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Cina, il governo 'arruola' l’Intelligenza Artificiale: deve essere socialista

Con l’AI dove finiscono gli individui? Cinesi pronti a immettere sul mercato decine e decine di modelli di Intelligenza artificiale

 

La Cina popolare, quindi il Partito Comunista Cinese, approva l'uso massivo dell'Intelligenza artificiale ma indica nuove regole per l'utilizzo di massa. I programmi dell’AI generativa devono "aderire ai valori fondamentali del socialismo" e non possono essere utilizzati per tentare di rovesciare il potere statale del sistema socialista. La comunicazione è avvenuta giovedì scorso a cura del Cyberspace Administration of China o CAC, l’ufficio statale di regolazione di internet. La Cyberspace Administration of China è come dire il Partito Comunista Cinese. La CAC è sotto la giurisdizione diretta della Commissione centrale per gli affari del cyberspazio, un'istituzione del partito subordinata al Comitato centrale del Partito comunista cinese. Il direttore del CAC è Zhuang Rongwen, che è contemporaneamente vice capo del Partito Comunista Cinese e capo del Dipartimento Centrale di Propaganda.

L’indicazione, secondo il quotidiano South China Morning Post , sottolinea che i chatbot non devono dire nulla che “inciti alla sovversione del potere statale e al rovesciamento del sistema socialista, mettere in pericolo la sicurezza e gli interessi nazionali, danneggiare l'immagine del Paese, incitare la secessione dal Paese, minare l'unità nazionale e la stabilità sociale, promuovere il terrorismo, l'estremismo, l'odio nazionale e la discriminazione etnica, la violenza, l'oscenità e la pornografia”.

Quindi, secondo la Cina, in soldoni l'Intelligenza artificiale può essere o è potenzialmente una minaccia per il rovesciamento di un’istituzione, in questo caso rappresentata dai valori del socialismo, ma può essere utile proprio per mantenere saldi quei valori o qualsiasi altro valore se la si programma in modo adeguato. In tutto questo che fine fa l’individuo? Non si sa, esiste solo lo Stato, come in ogni regime e mentalità distorta.

Due considerazioni però, quelle cinesi, che dovrebbero fare riflettere l’opinione pubblica Occidentale sul potenziale e la capacità di controllo e indirizzo delle masse che hanno queste nuove tecnologie.

La Cina, ha spiegato di recente l’agenzia di stampa Reuters, vede l'AI come un'area in cui rivaleggiare con gli Stati Uniti, al fine di primeggiare e diventare leader mondiale entro il 2030. Una potenza di fuoco di miliardi di yuan si sono riversati sul mercato

ed aziende quali Baidu, Alibaba Group, JD.com hanno pronte decine e decine di modelli di Intelligenza Artificiale. Ora che il partito e lo Stato hanno dato il via libera potranno finalmente essere messe a disposizioni di tutti.

Diversi analisti di settore ritengono che la Cina comunista sia in anticipo sia nello sviluppo tecnologico dell’Ai che sulla base normativa che ne regolamenta l’utilizzo. Il CAC ha anche precisato che le regole si applicheranno solo ai servizi disponibili al pubblico in Cina. La tecnologia utilizzata da utenti stranieri sarebbe esente. Della serie: ognuno si sottometta al regime del suo Paese o che più gli piace ma soprattutto stia zitto, perché un mondo regolato dall’AI non prevede grande dissenso e grandi cambiamenti.

Se non c’è dubbio che leader mondiali e gli strateghi militari vedano nella tecnologia dell'Intelligenza Artificiale una chiave per il dominio globale, in campo militare ed economico, i funzionari cinesi appiano più cauti comprendendo i pericoli insiti in uno sviluppo a briglia sciolte che invece va regolato e indirizzato secondo gli interessi dello Stato.

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