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Esteri
Gli anziani tornano alla scuola dell'obbligo

Diritto obbligatorio — La proposta è di svuotare le panchine dei giardini pubblici e i campi di bocce, rispedendo gli anziani alla scuola d’obbligo. Un progetto all’esame del Consiglio Nordico (l’entità interparlamentare che unisce i paesi scandinavi) prevede il ritorno agli studi scolastici—con un preciso obbligo di frequenza—di tutti i senior in età pensionabile nei paesi interessati: Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia e le loro dipendenze, come la Groenlandia e le Isole Faroe.

L’autore e promotore della proposta è un ex Ministro danese, poi Commissario Europeo (Sviluppo e Aiuti Umanitari) sotto la Commissione Prodi, Poul Nielson. Nielson, 73 anni, ha illustrato la necessità dell’azione in un’intervista di quest’estate all’EU Observer: “La coincidenza tra lo sviluppo tecnologico e il graduale innalzamento dell’età pensionabile aumenta il bisogno di nuove forme di scolarizzazione”, ha detto, “Le persone che oggi hanno tra i 60-65 anni d’età, e che dovranno essere presenti ancora per 5-10 anni sul mercato del lavoro, dovrebbero avere l’opportunità di potere dare una seria rinfrescata alle loro capacità produttive”. Dovrebbe essere— ha proseguito, usando una terminologia paradossale—“un mandatory right”, un ‘diritto obbligatorio’.

In sé, iniziative educative di vario tipo per la “terz’età” non sono certo una novità. Colpisce invece quell’obbligatorietà, che nella visione dei fautori del progetto si richiamerebbe all’indubbio successo dell’introduzione pressoché universale della scuola d’obbligo per i giovani nel secolo scorso. Sempre secondo Nielson: “Il fatto che i bambini e i giovani debbano essere scolarizzati, o che la società nel suo insieme abbia la responsabilità di farlo, non è più controverso da oltre cent’anni”. La proposta, sulla quale il Consiglio Nordico dovrà pronunciarsi il mese prossimo, non precisa ancora come dovrebbero essere puniti gli anziani che non vorranno avvalersi del loro nuovo “diritto”, anche se la soluzione più probabile sarebbe quella di legare la questione all’accesso alla pensione.

La precisa implementazione—sempre che la proposta venga approvata—spetterebbe comunque ai singoli Stati membri e non al Consiglio. Aldilà della questione immediata, è forse da rimarcare l’implicita ammissione—almeno al policy level— che gli aumenti dell’età pensionabile sono solo all’inizio. Altrimenti l’obbligatoria “riqualificazione” al lavoro dei sessantenni non avrebbe molto senso. L’Ue intanto stima che gli europei ultra ottantenni— circa 23,7 milioni nel 2010—arriveranno entro il 2060 ai 62,4 milioni, quasi triplicandosi. Siccome i soldi per pagare tutte quelle pensioni molto probabilmente non ci saranno, l’idea di trovare un modo per tenere gli anziani come contribuenti—anziché creditori—più a lungo possibile esercita una forte attrattiva sui governi europei.

Pare inoltre che generare dal nulla un vasto numero di “nuovi scolari” non dispiaccia nemmeno ai sindacati degli insegnanti, una forza politica significativa che negli ultimi anni ha visto una forte riduzione nel numero degli studenti da educare. Non risulta invece che siano stati per ora consultati gli anziani. Non è detto che vogliano vedersi trascinati ancora sugli stessi banchi dai quali pensavano di essersi liberati tanti anni fa.

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