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Esteri
Iran, accordo sul nucleare: via le sanzioni

Limate dai negoziatori del "5+1" le ultime asperità nel corso di una lunga, ultima notte di trattative, lo "storico" accordo tra Teheran e le potenze mondiali sul futuro del programma nucleare iraniano è raggiunto. E Federica Mogherini, aprendo a Vienna la riunione plenaria finale che condurrà alla ufficializzazione del trattato, avendo accanto il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, può finalmente annunciare: "L'accordo è formalmente concluso. Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali. E' il risultato di un lavoro molto duro di tutti noi (l'accordo doveva essere concluso a Vienna entro il 30 giugno, scadenza poi slittata al 7 luglio, e ancora al 10 e poi alla mezzanotte del 13 luglio, ndr), ringrazio tutti coloro che siedono a questo tavolo e anche chi sta dietro e ha lavorato per mesi e anni per raggiungere questo punto. Un segnale di speranza lanciato al mondo". Zarif da parte sua definisce "non perfetto" l'accordo ma "storico" il momento perché, appunto, apre il capitolo della "speranza". "Non è solo un accordo, ma è buon accordo, per tutti" ribatte più tardi l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue in conferenza stampa, "contribuirà in modo positivo alla pace e sicurezza regionale e internazionale".
 
Dalla Casa Bianca il presidente americano Barack Obama lancia al mondo un messaggio rassicurante, indirizzato in particolare a Israele: "Grazie all'accordo, la comunità internazionale potrà verificare che l'Iran non sviluppi l'arma atomica. Teheran sarà privata del 98 per cento delle sue attuali riserve di uranio arricchito. E' un accordo che non si basa sulla fiducia ma sulla verifica. Se l'Iran violerà l'accordo tutte le sanzioni saranno ripristinate e ci saranno serie conseguenze. Nessun accordo avrebbe significato nessun limite al programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti manterranno le sanzioni contro l'Iran collegate alla violazione dei diritti umani". Poi, un monito al Congresso Usa: "Sarebbe irresponsabile allontanarsi da questo accordo. Porrò il veto a qualsiasi legge che si opporrà alla sua attuazione". Il veto presidenziale comporta il ritorno della legge alle Camere per un'approvazione a maggioranza qualificata dei due terzi.
 
In precedenza, Yukiya Amano, direttore generale dell'Aiea, l'agenzia Onu per il nucleare, aveva confermato che la Repubblica Islamica iraniana "ha approvato il testo finale dell'accordo e lo ha firmato", come riporta al Alam, emittente televisiva iraniana in lingua araba. A seguire, l'annuncio della tv di Stato iraniana: "Raggiunto un buon accordo con le potenze mondiali". Nelle prossime settimane, "pochi giorni" secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, il trattato sarà oggetto di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e necessiterà della ratifica da parte del Congresso degli Stati Uniti e del Majlis, l'assemblea legislativa iraniana. Anche il presidente iraniano Hasan Rohani si è rivolto alla nazione dalla tv di Stato, per dire che la Repubblica Islamica iraniana "non cercherà mai di dotarsi dell'arma atomica".
 
L'entrata in vigore dell'accordo, secondo fonti americane, dipenderà dai passi avanti dell'Iran nella limitazione del suo programma nucleare. Secondo fonti iraniane, occorreranno circa sei mesi. Le misure previste da entrambe le parti (cioè le limitazioni del programma nucleare di Teheran da una parte e l'alleggerimento delle sanzioni dall'altra) troverebbero dunque applicazione nella prima metà del 2016. Da fonti diplomatiche, l'Iran ha accettato il principio di un ritorno alle sanzioni entro 65 giorni se dovesse essere accertata una sua violazione del trattato.

Cosa ottiene l'Iran. Teheran otterrà la revoca delle sanzioni internazionali, l'unica vera ragione per cui gli emissari del regime di Teheran hanno deciso di sedersi al tavolo del negoziato, in cambio di significative riduzioni alla portata del suo programma nucleare, che verrà sottoposto a ispezioni per accertare il rispetto degli impegni da parte della Repubblica Islamica. L'agenzia iraniana Irna sintetizza così il trattato: "Le sanzioni economiche adottate da Usa e Ue saranno rimosse con l'entrata in vigore dell'accordo. In particolare quelle imposte alla Banca Centrale iraniana, alla compagnia petrolifera nazionale, alle compagnie aeree e di navigazione e a molte altre istituzioni e persone. Torneranno disponibili asset iraniani per centinaia di miliardi di dollari congelati all'estero, oltre alla possibilità di acquistare tecnologia e macchinari utilizzabili anche per scopi militari, che l'Iran potrà acquisire attraverso il benestare di una commissione congiunta composta da Iran e 5+1. Sarà possibile riprendere la cooperazione economica con l'Iran in ogni campo, inclusi gli investimenti in petrolio e gas. Nuove misure sostituiranno l'embargo sulle armi: l'Iran potrà importare o esportare armi caso per caso e queste restrizioni dureranno solo cinque anni".

