Punti chiave
- Iran: Centcom, ultima ondata di raid contro Teheran conclusa
- Iran: media, nuovi raid contro infrastruttre militari Bahrein
- Iran: Nyt, pedaggi su Hormuz? Per Rubio e Vance é impossibile
- Iran: Araghchi, pace a rischio per azioni 'criminali' Usa
- Iran: Lula, Usa sarebbero 'pirati' imponendo tassa su Hormuz
- Iran: Emirati, attaccate due navi a Hormuz, un morto e feriti
- Iran: Trump, conflitto lungo? In Vietnam 19 anni…
- Iran: Trump, ci faremo rimborsare dai Paesi del Golfo
“Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha concluso l’ultima ondata di attacchi contro l’Iran. Una missione durata circa cinque ore”. Lo comunica il Centocom sul suo account X. La terza notte consecutiva di attacchi era stata annunciata dal Comando Usa sempre su X, specificando che avrebbe colpito obiettivi militari iraniani nelle aree di Bushehr, Chabahar, Jask, Konarak, Abu Musa e Bandar Abbasera. “Questi attacchi – aveva dichiarato Centcom – continueranno a imporre un costo elevato all’Iran, deteriorando ulteriormente la capacità del Paese di colpire civili innocenti e i traffici commerciali nello stretto di Hormuz”.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane fanno sapere di aver sferrato attacchi con missili e droni contro il Bahrein. Lo annuncia la televisione iraniana di stato IRIB citando dichiarazioni dei Pasdaran secondo cui “sono stati presi di mira diversi depositi di materiale bellico, un centro di comunicazioni satellitari e l’edificio residenziale delle forze statunitensi in Bahrein”. Su X l’emittente di stato aveva precedentemente annunciato che “un drone americano MQ-1 è stato abbattuto dall’Iran sullo Stretto di Hormuz”.
Il Presidente Usa Donald Trump minaccia di imporre tariffe sui carichi in transito nello Stretto ma le sue affermazioni contraddicono quanto sostengono anche i suoi collaboratori più stretti: Il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. A evidenziarlo é il New York Times ricordando che in passato i due esponenti dell’amministrazione avevano dichiarato l’esatto contrario, ovvero che “nessun Paese” potrebbe pretendere di riscuotere pedaggi o tariffe per il transito in questa via d’acqua vitale e al centro della guerra di Israele e Stati Uniti e contro l’Iran.
Nel corso di una telefonata con l’omologo cipriota, Constantinos Kombos, avvenuta in serata, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che le azioni “criminali e provocatorie” degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz mettono a repentaglio la pace e la sicurezza regionale esortando la comunità internazionale a ritenere Washington responsabile del deterioramento della situazione. Lo riporta IRNA, l’agenzia di stampa ufficiale del governo iraniano precisando che Kombos, da parte sua, ha evidenziato le preoccupazioni del suo Paese sulla pace e sulla sicurezza dell’ Asia occidentale nonché la necessità di perseguire la via diplomatica per prevenire una ulteriore escalation delle tensioni.
Gli Stati Uniti diventerebbero dei “pirati” se imponessero una tassa pari al 20% del valore dei carichi in transito nello stretto di Hormuz come ventilato dal Presidente Donald Trump in un messaggio pubblicato su Truth Social. Ad affermarlo é il presidente brasiliano Luiz Lula de Silva durante un evento pubblico a Sao Caetano do Sul, nello Stato di San Paolo: “Un tempo, questo veniva considerato pirateria”, ha osservato infatti Lula commentando le dichiarazioni di Trump. “Gli Stati Uniti, un paese importante che, credo, abbia combattuto a lungo la pirateria, non possono oggi comportarsi da pirati”, ha concluso.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno reso noto che l’Iran ha attaccato due navi nello Stretto di Hormuz, uccidendo un membro dell’equipaggio e ferendone altri otto. “Il Ministero della Difesa ha condannato questo attacco flagrante, descrivendolo come una grave violazione e una chiara infrazione del diritto internazionale che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione”, ha scritto il Ministero della Difesa su X.
Donald Trump sembra disposto ad accettare che gli Stati Uniti restino bloccati in un conflitto lungo in Medio Oriente. Rispondendo alle domande dei giornalisti sui tempi, il presidente ha fatto un paragone: “Beh, siamo stati in Vietnam 19 anni, qui siamo arrivati a quattro mesi”.
Il presidente Donald Trump ha ribadito l’intenzione di far rimborsare gli Stati Uniti dai Paesi del Golfo protetti dagli americani. Quando i giornalisti gli hanno chiesto se pensasse davvero al rimborso, Trump ha risposto: “Sì, perché stiamo proteggendo una delle regioni più ricche del mondo. Ci faremo rimborsare per la protezione”. Alla domanda “da chi”, ha risposto: “Dai Paesi che stiamo proteggendo: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrein”.

