Elezioni Midterm, cosa si vota e perché il test del 3 novembre spaventa i Repubblicani
Il conto alla rovescia per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sta per esaurirsi: martedì 3 novembre i cittadini sono chiamati alle urne — pur con una vasta fetta della popolazione che ha già espresso la propria preferenza tramite voto postale. L’appuntamento scatta ogni due anni, il primo martedì successivo al primo lunedì di novembre, e cade esattamente a metà dell’amministrazione presidenziale.
La posta in gioco è altissima: sono da assegnare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti (suddivisi nei singoli distretti in proporzione agli abitanti), un terzo dei 100 seggi del Senato (35 posti complessivi, inclusi due collegi speciali) e le guide amministrative di ben 36 Stati su 50. Per la Camera la soglia minima d’accesso è 25 anni d’età e 7 di cittadinanza; al Senato servono invece almeno 30 anni e 9 di appartenenza agli USA, con due senatori eletti in blocco da ciascuno Stato a prescindere dal peso demografico.
Un referendum sull’operato di Donald Trump
Al di là dell’aspetto istituzionale, le Midterm rappresentano da sempre un verdetto politico sul Presidente in carica. I cittadini usano questo passaggio per promuovere o bocciare le riforme economiche, le scelte sociali e la linea estera portate avanti dall’amministrazione. Storicamente, l’elettorato tende a penalizzare il partito al potere alla Casa Bianca.
Oggi i Repubblicani dominano entrambi i rami del Parlamento dopo le presidenziali del 2024: una maggioranza stretta alla Camera (219 a 211) e un margine più solido al Senato (53 contro 47). Questo assetto ha permesso a Trump di far passare manovre chiave come l’imponente riforma fiscale One Big Beautiful Bill Act nel luglio 2025, tra tagli alle spese assistenziali e fondi extra per difesa, energia e sicurezza confinaria.
Le sfide chiave e gli scenari per la maggioranza
Una sterzata nell’asse parlamentare non farebbe decadere il Presidente — la separazione tra potere esecutivo e legislativo garantisce a Trump il posto alla Casa Bianca fino al gennaio 2029 — ma complicherebbe enormemente i suoi piani. Per ribaltare la Camera ai Democratici basta recuperare un pugno di seggi; al Senato la rimonta richiede di strappare quattro posti (un 50-50 lascerebbe infatti la maggioranza ai Repubblicani grazie al voto decisivo del Vicepresidente).
Stando ai sondaggi del New York Times, la partita resta apertissima su diverse circoscrizioni in bilico: riflettori puntati in particolare sul Texas, dove il Dem James Talarico insidia Ken Paxton, e sul Michigan, dove la sorpresa Abdul El-Sayed sfida Mike Rogers. Se i Democratici dovessero spuntarla in entrambi i rami, per Trump si aprirebbe la fase dell’”anatra zoppa”,condannando le sue proposte a un blocco sistematico al Capitol Hill.
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