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Guerra in Iran, Trump sente Netanyahu: “Nessuna fretta per l’accordo, restano uno o due siti da colpire”. Teheran: “Pronti a reagire”

“Teheran vuole arrivare a un accordo, vedremo di cosa si tratterà”, assicura il tycoon

Guerra in Iran, Trump sente Netanyahu: “Nessuna fretta per l’accordo, restano uno o due siti da colpire”. Teheran: “Pronti a reagire”

La crisi tra Stati Uniti e Iran resta aperta, ma Donald Trump non sembra intenzionato, almeno per il momento, ad accelerare una nuova offensiva militare. Dopo aver parlato telefonicamente con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente americano è tornato a pronunciarsi sulla situazione in Medio Oriente durante un evento organizzato nella sua tenuta di Mar-a-Lago, in Florida. “L’Iran non avrà mai armi nucleari. Vogliono fare un accordo”, ha dichiarato Trump, spiegando che i contatti con Teheran procedono, pur tra molte incertezze. Il presidente ha però espresso dubbi sull’affidabilità della controparte iraniana: “Fanno un accordo e poi si tirano indietro. Vedremo se faranno un accordo”.

Washington, ha aggiunto, non avrebbe particolare urgenza di intervenire. “Non abbiamo fretta”, ha ribadito Trump, sostenendo che le precedenti operazioni militari abbiano già compromesso pesantemente le capacità navali, aeree e di difesa iraniane, oltre alle strutture produttive e nucleari. Resta tuttavia aperta la questione di uno o due siti. “Ci sono ancora uno o due siti di cui occuparci, ma possiamo farlo in dieci minuti e abbiamo un piano“, ha affermato il presidente statunitense, facendo riferimento anche al sito nucleare di Pickaxe Mountain.

Khamenei avverte Washington

Intanto da Teheran si moltiplicano gli avvertimenti contro una possibile ripresa delle operazioni militari americane. La Guida Suprema Ali Khamenei ha messo in guardia gli Stati Uniti da nuovi attacchi, annunciando di aver impartito disposizioni per una risposta immediata e “senza restrizioni geografiche” a qualsiasi minaccia nemica. A peggiorare il quadro, le possibili indiscrezioni secondo cui Trump avrebbe informato alcuni alleati del Golfo della possibilità di riprendere la guerra contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Intanto Teheran ha aperto un nuovo fronte diplomatico con il Regno Unito. Il ministero degli Esteri iraniano ha annunciato l’inserimento della Marina e dell’Aeronautica britanniche in una lista di organizzazioni considerate terroristiche e del servizio di intelligence estera MI6 in quella dei gruppi ostili. Una decisione che Teheran presenta come una risposta alle iniziative britanniche dell’ultimo anno, tra cui la cooperazione militare con Stati Uniti e Israele e l’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella normativa britannica sulle minacce alla sicurezza dello Stato.

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