Fratelli Musulmani, da Westminster parte la campagna “Ban the Brotherhood”: il nodo delle reti europee
La presenza dei Fratelli Musulmani in Europa, le loro reti, i finanziamenti e la capacità di agire attraverso associazioni, istruzione e strumenti digitali sono arrivati alla Camera dei Lord. Parlamentari britannici, ex ministri, ricercatori ed esperti ne hanno discusso a Londra nella prima tappa del sesto Forum annuale TRENDS sull’Islam politico. Il 10 settembre i lavori proseguiranno al Senato francese, a Parigi.
Il punto di partenza indicato da Mohammed Abdullah Al Ali, presidente di Trends Group, è la distinzione tra Islam e islamismo. Il primo è una religione e una componente spirituale e culturale; il secondo, ha spiegato, è un progetto politico che utilizza la religione per perseguire potere e influenza. La scelta di Londra e Parigi risponde alla dimensione transnazionale del fenomeno e alla sua capacità di muoversi tra media, economia, scuola e spazio digitale.
Sul caso britannico si è soffermato Khalifa Mubarak Al Dhaheri, direttore della Mohammed Bin Zayed University for Humanities. Il Regno Unito, ha affermato, ospita da decenni individui, istituzioni e reti associate ai Fratelli Musulmani e all’Islam politico. Al Dhaheri ha però respinto qualsiasi identificazione tra l’organizzazione e i musulmani europei: nessun movimento ideologico può pretendere di rappresentarli. Il rischio nasce quando l’appartenenza politica viene anteposta alla cittadinanza, creando «società dentro le società».
Una parte consistente del confronto ha riguardato gli strumenti a disposizione delle istituzioni britanniche. Lord Walney ha indicato un «punto cieco» sfruttato da alcune reti per entrare nel settore delle organizzazioni benefiche e dell’istruzione e ha chiesto maggiore cooperazione internazionale e condivisione di intelligence. Baroness Foster of Oxton ha spostato l’attenzione sui flussi finanziari, proponendo controlli più severi sui fondi e sulle agevolazioni fiscali delle charity.
La questione più politica riguarda un possibile bando. L’ex parlamentare Daniel Kawczynski ha chiesto al ministero dell’Interno di rispondere alle richieste di inserire i Fratelli Musulmani tra le organizzazioni terroristiche. Lady Olga Maitland ha sollecitato un aggiornamento della legislazione contro quello che ha definito «estremismo morbido», mentre Matthew J. Leavitt, del Labour Party, ha descritto l’organizzazione come una «bestia a più teste» e invitato Londra a esaminare le esperienze di Austria, Germania e Francia.
Tom Wilson, presidente del Counter Extremism Group, e Alan Mendoza, direttore esecutivo della Henry Jackson Society, hanno affrontato il problema delle organizzazioni di facciata e delle difficoltà giuridiche e mediatiche nel portarne alla luce le attività. Durante l’incontro hanno annunciato la campagna «Ban the Brotherhood» e proposto di utilizzare il privilegio parlamentare per rendere pubbliche informazioni altrimenti difficili da esporre.
Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo del Milton Friedman Institute, ha spostato il confronto sull’efficacia delle misure: un bando, ha osservato, rischia di non bastare se restano intatti gli strumenti attraverso cui i Fratelli Musulmani operano e diffondono i propri messaggi. Bertoldi ha richiamato anche l’attenzione sull’impiego dell’intelligenza artificiale come nuovo canale di diffusione dei contenuti.
Sir Oliver Dowden, ex vice primo ministro e presidente del gruppo parlamentare di amicizia Regno Unito-Emirati Arabi Uniti, ha affrontato i legami tra Fratelli Musulmani ed estremismo, sottolineando la crescente attenzione del Parlamento britannico verso i potenziali rischi per il Paese. Andrew Davies, professore all’Università di Birmingham, ha sostenuto invece l’utilità di divieti mirati contro le organizzazioni che minacciano la coesione sociale e il pluralismo religioso.
Sul versante educativo, il maggiore Jason Olson, ufficiale della Marina statunitense ed ex funzionario impegnato nel contrasto all’estremismo, ha indicato nella scuola il primo terreno della prevenzione. Markus Sheff, amministratore delegato di IMPACT-se, ha insistito sul pensiero critico e sull’alfabetizzazione digitale. Durante i lavori è stato presentato anche il Gaza Children’s Village, creato nel luglio 2025 dal neurochirurgo palestinese-americano David Hassan con IMPACT-se come modello alternativo per contrastare incitamento ed estremismo.
Phil Rosenberg, presidente del Board of Deputies of British Jews, ha ricordato che tra le principali vittime dell’estremismo figurano gli stessi musulmani e ha proposto una risposta internazionale coordinata. L’imam Mohammed Tawhidi, consigliere di TRENDS per il contrasto all’estremismo, ha definito i Fratelli Musulmani la «società madre» di organizzazioni come al-Qaeda, ISIS e Hamas, precisando che la grande maggioranza dei musulmani occidentali respinge questa impostazione.
A fornire una misura della presenza internazionale è stato il Global Brotherhood Power Index 2025, presentato da Badriya Al Riyami. L’Europa si colloca al quarto posto con il 17%, dietro alle Americhe con il 24,8%, all’Asia con il 22,5% e all’Africa con il 20,2%. Hamad Al Hosani, ricercatore di TRENDS, ha descritto un modello sempre più basato su reti flessibili e istituzioni comunitarie, sottolineando che la risposta deve tutelare la sicurezza senza produrre una stigmatizzazione collettiva dei musulmani.
Alla Camera dei Lord erano presenti, tra gli altri, Richard Tice, Sir Robert John Blackman, Baroness Deech, Baroness Foster of Oxton, Nadhim Zahawi, Lord Howard of Lympne, Lord Austin of Dudley, Lord Eric Pickles, Sir Michael Ellis e Sir Oliver Dowden. Tra i giornalisti, Marcus Donaldson di GB News, Camilla Turner del Sunday Telegraph e Natalie Lisbona del Daily Mail. Da Westminster il confronto passa ora a Parigi. Al Senato francese la seconda parte del Forum sarà dedicata alle risposte legislative e alla cooperazione tra governi e centri di ricerca. Il nodo aperto è come intervenire sulle reti e sui loro strumenti preservando la distinzione tra Islam e islamismo e senza colpire le comunità musulmane europee.


