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Esteri
Defender Europe, scarponi USA ancora sul Vecchio Continente. Nonostante Trump

L’esercitazione militare NATO a guida U.S.A. ‘Defender Europe 2020’, ideata per il maggio scorso e rimandata a causa della diffusione del coronavirus, ha inizio in Polonia venerdì 5 giugno e si protrarrà fino al 19. I soldati impiegati saranno circa 6000, di cui 4000 statunitensi e 2000 polacchi, mentre saranno mobilitati 100 carri armati e 230 veicoli da combattimento. Numeri ristretti rispetto a quelli previsti inizialmente, quando si parlava di un dispiegamento di circa 37000 uomini, migliaia di mezzi e l’apporto di 17 Stati in totale. Anche l’Italia avrebbe dovuto farne parte, con due unità, ma il ministro della Difesa Lorenzo Guerini già a marzo, all’aggravarsi dell’emergenza sanitaria, aveva deciso di non far più partecipare i soldati italiani all’esercitazione.

Prontezza di reazione con un occhio a Mosca

Nonostante il rinvio e il ridimensionamento numerico, i vertici militari statunitensi ritengono che ‘Defender Europe’ abbia portato a termine molti degli obiettivi prefissati, soprattutto quelli legati alle dinamiche logistiche. Inoltre, l’effettiva prontezza di reazione nel dislocamento di truppe degli Stati Uniti in Europa e l’interoperabilità sul campo con altri soldati NATO sarà comunque testata in questi giorni.

La località prevista delle attività militari, la Drawsko Pomorskie Training Area, è geograficamente legata al fronte orientale, quello che da sempre preoccupa maggiormente gli Stati Uniti (e di conseguenza l’Alleanza Atlantica) nel momento di un ipotetico scontro con la Russia, storico rivale degli USA dai tempi della ‘Guerra Fredda’. Per questo, sempre sul lato orientale della NATO, verranno avviate altre esercitazioni parallele nei paesi baltici, nei Balcani e sul Mar Nero.

Mantenere la presa sull'Europa in funzione anti Cina

L’obiettivo pratico di ‘Defender Europe’ sarà quello di collaudare il dispiegamento di soldati statunitensi a difesa dei partner oltreoceano della NATO. Lo scopo di fondo invece è dimostrare al mondo la chiara volontà di Washington di mantenere la protezione (e il controllo) sul continente e sugli alleati europei, malgrado una fase in cui i rapporti tra gli Stati Uniti e i partner oltreoceano non siano idilliaci. Il presidente Trump in più di un’occasione ha infatti minacciato e ‘bacchettato’ i paesi europei, specialmente all’interno dell’ambito NATO, per cercare di scaricare qualche onere economico dalle proprie spalle e per tenere fede alla promessa fatta alla propria nazione di un disimpegno internazionale, realizzato finora solo sulla carta. Ma in un momento storico come quello attuale, dove gli Stati Uniti si trovano a dover fronteggiare la Cina in una contesa globale, Washington non può permettersi di allentare la propria influenza sull’Europa, continente cruciale per il dominio mondiale. Anche sotto questa lente si può leggere l’esercitazione ‘Defender Europe.’

Proprio le tensioni con Pechino, drasticamente accelerate dal virus, sono il principale punto nell’agenda del presidente Trump. Lo dimostra la volontà espressa nei giorni scorsi di lanciare una sorta di G7 allargato, in cui oltre alle nazioni storicamente presenti, siedano paesi ‘esterni’ come Russia, India, Australia e Corea del Sud. L’obiettivo è quello di coinvolgere anche stati rivali, come la Russia di Putin, ma che abbiano in comune la necessità di frenare l'ascesa della Cina. Al momento sono solo proposte, viste le prime resistenze puntualmente giunte dalla Gran Bretagna preoccupata dall’inserimento di Mosca, ma il desiderio tattico statunitense di isolare la Cina rimane.

La rinegoziazione degli accordi sugli armamenti

Lo sviluppo militare che negli ultimi anni la Repubblica Popolare sta portando avanti è inoltre una delle cause per cui l’amministrazione Trump sta procedendo alla rinegoziazione, e in certi casi all’abbandono, di alcuni trattati internazionali sul controllo degli armamenti nati a seguito della Guerra Fredda, quando la preoccupazione principale era di arginare possibili riarmi di Mosca. Il caso del trattato “Open Skies” è particolarmente indicativo: la Casa Bianca ha dichiarato di voler abbandonare il patto, sancito nel 1992 con la Russia, che permette ai firmatari di effettuare voli di ricognizione con velivoli non armati per raccogliere informazioni sulle attività delle controparti. Di fatto un vero e proprio spionaggio ‘consentito’, con lo scopo di attenuare il sospetto che il rivale stia operando di nascosto ai danni dell’altro.

L’uscita da ‘Open Skies’ è stata criticata soprattutto dai partner europei ma, secondo Washington, sarà fondamentale per nuove trattative con Russia e Cina su di un nuovo accordo per la limitazione delle armi nucleari. Se il rivale storico per gli Stati Uniti rimane la Russia, la nuova minaccia, come già detto, proviene dalla Cina. Questa ‘guerra’ al multilateralismo condotta da Washington è motivata sia dal timore statunitense di non poter più detenere una reale egemonia su alcuni accordi (è il caso dell’OMS), sia dalla preoccupazione che la Cina, non essendo inclusa in molti trattati e non dovendo sottostare a determinate regole, possa trarne vantaggio.

L’esercitazione ‘Defender Europe 2020’ quindi è una delle iniziative messe in atto all’interno di una più ampia politica estera dagli Stati Uniti, che va avanti nonostante il non convenzionale approccio comunicativo del presidente Trump. Non sarà un’invasione dell’Europa, come da alcuni gridato, e neanche un nuovo sbarco in Normandia, nonostante la concomitanza con l’anniversario della celebre operazione durante il secondo conflitto mondiale. Sarà invece una dimostrazione di vicinanza nei confronti del Vecchio Continente e di forza verso i rivali vecchi e nuovi.

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