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Esteri
Gli uffici ai tempi del Coronavirus, il trend americano

L’obiettivo dei progettisti di uffici negli Stati Uniti, come in molti altri Paesi del mondo, è quello di riportare più lavoratori alle loro scrivanie ma in sicurezza dopo i disastri della pandemia. Sono cambiati e cambieranno molti modelli di luoghi di lavoro.

Ed allora le protezioni per gli starnuti in plastica trasparente sono diventate familiari, così come i pavimenti contrassegnati da nastro adesivo a distanza di 1/2 metri.

Ma entro il 2025 circa, dopo che la minaccia del Coronavirus sarà probabilmente (speriamolo) passata, quali soluzioni faranno parte della nuova normalità?E quali altri cambiamenti di design potrebbero essere in arrivo?

Sebbene la dimensione dell'attuale pandemia sia nuova, la necessità per gli architetti di dare priorità alla salute umana ancora non è così evidente.

‘Abbiamo progettato edifici per difenderci dalle inondazioni- dice Kevin Van Den Wymelenberg, direttore dell’Institute for Health in the Built Environment- ora dobbiamo imparare a progettare edifici per difenderci anche da qualche nuova pandemia.Ci potrebbe essere una grande nuova influenza o epidemia e dobbiamo disegnare in funzione di questa nuova possibile realtà’.

Molti esperti concordano sul fatto che uno dei modi più semplici per prevenire la diffusione all'interno di qualsiasi virus respiratorio contagioso è aumentare il volume di aria esterna che entra negli edifici.Il semplice atto di aprire una finestra può far diminuire, in modo significativo, la concentrazione di particelle infettive nell’aria.

Ma in molti attuali edifici americani, le finestre non sono utilizzabili, e per una buona ragione.La creazione di una tenuta ermetica in un edificio è una delle principali strategie utilizzate per rendere gli stessi più efficienti dal punto di vista energetico.Quindi gli architetti che guardano al futuro sono ora alle prese sul come aumentare la ventilazione esterna senza aumentare il consumo di energia.Una soluzione, potrebbe essere un diverso tipo di finestra di design, già sul mercato in Europa, provvista di un sistema di scambio termico meccanico nascosto all'interno del davanzale.Questo consente all'aria esterna di essere riscaldata o raffreddata, secondo necessità, mentre entra nell’edificio. Bisogna altresì aggiungere che un qualsiasi sistema che consenta all'aria fresca di entrare in un edificio deve avere la possibilità di essere manovrato manualmente e automaticamente. In casi di emergenza , quando l’aria esterna è peggiore di quella interna, come nel caso degli incendi di questi mesi, bisogna poter agire rapidamente anche se gli automatismi non dovessero funzionare. 

La sfida che gli architetti hanno di fronte si chiama ‘ flessibilità', un mix dove possano convivere creatività e engineering.

Adesso, ad esempio, un must della sicurezza contro il virus è il lavaggio frequente delle mani. Attualmente, in molti edifici per uffici, gli unici lavandini sono all'interno dei bagni, spesso non a portata di mano. Con l'introduzione di stazioni per il lavaggio delle mani autonome e distributori di disinfettante nelle aree ad alto traffico, i progettisti potrebbero contribuire a rendere la vita in ufficio più sicura e comoda. "La differenza è che ora non stiamo parlando solo di comfort, ma di sicurezza".

Alcuni progettisti pensano che la pandemia determinerà la fine dell'ufficio open space.

I critici dell'ufficio open space affermano che il grande volume di aria condivisa e la mancanza di barriere fisiche tra i banchi facilitino la trasmissione delle malattie. Mentre i divisori in plexiglass alti possono impedire ai dipendenti di essere raggiunti da tosse o starnuti l'aria espirata che colpisce il divisore finisce comunque per disperdersi nel resto della stanza. Ma per ovviare si potrebbero installare negli open space sistemi di flusso d’aria che filtrino e riducano la quantità di aria espirata da altre persone. Un progetto noto come 'ventilazione a dislocamento’.

Un altro aspetto interessante per gli uffici del futuro sicuro è la vicinanza alla natura. Una progettazione ‘biofila’ come l’installazione di ‘muri viventi’ con luce che si attenui o si alzi durante la giornata , con materiali naturali come il legno lamellare al posto del cemento per creare ambienti ecosostenibili. Meno punti di contatto negli edifici con interruttori touchless, in cui le porte vengono aperte agitando un sensore piuttosto che premendo un pulsante. Sistemi di accesso ai bagni senza porte - simili al labirinto di muri per la privacy comunemente visti agli ingressi dei bagni pubblici negli aeroporti e negli stadi. E da ultimo un modello di lavoro ibrido, un po’ smart working e un po’ ufficio,che potrebbe spingere le aziende a dedicare più metratura agli spazi collaborativi e meno alle singole postazioni di lavoro.

La vera domanda per il 2025, è se gli architetti si ricorderanno davvero di tutte queste esigenze e sapranno raccogliere insegnamenti da tutto quello che stiamo passando ora.

 

 

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