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Esteri
Onu Ban Ki moon

L'uso di armi chimiche in Siria costituirebbe un "crimine contro l'umanità" che avrebbe "conseguenze gravi". E' quanto ha dichiarato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, invitando il regime ad autorizzare un'indagine da parte degli ispettori Onu già presenti in Siria sul presunto uso di gas tossici nella regione di Damasco, il 21 agosto scorso, che avrebbe causato centinaia di morti.

"Ogni uso di armi chimiche, dovunque, da parte di chiunque e in ogni circostanza violerebbe il diritto internazionale - ha dichiarato il numero uno dell'Onu - un tale crimine contro l'umanità dovrebbe avere gravi conseguenze per chi lo ha commesso".

Ban ha quindi confermato di aver chiesto al suo alto rappresentante per il disarmo, Angela Kane, di raggiungere subito Damasco, sottolineando di non "vedere alcuna buona ragione per cui le parti, sia il governo che le forze di opposizioni, non dovrebbero cogliere l'occasione per conoscere la verità".

Attacchi aerei su obiettivi legati al regime siriano o sulle linee di comunicazione dell'esercito come reti e sistemi di rifornimento usati in attacchi con armi chimiche: sono queste le opzioni attualmente al vaglio del Pentagono nel caso in cui fosse confermato che le truppe del presidente Bashar al Assad hanno usato gas nervino in un sobborgo di Damasco, causando centinaia di morti.
 

BONINO AD AFFARI

Il ministro Emma Bonino, contattata da Affaritaliani.it, frena su un possibile intervento, auspicato dal ministro degli Esteri francese: “La cosa più importante è capire che cosa è successo in Siria. Per il momento stiamo lavorando perché gli ispettori abbiano accesso ai siti d'interesse”

Tuttavia, ha scritto oggi il Wall Street Journal, citando un alto funzionario americano, un eventuale intervento dell'esercito americano, attraverso un attacco aereo, non avrebbe come obiettivo la deposizione di Assad, ma quello di dissuadere l'esercito del presidente siriano dall'usare armi chimiche contro i ribelli e i civili.

Il Pentagono sarebbe quindi impegnato ad aggiornare i possibili obiettivi di raid aerei, qualora il presidente Barack Obama decidesse di intervenire una volta confermato il ricorso all'uso di armi chimiche.

Esattamente un anno fa Obama aveva dichiarato che l'uso di armi chimiche sarebbe stato considerato la "linea rossa" oltre la quale ci sarebbe stata la risposta americana. Lo scorso giugno, ottenute le prime prove dell'uso di armi chimiche in maniera limitata, la Casa Bianca aveva annunciato il suo sostegno all'opposizione siriana. E ora il presidente ha incaricato l'intelligence di decifrare meglio l'attuale situazione, così da poter determinare quali sono le effettive esigenze in Siria.

Inoltre, il generale Martin Dempsey ha ribadito a Obama e al Congresso i rischi connessi alla creazione di un'eventuale no-fly zone a tutela degli oppositori di Assad e dei rifugiati, essendo lo spazio aereo siriano protetto da sistemi avanzati di contraerea forniti dalla Russia. Un'eventuale attacco americano quindi potrebbe essere effettuato con armi impiegabili a distanza di sicurezza dal nemico.

Il National Security Council della Casa Bianca, tramite la portavoce Bernadette Meehan, ha dichiarato: "Una volta accertati i fatti, il presidente prenderà una decisione consapevole su come rispondere. Abbiamo una serie di opzioni disponibili e agiremo molto cautamente così che le decisioni prese siano compatibili con l'interesse nazionale e con ciò che pensiamo permetta di perseguire i nostri obiettivi in Siria".
 

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