Le limitazioni al programma nucleare. Un punto su cui la trattativa è stata più volte sul punto di naufragare è quello relativo alle centrifughe per l'arricchimento dell'uranio. Secondo l'agenzia Irna, l'accordo non impedirà all'Iran di andare avanti in ricerca e sviluppo sulle centrifughe "chiave", indicate dalle sigle IR6, IR-5, IR4, IR 8. Chiarisce il ministero degli Esteri russo sul suo sito: l'Iran potrà condurre attività di ricerca e sviluppo sulle centrifughe avanzate nel corso dei primi 10 anni di validità dell'accordo con le potenze mondiali, ma "in una maniera che non prevede l'accumulo di uranio arricchito. Per 10 anni, in base al piano di R&S sull'arricchimento, le attività iraniane riguarderanno solo le centrifughe IR-4, IR-5, IR-6 e IR-8". Secondo il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond, questi "limitati" spazi concessi a Teheran per lo sviluppo e la ricerca sulle centrifughe "escludono il rischio di proliferazione". L'Iran si impegna inoltre a ridurre di due terzi il numero delle centrifughe, che "saranno limitate a 5.060 nel sito di Natanz" mentre altre "1.044 saranno mantenute funzionanti, ma non utilizzate, nel sito di Fordo". L'Iran dispone attualmente di oltre 19.000 centrifughe, di cui meno di 10.000 operative.
 
Inchiesta sulle attività del passato. L'Iran e l'Agencia internazionale per l'energia atomica (Aiea) si sono accordati anche sulla spinosa questione delle possibili implicazioni militari dell'attività nucleare svolta in passato da Teheran, a cui sarebbe stata vincolata la rimozione di alcune sanzioni. Importante, in questo senso, la dichiarazione del direttore generale dell'Aiea, Amano, secondo il quale l'Iran ha sottoscritto con l'agenzia Onu una "roadmap" per chiarire "entro la fine dell'anno" gli aspetti più controversi del suo programma nucleare, presenti e passati.
 
Le ispezioni nei siti sospetti. Lo stesso Amano ha chiarito che "il futuro accesso al sito militare di Parchin", che l'Aiea ha richiesto più volte, "è parte di un accordo separato". In base al testo, il meccanismo su cui ci si è accordati è che le visite degli ispettori dell'Aiea  ai siti sospetti avverranno "entro 24 giorni" dalla richiesta. Da fonti iraniane, Teheran avrebbe ottenuto un tavolo arbitrale per le ispezioni ai siti militari, tavolo - che naturalmente comporterebbe un prolungamento dei tempi - che sarebbe composto dallo stesso Iran con il "5+1". Quella dei siti militari è una "linea rossa" più volte rimarcata dalla Guida Ali Khamenei, e da parte iraniana si ritiene che le visite - già concesse due volte per Parchin in passato -  debbano essere giustificata da adeguati elementi di prova. Secondo il direttore del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, citato da Irna, la "linea rossa" è stata rispettata.
 
Armi convenzionali e missili balistici. Sarebbe stato raggiunto un compromesso anche sulla questione dell'embargo su armi convenzionali e missili balistici: l'embargo sulle armi convenzionali reggerà per altri 5 anni, per altri 8 le sanzioni Onu che impediscono l'acquisto di missili e le restrizioni alla loro tecnologia. Teheran chiedeva la revoca immediata del blocco e su questa linea erano anche la Russia e la Cina, tradizionali fornitori di armi all'Iran, contrari gli Usa, che tengono conto delle preoccupazioni dei loro alleati nella regione mediorientale, Israele in prima fila. Concluso l'accordo, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov chiarisce: "Nei prossimi cinque anni sarà possibile fornire armi all'Iran se il Consiglio di Sicurezza dell'Onu lo autorizza".

L'ira di Israele. Difficilmente le rassicurazioni di Obama e la promessa del segretario di Stato John Kerry ("gli Usa continueranno a sostenere i nostri partner in Medio oriente e saremo vigili su ogni arttività iraniana di destabilizzazione") riusciranno a placare l'ira di Israele. Scossa dalla notizia dell'intesa raggiunta a Vienna. Il premier Benjamin Netanyahu definisce l'accordo sul programma nucleare iraniano "un errore di proporzioni storiche". Una fonte ufficiale israeliana paragona il trattato in arrivo a una "licenza di uccidere" garantita a Teheran. Il ministro degli Esteri Tzipi Hotovely assicura che Israele "impiegherà ogni mezzo diplomatico per impedire la conferma dell'accordo" che segna la "resa dell'Occidente all'asse del male guidato dall'Iran". "Le implicazioni dell'accordo nell'immediato futuro sono molto gravi - aggiunge Hotovely nel suo comunicato, citato sul sito Times of Israel - l'Iran continuerà a diffondere la metastasi delle sue cellule terroristiche in tutte le direzioni, continuerà a infiammare il Medio Oriente e, quel che è ancora peggio, farà un gran passo per diventare uno Stato sulla soglia del nucleare".
 
Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva ribadito: "Ci siamo impegnati a impedire all'Iran di dotarsi di armi atomiche e questo impegno è ora valido più che mai", mentre il suo ministro dell'energia Yuval Steinitz aveva denunciato "un cattivo accordo, pieno di scappatoie". Inaugurando un nuovo fronte nella sua propaganda anti-nucleare iraniano, lo stesso Netanyahu ha aperto un profilo twitter in lingua farsi con "l'obiettivo di stabilire un filo diretto con gli iraniani che sono stati indottrinati a odiare Israele dopo la rivoluzione islamica del 1979" ha spiegato all'Afp il capo dei servizio dell'ufficio del premier israeliano. "Vogliamo dire, in farsi, la verità agli iraniani sull'accordo sul nucleare, spiegando loro che i miliardi di dollari che il regime iraniano otterrà a seguito dell'accordo serviranno a finanziare il terrorismo e non a costruire scuole e ospedali".

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