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Esteri
Francia, Affari al comizio di Macron. Chi è il candidato su cui punta l'Ue

di Paola Serristori

 

Senza la candidatura forte di Emmanuel Macron, sarebbe un’elezione per sottrazione. «Come va?», chiede al termine del suo intervento davanti agli imprenditori delle start-up, un settore cruciale per lo sviluppo dell’economia della Francia. Mai come questa volta i francesi non hanno una chiara preferenza di voto per uno o l’altro candidato. Il commento ricorrente a margine dei comizi è «non so per chi votare». La seconda osservazione: «Si tirano dei caschi di banane», per dire che i candidati non spiegano che cosa intendono fare per la vita dei francesi, ma si limitano a criticarsi a vicenda. Su questo giovane esperto di finanza e mercati, che esorta la platea ad impegnarsi per il Paese come già fanno per le loro idee imprenditoriali, sono planate le responsabilità di una nazione multiculturale, che il terrorismo tenta di destabilizzare, nonché pilasto dell’Unione europea. «Per lei come va?», gli rinvia la domanda Affari. «Molto bene, molto bene», sorride Macron. «Dall’esito del voto dipende anche il destino dell’Europa… ». «La Francia sarà all’altezza», replica prima di entrare in una serata di riunioni. In queste ore è importante preparare una buona squadra, perché è innegabile che la sua personale discesa in campo non era prevista da lungo tempo. La scorsa estate i volontari del suo movimento En Marche! raccoglievano suggerimenti tra la popolazione su quello che nella vita comune non funziona e come migliorarlo.

L’accusa degli avversari dell’ex ministro dell’Economia Emmanuel Macron, il gran favorito delle Presidenziali 2017, è di avere fatto parte del governo Hollande e di averlo lasciato come chi scende dal Titanic con una scialuppa. Non è proprio la stessa cosa, ma questa è la metafora diffusa tra i ranghi della destra. La ragione dell’ostilità è chiara: Macron è il presidente in pectore. A meno che, come le elezioni presidenziali americane hanno dimostrato, i voti della classe media nelle province sostenga in massa Marine Le Pen.

L’affaire Fillon, ossia l’inchiesta giornalistica che ha portato all’apertura di quella giudiziaria – e non viceversa, detto ad onore dei cronisti du Canard Encheiné – sulla destinazione di denaro pubblico a favore di componenti della sua famiglia, ha deluso i francesi, di destra e sinistra, soprattutto per il fatto che il candidato della Droite, gran favorita, era entrato in campagne elettorale presentandosi come uomo di grande rigore. Dopodiché, si può bene capire, qualunque cosa egli affermi viene accolta con diffidenza al meglio, con ironia il più delle volte, con fastidio in questi ultimi giorni.

Per lui nell’incontro parigino alla Porte de Versailles un pubblico di 20 mila. Un faccia a faccia cruciale cogli elettori di destra che sognano l’alternanza, il cambio di politica e di passo dell’economia. Un discorso tutto incentrato sull’orgoglio di non piegarsi sotto le accuse. Per la prima volta, cogli occhi lucidi. Dopodiché Fillon ha ripreso i toni della sua “missione sacra” – testuale – di diventare il presidente dei francesi. Con una virata verso il nazionalismo, in contrapposizione a Macron aperto ai mercati esteri. Ironia della sorte, nella notte elettorale il quartiere generale del candidato che lanciato per vincere sarà nello stesso luogo.

Mélenchon, candidato delle istanze dell’estrema gauche, è dato in rimonta, dopo il meeting a Marsiglia con 70 mila, in una domenica di sole. Tuttavia, se la Francia non è Parigi, è anche vero il contrario.

Le Pen, la candidata dell’estrema droite, non entusiasma per ragioni simili e diverse da quelle avverse a Fillon. La decisione di non presentarsi davanti ai giudici che indagano sui suoi collaboratori al parlamento europeo, avvalendosi dell’immunità. L’esempio della vicina Gran Bretagna, che ha votato l’uscita dall’Europa, spaventa più che lusingare. «Gli inglesi avevano mantenuto la loro moneta. Noi abbiamo l’euro. Tornare al franco, sarebbe uno spreco di denaro pubblico impensabile», annotano gli intellettuali. Oltre al fatto che molti gruppi internazionali stanno spostando a Parigi la sede europea. Le Pen potrebbe vincere coi voti di chi soffre i problemi dell’immigrazione e del terrorismo più che quelli economici.

Macron, candidato né dalla droite né dalla gauche, è colui che ottiene più attenzione. Forse non al primo turno. Ma al secondo potrebbe essere il nuovo presidente della Francia. Su di lui convergono le speranze degli imprenditori, e lo si è visto chiaramente nel suo intervento a Palazzo Brongniart, sede simbolica della Borsa francese, a conclusione del 2° Sommet des Start-up, organizzato dal media-leader economico Challenges. Macron ha in programma di semplificare il sistema: delle assunzioni, dei controlli, fiscale… E nondimeno le speranze tout court della popolazione. 

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