Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile. Al ballottaggio di ieri ha battuto il senatore di estrema destra Flávio Bolsonaro, completando una rimonta senza precedenti nella storia democratica del Paese. Secondo i dati ufficiali, con il 97,69% delle schede scrutinate Lula ha ottenuto il 51,74% dei voti, contro il 48,26% del rivale, con oltre quattro milioni di voti di scarto. Dalla fine della dittatura militare (1964-1985) nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio. Al primo turno, Flávio Bolsonaro era arrivato in testa con il 47%, due punti percentuali e 2,2 milioni di voti più del leader progressista. Per Lula è il quarto mandato.
Il senatore di destra Flávio Bolsonaro, sconfitto al ballottaggio dal presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, chiederà “l’annullamento delle elezioni”. “È impossibile riconoscere le elezioni”, ha detto ieri sera a Brasilia. Secondo Bolsonaro “molte cose restano da chiarire” dopo la controversia legale sulla proroga del voto. Un giudice della Corte suprema, su richiesta della campagna di Lula, aveva prolungato di due ore l’apertura dei seggi quando lo spoglio delle prime schede era già cominciato.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in dubbio la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva sul senatore di estrema destra Flávio Bolsonaro. Trump l’ha paragonata al successo del democratico Joe Biden nelle presidenziali americane del 2020, di cui non ha mai riconosciuto l’esito. “Hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden in Brasile”, ha detto Trump. “Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono“, ha aggiunto. Trump non ha fornito alcuna prova di irregolarità.
I vertici del Congresso brasiliano hanno riconosciuto la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva, nonostante la contestazione del rivale Flávio Bolsonaro. I presidenti del Senato, Davi Alcolumbre, e della Camera, Hugo Motta, entrambi di partiti di centrodestra, si sono congratulati con Lula e hanno difeso la regolarità del voto. Alcolumbre ha definito le urne elettroniche, più volte attaccate dall’estrema destra, un “patrimonio” della democrazia brasiliana. Ha anche annunciato che il Congresso lavorerà per la “pacificazione”: “Un Paese diviso non fa bene né al popolo brasiliano né alle istituzioni”. Per Motta il popolo ha fatto la sua scelta attraverso le urne. Nel discorso della vittoria Lula ha assicurato che collaborerà con il Congresso, dove la destra si è rafforzata. Il presidente è stato rieletto per il quarto mandato con il 52% dei voti, contro il 48% di Bolsonaro.
Da sinistra a destra, i leader latinoamericani si congratulano con Luiz Inácio Lula da Silva, rieletto presidente del Brasile per un quarto mandato senza precedenti. “Viva la democrazia, è il popolo brasiliano che ha vinto. Congratulazioni, presidente Lula!”, ha scritto su X la presidente messicana Claudia Sheinbaum. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha salutato una “storica vittoria”, che garantisce “la continuità sul cammino della pace, della sovranità e della giustizia sociale”. Il presidente uruguaiano Yamandú Orsi ha telefonato al suo “amico” per congratularsi. Messaggi sono arrivati anche dai governi di destra. Il presidente cileno José Antonio Kast, alleato di Bolsonaro, ha telefonato a Lula. “Cile e Brasile hanno molto in comune per il futuro”, ha detto, promettendo collaborazione sull’integrazione economica e sulla lotta alla criminalità organizzata.
La presidente peruviana Keiko Fujimori ha ribadito l’impegno a rafforzare “l’alleanza strategica” tra i due Paesi, anche sullo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia. Per il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa la regione ha “nemici comuni, sfide condivise e molto da guadagnare” dalla cooperazione. Dagli Stati Uniti, il senatore Bernie Sanders ha definito il risultato “straordinario”. Dall’Argentina si è congratulata con il “compagno presidente” l’ex presidente Cristina Kirchner, che sconta ai domiciliari una condanna a sei anni per frode negli appalti pubblici e che Lula aveva visitato a Buenos Aires nel 2025.
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