato rivolto esplicitamente anche all’Europa. Lutnick ha criticato le politiche green europee, mettendo in discussione l’obiettivo delle emissioni zero senza una solida capacità industriale: “Perché l’Europa dovrebbe accettare il 2030 quando non produce una batteria?”, ha domandato, avvertendo che scelte di questo tipo rischiano di aumentare la dipendenza da potenze esterne.

Nel suo intervento, il segretario Usa ha delineato una visione in netto contrasto con quella storicamente rappresentata dal WEF, accusato di adattarsi “alla direzione del vento” senza una strategia coerente. Il discorso segna un passaggio simbolico e politico: la fine dell’era della globalizzazione come dogma intoccabile e l’inizio di una fase in cui sovranità, sicurezza industriale e alleanze selettive tornano centrali.