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Esteri

Di Anna Gaudenzi

Un Paese ricco anzi ricchissimo ma pieno di contraddizioni. Un Paese dove ci sono gli uomini più potenti al mondo ma anche quelli più pigri. Dove quasi tutto è pubblico e i privati fanno fatica ad emergere; ma soprattutto un Paese dove le donne non sono ancora autorizzate a guidare. L’Arabia Saudita sta vivendo uno straordinario momento di floridità economica e finanziaria, come mostrano i principali dati relativi al 2012: crescita del PIL reale del 5,7%, introiti dalla vendita di petrolio per 351 miliardi di dollari, avanzo delle partite correnti di oltre 153 miliardi e debito pubblico pari all’11% del PIL. Ma l'economia Saudita è ancora troppo legata alle risorse naturali esauribili e, in vista del futuro, deve riuscire a diversificare promuovendo il lavoro di imprenditori e aziende private. Un ruolo fonadamentale lo dovranno avere le donne che però, troppo spesso, vivono ancora in  uno stato di sudditanza rispetto agli uomini. Ma nel 2013 si è mosso qualcosa.

UNA PRIMAVERA ARABA IN ARABIA SAUDITA

E se la Primavera Araba arrivasse anche in Arabia Saudita? In molti hanno cominciato a parlarne e il corrispondente della BBC Frank Gardener di ritorno da un viaggio in Arabia, dove 9 anni fa era rimasto gravemente ferito, ha riferito di aver colto chiari segnali di insofferenza. “Com’è possibile che l'Arabia Saudita, un paese in cui tutto il potere vero è in mano a una sola famiglia, gli Al-Saud, sia rimasto fino a ora del tutto impermeabile alla primavera araba? Beh, il denaro è uno dei motivi. Quando gli impopolari presidenti arabi furono "sradicati" in Egitto e Tunisia, due anni fa, il re ha reagito con una velocità sorprendente, annunciando un multimiliardario pacchetto di benefici per i suoi cittadini”

TRA TRADIZIONE E PAURA - Qualunque siano le critiche che i sauditi fanno al loro governo - come  la corruzione - la maggior parte dei cittadini sente un affetto straordinario per il re. Uno dei pochi superstiti figli del fondatore del paese, Ibn Saud, re Abdullah è il capo della tribù più potente del paese. Se gli Al-Saud dovessero essere rovesciati, i cittadini temono il caos che potrebbe seguirne. Quando guardano al di là dei loro confini, a ciò che sta accadendo in Siria, semplicemente rabbrividiscono. C'è anche il fattore paura. Le proteste di piazza sono strettamente proibite, e chiunque chieda un parlamento eletto e una monarchia costituzionale si trova rapidamente in difficoltà

LE DONNE - L’Arabia rimane un Paese dalle grandi contraddizioni. Il divario dei diritti tra uomini e donne è enorme. L’Arabia Saudita è l’unico Paese al mondo, per esempio, dove le donne non possono guidare (solo da poco hanno il diritto di andare in bicicletta). E proprio per lottare contro questa discriminazione le saudite hanno messo in atto proteste importanti come quella del 26 ottobre 2013 dove centinaia di donne si sono messe alla guida, sfidando la legge al grido di   “Dio non ha detto che non posso guidare”. Malgrado la protestsa non è cambiato ancora nulla: le donne non possono girare da sole ma la battaglia non si è fermata. “Non essendoci alcuna valida ragione per cui lo Stato possa impedire alle donne adulte di guidare la macchina se in grado di farlo –  dicono le donne arabe - è necessario fornire alle cittadine la possibilità di sostenere l’esame di guida. In caso di mancato superamento, non verrà rilasciata la patente, perché non ci sia alcuna disparità con gli uomini. L’unico criterio di valutazione sarà la capacità di guidare e non il genere”. Anche negli scorsi giorni ci sono state mobilitazioni e questo non può che significare che qualcosa: nella società araba, si sta muovendo.

LE DONNE E IL MONDO DEL LAVORO - Ci sono tantissime giovani che insieme alle veterane cercano di cambiare le condizioni della donna saudita. In molte università, il numero delle studentesse ammonta già al 60 per cento. Nel mondo del lavoro le donne sono ancora poche, come scrive Liisa Liimatainen nel libro “Un’altra faccia dell’Arabia Saudita: donne coraggiose e cyber-gioventù”, ma spesso rappresentano una parte molto attiva e pronta a combattere per la propria carriera. Le donne stanno conquistando molti nuovi settori del mercato del lavoro nei quali hanno ora il permesso di lavorare: ma la disoccupazione, la povertà e la penuria di alloggi influiscono molto sulla vita di moltissime di loro. "E benché anche nei ceti sociali più bassi – scrive Liisa Liimatainen - la povertà diffusa e soprattutto la mancanza di diritti sembrino cominciare a stimolare le reazioni di qualcuno, sono ancora milioni le donne che in Arabia Saudita accettano di vivere in condizioni di piena sottomissione".

PROBLEMA MASCHILE -  Oltre ai numerosi problemi legati alla condizione delle donne, in Arabia Saudita esiste anche un enorme problema “uomo”: spesso, infatti, sono proprio gli uomini a frenare il cambiamento, che essi siano lavoratori o disoccupati.

Benché il settore pubblico sia ormai sovraccarico, molti uomini sauditi desiderano un impiego comodo nella pubblica amministrazione con orari di lavoro molto ridotti. Gli uomini non accettano un lavoro nel settore dei servizi tanto che quest'ultimo è occupato da nove milioni di stranieri che lavorano in Arabia Saudita. Ed è il governo a rendersi conto  dell’insostenibilità di questa situazione: Non si potrà vivere per sempre di petrolio.

IL PAESE DOVE SI TWITTA DI PIU' - 
Ma il 2013, in Arabia è stato anche l’anno di Internet e dei social media.  Se si prende il numero degli iscritti a Twitter che twittano almeno una volta al mese e lo si confronta  con quello degli internauti di un Paese, come ha fatto la società di analisi PeerReach si scopre che il Paese dove la gente twitta di più  è proprio l’Arabia Saudita (il 33% degli internauti ha un account sul social e lo usa con frequenza). Il dato è talmente importante che qualcuno comincia a parlare addirittura di una rivoluzione attraverso Twitter.
 E di una possibile primavera dell'Arabia Saudita.

 

@anna_gaudenzi

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