L’Hantavirus fa sempre più paura, aumentano i controlli alle frontiere dopo che si sono verificati casi in diverse zone del mondo. I contagi, inizialmente sembravano circoscritti al Sudamerica, ma adesso ci sono casi sospetti anche in Europa, in Italia e Francia. Le autorità sanitarie continuano a ripetere come un mantra: “Nessun rischio pandemia“. Ma alcuni segnali ricordano da vicino i primi tempi del Covid, si torna a parlare di quarantene e di controlli da intensificare in aeroporti e dogane.
Ieri all’alba al largo di Tenerife c’è stata l’evacuazione dei passeggeri della nave da crociera MV Hondius, teatro di un focolaio di hantavirus che ha già causato tre morti. A fine giornata novanta delle 151 persone presenti a bordo erano state rimpatriate nel corso della giornata verso i rispettivi Paesi per essere sottoposte a controlli medici e a periodi di sorveglianza sanitaria, mentre emergono le prime differenze negli approcci adottati dai governi. Gli Stati Uniti hanno chiarito che i 17 cittadini americani non saranno necessariamente sottoposti a quarantena. Uno dei cinque francesi rimpatriati ha invece mostrato sintomi di contagio ed è scattato il piano di isolamento.
La nave battente bandiera olandese, operata da Oceanwide Expeditions, è giunta nelle prime ore di oggi nelle acque delle Isole Canarie ed è rimasta ancorata al largo del porto di Granadilla de Abona. A bordo si trovavano 151 persone di 23 nazionalità, tra cui 147 passeggeri e quattro membri dell’equipaggio, oltre a esperti sanitari inviati dai Paesi Bassi e dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Il focolaio, causato dal virus delle Ande, unico ceppo di hantavirus noto per potersi trasmettere da persona a persona, ha provocato la morte di tre passeggeri – una coppia olandese e una donna tedesca – e almeno sei casi confermati. L’Oms considera tutti gli ex passeggeri “contatti ad alto rischio” e raccomanda un monitoraggio medico per 42 giorni, corrispondente al periodo massimo di incubazione della malattia.
In Francia, il premier Sebastien Lecornu ha reso noto che uno dei cinque cittadini francesi evacuati ha mostrato sintomi durante il volo di rimpatrio. I cinque sono stati immediatamente posti in isolamento rigoroso e trasferiti all’Ospedale Bichat di Parigi, dove saranno sottoposti a test e a una valutazione medica completa. Negli Stati Uniti, il direttore a interim dei Cdc, i Centri di controllo e prevenzione delle malattie, Jay Bhattacharya, ha invitato alla calma sottolineando che “questo non è il Covid”. I 17 cittadini americani, tutti asintomatici, saranno trasferiti alla University of Nebraska Medical Center di Omaha, ma non saranno necessariamente messi in quarantena.
Trovato il “paziente zero”
Si tratta del 70enne ornitologo olandese Leo Schilperoord, in viaggio con la moglie per 4 mesi in Sudamerica per praticare birdwatching e salpato dal porto argentino di Ushuaia il primo aprile. La coppia olandese, deceduta per l’infezione, avrebbe trascorso solo due giorni in Terra del Fuoco durante il loro viaggio attraverso Argentina e Cile. Principali sospettati nella trasmissione del virus i ratti dalla coda lunga che infestano la discarica di Ushuaia, dove gli olandesi si sono recati per fare birdwatching.

