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Esteri
Elezioni Germania: Frauke Petry e quel "cerchio magico" da Salvini a Trump

Germania, elezioni Meclemburgo – Cispomerania: l'analisi di Affaritaliani.it

Di Giuseppe Vatinno

I risultati delle elezioni regionali nel piccolo land (ex Ddr, Repubblica Democratica Tedesca) del Meclemburgo – Cispomerania o Pomerania Anteriore (MeckPomm) non sono rappresentativi della Germania nella sua totalità tuttavia sono l’ennesimo campanello d’allarme per la Merkel, il cui partito è arrivato solo terzo dopo i socialdemocratici della Spd e, soprattutto, dopo l’Afd, l’”Alternative für Deutschland”.

L’Afd è un partito populista, euroscettico e xenofobo che però raccoglie anche i voti degli elettori insoddisfatti dell’andamento dell’economia tedesca.

Questo voto punisce chiaramente la politica di accoglienza della Merkel (e i relativi disordini sociali come ad esempio le molestie alle donne del Capodanno 2016 a Colonia che hanno fatto molto effetto sull’opinione pubblica) e manda un segnale che la cancelliera ma che anche i socialisti non possono certo ignorare in vista delle elezioni del 2017.

Elezioni Meclemburgo – Cispomerania: i risultati

I socialdemocratici al 30.4% (contro il 35.6% di cinque anni fa), l’Afd il 21.2% e la Cdu 19.2% (contro il 23% precedente); dunque la perdita relativa maggiore è per i socialisti ma anche per il Cdu la perdita di consenso è evidente.

C’è da dire che questo land è molto particolare e si è sempre polarizzato tra destra (presenti anche i neonazisti dell’Npd) e sinistra (gli ex comunisti della Ddr sono ancora forti nel partito del “Linke”) ma è anche la terra di origine della Merkel e quindi il dato è interessante.

Cosa cambia dopo le elezioni in Meclemburgo – Cispomerania

Dal punto di vista pratico i risultati di queste elezioni regionali sono poco di più che un test politico locale perché la coalizione nazionale Spd – Cdu ha ancora la maggioranza e l’avrebbe pure una totalmente di sinistra Spd - Linke.

Afd, Frauke Petry? L'anti-Merkel

L’ Alternativa per la Germania (Afd) è nato solo nel 2013 ed è guidato da Frauke Petry, imprenditrice con studi di chimica (la Merkel è invece laureata in fisica) è nota per alcune sue posizioni estreme come la possibilità per la polizia di sparare contro i clandestini e l’eliminazione dei minareti dalla Germania.

È attualmente presente in otto dei sedici parlamenti regionali tedeschi e a livello nazionale il suo peso politico è valutato tra il 10 e il 14% (alle elezioni del 2013 prese il 4.7%, non riuscendo a superare lo sbarramento) e sempre quest’anno ha ottenuto il 15.1% nel Baden – Württemberg divenendo il terzo partito del land.

L’Afd contiene al suo interno anche elementi neonazisti ma come detto anche elettori “moderati”  e di sinistra che si sono sentiti traditi dalla Merkel accusandolo di occuparsi più di immigrati, G20 e mondializzazione che ai pensionati tedeschi.

L’Afd si presenta sotto forme diverse: all’est con toni nazionalistici e ad ovest con toni di critica economica, forse perché nell’ ex Ddr è mancata un’analisi critica approfondita del nazismo che invece si è svolta ad ovest in un dibattito che dura tuttora.

Merkel e l'emergenza migranti: strategia ko 

Il termine utilizzato dalla Merkel per gestire l’immigrazione nel suo Paese, “Wir schaffen das” (“Ce la facciamo”) non sembra aver funzionato molto in una regione che è la più povera della Germania e viene da una radicata tradizione comunista come Germania est.

La Petry in Germania, la Le Pen in Francia, Salvini in Italia, Putin in Russia, Kaczynski in Polonia, Orban in Ungheria,Trump negli Usa sembrano disegnare una sorta di ideale “cerchio magico” internazionale su tematiche molto sentite, appunto quelle dell’immigrazione e dell’identità nazionale.

A questo proposito il filosofo e sociologo Zygmunt Bauman ha appena terminato un libro sulla nostalgia come forma dell’utopia che in pratica significa che quando le cose vanno male ci si rifugia nella nostalgia di quello che fu e in questa prospettiva va letta la Brexit e il ritorno dei nazionalismi nel mondo.

Elezioni Germania: le ragioni del flop 

Ma la domanda che ci si dovrebbe porre è: come mai le cose vanno così male? E chi ha avuto la responsabilità politica in primis ed economica poi per questo stato di cose?

La risposta è scontata: la responsabilità è di chi ha (mal)governato questi ultimi decenni pensando solo al breve termine delle prossime elezioni ma non avendo di fronte orizzonti strutturali di medio lungo periodo; ma questo è uno dei “prezzi” per avere la  democrazia.

Su alcune tematiche si è tirata troppo la corda e il risultato, la reazione, è la nascita e il consolidamento dei movimenti estremisti.

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