L’analisi di Friedman dopo la vittoria dei Democratici
“Questa non è una sconfitta, è un ripudio. È il rigurgito della maggioranza degli americani, sia repubblicani che democratici, contro Donald Trump. La prova che la democrazia in America funziona ancora“. Così il giornalista e commentatore Alain Friedman, intervistato da Affaritaliani, commenta l’“onda blu” che ha investito gli Stati Uniti all’indomani delle elezioni di midterm, che hanno segnato una pesante battuta d’arresto per il presidente Trump e il fronte repubblicano.
Per Friedman, il voto rappresenta anche il segnale di un crescente rifiuto delle scelte e delle dinamiche internazionali imposte dalla Casa Bianca: “È la prova che gli americani non vogliono la guerra in Iran, non vogliono un’alleanza tra Trump e Putin a Mosca e non possono più sostenere il costo del carburante, che rischia di mandarli in bancarotta. Le midterm del 2026 sono il più grande cambiamento e la più grande bocciatura che abbiamo visto in decenni. Tantissimi Stati, storicamente repubblicani, sono stati ribaltati. Penso all’Iowa, al Kansas, al Texas, all’Ohio, alla North Carolina e alla South Carolina, per non parlare del Maine. Si tratta di un rigetto vasto nei confronti di Trump, rafforzato dal fatto che anche molti repubblicani MAGA hanno votato contro di lui”.
Il futuro
Ma che cosa accadrà adesso? Trump tenterà davvero, come dichiarato pochi minuti dopo la sconfitta, un accordo con i democratici per governare? “Una convergenza sarà difficile”, commenta Friedman. “Trump non è un uomo di compromessi. Il fatto che abbia riconosciuto la vittoria dei democratici è comunque importante, soprattutto dopo i tentativi di condizionare il voto prima delle elezioni. Questo è un elemento positivo. Trump potrebbe però utilizzare il potere di veto per paralizzare il Congresso. Inoltre, con il nuovo Congresso rischia di finire sotto indagine per le vicende legate al caso Epstein, oltre che per presunti episodi di corruzione e violazioni della Costituzione legati agli affari nel settore delle criptovalute e alle attività dei suoi figli. Allacciate le cinture, perché ci aspetta un 2027 molto movimentato: un Congresso democratico che indaga sulle condotte di Trump e un presidente che si sentirà sempre più come un leone ferito, rabbioso”.
Quanto al fronte internazionale, e in particolare alla guerra in Iran, “Trump continuerà a muoversi senza una strategia per la guerra, del resto non ne ha mai avuta una. Per il momento sta resistendo alle pressioni di Netanyahu affinché bombardi l’Iran e speriamo che continui a resistere alla tentazione di colpire Teheran”, dice il giornalista. “C’è però un grande punto interrogativo. Proprio durante la telefonata a Fox News in cui ha riconosciuto la vittoria democratica, Trump ha attaccato l’Italia e l’Europa, sostenendo che Paesi come Francia e Italia stanno morendo e probabilmente scompariranno dalla faccia della Terra. Da Trump ci si può aspettare di tutto. Non cambia e, anzi, cercherà di utilizzare i suoi poteri in politica estera più che mai: è un terreno sul quale può agire con maggiore libertà, senza dover necessariamente passare dal Congresso. Abbiamo dimostrato che esistono ancora gli anticorpi della democrazia americana, ma non siamo ancora fuori dal bosco”.
La posizione dell’Italia
Ma quanto accaduto oltreoceano rappresenta, per Friedman, una lezione anche per l’Italia, che rimane “un antico amico e alleato degli Stati Uniti”. L’amicizia tra le due nazioni, in sostanza, non cambia. “Nella destra italiana ci sono ormai gli orfani di Trump, i mini-Trump o, se vogliamo, i very very Trump. Chi ha tifato troppo per il presidente americano sta scoprendo che Trump è diventato radioattivo, una sorta di criptonite politica. Mi aspetto quindi prese di distanza sempre più nette da parte della destra italiana nei suoi confronti. E poi c’è la sinistra. Il centrosinistra italiano dovrebbe studiare attentamente come il Partito democratico americano sia riuscito a costruire un campo largo, capace di comprendere anche la sinistra radicale e di far convivere sensibilità diverse, puntando soprattutto su candidati riformisti e moderati”, spiega Friedman.
Dall’America, dunque, arriva una lezione importante per la sinistra italiana: “Dovrebbe guardare con attenzione a quanto accaduto negli Stati Uniti: accanto alla presenza di una componente radicale, il successo elettorale è arrivato soprattutto grazie a candidati moderati”, conclude.
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