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Davvero manca poco ad un attacco militare di Trump a Cuba?

La Casa Bianca stringe la morsa sull’Avana sfruttando il sospetto dei raid aerei di Teheran, mentre la popolazione fa i conti con blackout totali e una miseria senza precedenti

Davvero manca poco ad un attacco militare di Trump a Cuba?

Caso droni a Cuba, Trump minaccia il blitz. Gli esperti: “Usa a caccia di un pretesto”

“Secondo gli esperti – scrive l’analista esperto di sicurezza nazionale John Haltiwanger sulla rivista di geopolitica statunitense Foreign Policy – Trump sta creando il pretesto per un’azione militare statunitense contro l’isola“. Lunedì, infatti, ha dichiarato in un video, pubblicato su X, che gli Stati Uniti stanno “indagando” sulla possibilità che Cuba stia accumulando droni iraniani e ha aggiunto che, in tal caso, Washington potrebbe intervenire.

“Se davvero ne hanno, e potrebbero benissimo averle… ce ne occuperemo in breve tempo” – ha detto Trump alla stampa. “Non permetteremo che ciò accada. Quindi, potrebbe essere che ne stiano immagazzinando un po’. Stiamo indagando. Potrebbe essere così, ma potrebbe anche non esserlo”. Potrebbe apparire come un messaggio di avvertimento al regime dell’isola: non comprate droni iraniani, altrimenti vi invadiamo.

Infatti, il consueto ben informato Foreign Policy ed altri media americani o sudamericani con fonti attendibili non sono stati in grado di verificare con certezza la presenza di droni militari a Cuba. La stessa ambasciata cubana non ha risposto alla richiesta di un commento su questa questione.

Alcuni esperti di sicurezza nazionale e di America Latina hanno dichiarato a FP che è probabile che Cuba possieda droni di questo tipo, ma hanno anche sottolineato che è estremamente improbabile che L’Avana stia pianificando azioni offensive contro gli Stati Uniti. Gli esperti ritengono, inoltre, che il recente allarme lanciato sui droni a Cuba faccia parte di un più ampio tentativo dell’amministrazione Trump di creare un pretesto per un’azione militare statunitense contro l’isola, nell’ottica di rovesciare il governo dell’Avana, dando seguito a quanto da me intuito in merito al messaggio criptico di Trump su X.

Va ricordata, nel silenzio generale, la grave situazione umanitaria che sta subendo il popolo cubano, tra giorni interi senza elettricità, supermercati quasi vuoti, disoccupazione e fughe all’estero di oltre un quinto della popolazione negli ultimi sei anni. I blackout nazionali hanno paralizzato trasporti, ospedali e attività economiche. L’inflazione ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto dei salari. Inoltre, organizzazioni internazionali e fonti locali denunciano arresti di oppositori politici, limitazioni alla libertà di espressione e dura detenzione per chi protesta.

Mai come oggi, i cubano hanno visto scomparire il turismo e mai come oggi sono stati in una crisis più grave, tanto che si sente (per chi vuol sentire!) un disperato grido di dolore e di richiesta d’aiuto contro il comunismo post castrista. La pressione sociale viene avvertita concretamente dagli Stati Uniti, anche perché sono geograficamente i più vicini e non tollerano tentativi di accesso da parte di turbe di migranti dall’isola.

Una nazione in totale miseria, ove manca tutto e dilagano la corruzione e i cartelli della droga, non può più essere ignorata dalla Comunità internazionale. Cuba possiede petrolio, ma non abbastanza né della qualità necessaria per raggiungere l’autosufficienza energetica. La scarsità di combustibili è una delle cause principali della crisi elettrica, che il Paese sta vivendo drammaticamente.

“Cuba probabilmente possiede alcune centinaia di velivoli a pilotaggio remoto, come i droni iraniani Shahed” – ha dichiarato a FP Brian Fonseca, direttore del “Jack D. Gordon Institute for Public Policy” presso la Florida International University. “Gli iraniani hanno diffuso la tecnologia dei droni a basso costo ovunque possibile” – ha affermato Fonseca. Cuba rappresenta un “mercato potenziale” per tali armi.

Secondo il Prof. Brian Fonseca, L’Avana potrebbe anche aver ipotizzato vari scenari che coinvolgono i droni, come fa il Dipartimento della Difesa statunitense nella sua pianificazione militare. Ha aggiunto, tuttavia, che è “folle” credere che Cuba stia pianificando un’azione preventiva contro gli Stati Uniti. “Sarebbe un suicidio per il regime, anche alla luce di ciò che sta accadendo ora” a livello socio-economico.

Fulton Armstrong, il più alto analista esperto della comunità di servizi segreti statunitense per l’America Latina, ha dichiarato a FP che durante gli oltre 30 anni di lavoro nell’intelligence ha spesso assistito a manifestazioni di allarme su una “minaccia inesistente” a Cuba, al fine di ottenere “vantaggi politici”. Armstrong vede i recenti avvertimenti sui droni, tra le altre questioni sollevate in relazione a Cuba, come la continuazione di questa tradizione.

“La gente fa così perché si mantiene instabile il rapporto e si offre ai governi, comprese le amministrazioni democratiche, un pretesto per intraprendere azioni aggressive” – ha affermato Armstrong. “È un gioco che va avanti da decenni. Prevedere il crollo del regime, prevedere la sua regressione, in modo da poter poi fare quello che ci pare”.

Sebbene non vi siano prove pubbliche concrete del possesso di droni da parte di Cuba, Armstrong ha affermato che è “logico” che L’Avana stia “cercando di acquisire capacità difensive” poiché gli Stati Uniti “stanno cercando assiduamente di rovesciare il loro governo” e “minacciano attacchi militari”.

