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Omicidio a scuola a La Spezia, Crepet: “Conseguenza del politicamente corretto”
Lo psicologo dopo il delitto tra giovanissimi: “Ragazzi lasciati senza limiti, ecco le conseguenze”

L’omicidio avvenuto all’interno di una scuola a La Spezia scuote l’opinione pubblica e riaccende il dibattito sulle responsabilità educative e sociali nei confronti delle nuove generazioni. Un episodio drammatico che coinvolge giovanissimi e che, secondo lo psicologo e sociologo Paolo Crepet, non può essere liquidato come un fatto isolato.
Intervenendo sul caso, Crepet ha parlato apertamente di un fallimento culturale. “È la conseguenza del politicamente corretto”, ha dichiarato, puntando il dito contro un modello educativo che negli ultimi anni avrebbe progressivamente eliminato regole, confini e responsabilità. Secondo lo studioso, la violenza che emerge tra adolescenti è figlia di una società che ha rinunciato a esercitare un ruolo educativo chiaro.
Nel mirino finiscono soprattutto la gestione permissiva dell’adolescenza e l’abbassamento delle soglie di controllo. “Ragazzi di 13 o 14 anni che escono di notte, hanno accesso ad alcol e droghe, vengono lasciati completamente liberi. Se abbiamo deciso che questo va bene, allora dobbiamo accettarne le conseguenze”, ha spiegato Crepet, sottolineando come l’assenza di limiti possa trasformarsi in un terreno fertile per comportamenti estremi.
Un altro elemento centrale dell’analisi riguarda il ruolo dei social network. Secondo Crepet, le piattaforme digitali amplificano emozioni, rabbia e modelli distorti, contribuendo a normalizzare la violenza e a ridurre la percezione delle conseguenze reali delle proprie azioni. In un contesto già fragile, i social diventano un acceleratore di disagio.
Il caso di La Spezia, dunque, non riguarda solo la cronaca nera, ma chiama in causa famiglie, scuola e istituzioni. Per Crepet, continuare a negare il problema significa esporsi al rischio che episodi simili possano ripetersi. “Abbiamo tolto gli argini pensando di fare il bene dei ragazzi”, è il senso della sua riflessione, “ma senza argini anche il fiume più tranquillo può diventare distruttivo”.