“Ma nei 63 anni trascorsi dalla crisi dei missili cubani, non c’è mai stata alcuna prova che Cuba avesse intenzioni offensive nei confronti degli Stati Uniti, della Florida meridionale o di Guantanamo” – ha affermato Armstrong.

Gli Stati Uniti continuano a imporre un blocco petrolifero paralizzante a Cuba, che rappresenta una drammatica escalation dell’embargo statunitense sull’isola, in vigore da decenni e che non è riuscito a far cadere il regime comunista. Trump ha anche parlato della possibilità di ricorrere alla forza contro il Paese. “Credo che avrò l’onore di prendere Cuba” – ha dichiarato Trump a marzo, sebbene i fronti aperti nel mondo siano già molti e particolarmente difficoltosi.

Lunedì non è stata la prima volta che la presunta presenza di droni a Cuba è emersa nel contesto della campagna di pressione degli Stati Uniti contro l’isola. A maggio, Axios ha scritto che Cuba aveva acquisito circa 300 droni militari e aveva discusso la possibilità di utilizzarli per un attacco alla base militare statunitense di Guantanamo Bay, a una nave militare americana e forse anche a Key West, in Florida. La notizia si basava su informazioni militari classificate, che non sono state confermate pubblicamente.

L’8 luglio, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, ora presidente dell’organizzazione politica non profit e apartitica United Against Nuclear Iran (UANI), ha citato tale rapporto durante un evento tenutosi in Florida con l’obiettivo di “sottolineare la crescente minaccia alla sicurezza rappresentata dalla relazione militare del regime iraniano con Cuba e dalla proliferazione globale della tecnologia dei droni iraniani”.

“L’Iran ha rappresentato una minaccia costante per gli interessi di sicurezza unitaria del nostro Paese” – ha affermato Bush all’evento dell’UANI. “Voglio anche sottolineare che, secondo quanto riportato dalla stampa, ci sono 300 di questi [droni] a Cuba”. “Credo sia importante reconocer che l’Iran ha costantemente collaborato con Cuba e il Venezuela durante l’era di Nicolás Maduro, creando instabilità non solo a Cuba, ma certamente in tutta la regione” – ha aggiunto Bush.

Fonseca ha affermato di ritenere che la divulgazione ad Axios delle informazioni classificate sui droni a Cuba “facesse parte degli sforzi statunitensi per gettare le basi per l’uso dell’esercito come strumento di potere nazionale al fine di apportare dei cambiamenti qui”. Ha indicato una “costellazione” di eventi che si sono verificati nello stesso periodo, tra cui la visita all’Avana del direttore della CIA John Ratcliffe e la desecretazione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense degli atti d’accusa contro l’ex presidente cubano Raúl Castro e i suoi presunti complici.

Il giorno dopo la pubblicazione degli atti d’accusa, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, di origini cubano-americane e considerato l’artefice della politica dell’amministrazione nei confronti di Cuba, ha detto ai giornalisti che il Paese rappresenta una “minaccia alla sicurezza nazionale” per gli Stati Uniti, accusando L’Avana di essere “uno dei principali sponsor del terrorismo nell’intera regione”.

Questa settimana, gli Stati Uniti hanno inoltre imposto nuove sanzioni contro “le fonti di finanziamento e gli strumenti di oppressione del regime cubano”. Domenica scorsa, Mike Waltz, ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, ha dichiarato che Cuba rappresenta “una minaccia per la sicurezza nazionale e questa amministrazione non lo tollererà più”.

“È sciocco fingere che Cuba possieda una significativa capacità militare offensiva. Si tratta di un’isola relativamente piccola che, persino nel suo periodo di massimo splendore, non poteva minacciare gli Stati Uniti, e le sue forze armate si sono notevolmente indebolite negli ultimi decenni. Ma questo è solo un elemento della tesi che dipinge Cuba come un attore ostile” – ha dichiarato a FP Benjamin Gedan, direttore del programma per l’America Latina dello Stimson Center.

Il governo cubano è “chiaramente un regime spaventoso, in termini di libertà e diritti umani” – ha affermato Gedan, sebbene questa non sembri essere la priorità principale di Trump.

“Tutte le amministrazioni si sono mostrate a disagio per il tipo di accesso che Russia e Cina hanno a Cuba, data la sua posizione geografica”, ha affermato Gedan. “Ma sarebbe una vera e propria impresa convincere l’opinione pubblica americana che gli Stati Uniti siano a rischio a causa dei droni cubani. Forse la base di Guantanamo, ma certamente non il territorio continentale statunitense”.

“Credo che debba accadere quest’anno” – ha detto Fonseca a proposito di una possibile azione militare statunitense contro Cuba, perché se i repubblicani perderanno la maggioranza alla Camera e al Senato a novembre, saranno probabilmente “meno propensi a dare un sostegno incondizionato all’amministrazione Trump“. Egli sembra considerare Cuba un obiettivo facile. “Sembra convinto che Cuba sarebbe facile da conquistare come lo è stato il Venezuela e non una palude come è diventato l’Iran” – ha affermato Gedan.

“Il fattore Rubio significa che è molto improbabile che l’amministrazione si dimentichi semplicemente di Cuba. E per questo motivo, è davvero importante riflettere sulle implicazioni di eventi come l’incriminazione di Raúl Castro e le notizie sui droni iraniani a Cuba” – ha affermato Gedan. “È molto improbabile che gli Stati Uniti la ignorino completamente”. E questo aprirebbe le porte all’incertezza prolungata di un possibile attacco militare.

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