Esteri
Iran, arrestato dai Pasdaran il portavoce dei riformisti. Khamenei al popolo: “Siate resilienti contro il nemico”
Appello per il 22esimo Bahman mentre aumentano le tensioni con gli Usa: arresti nel fronte riformista e Teheran ammette un clima di sfiducia

L'Ayatollah Ali Khamenei
Anniversario della Rivoluzione: il discorso in tv di Khamenei e le tensioni tra Usa e arresti a Teheran
Mercoledì 11 febbraio l’Iran celebra il 22esimo Bahman, l’anniversario della Rivoluzione islamica del 1979. In vista della ricorrenza, la Guida suprema Ali Khamenei ha tenuto un discorso televisivo anticipato con l’obiettivo di spingere alla partecipazione popolare alle manifestazioni, presentandole come una risposta politica alle pressioni straniere.
Nel messaggio, Khamenei ha insistito sul concetto che la potenza del Paese non si misura principalmente nella forza militare, ma nella capacità di resistere come nazione. "La forza della nazione iraniana sta nella resilienza più che nei missili", ha affermato, invitando a "deludere il nemico" con la presenza alle iniziative pubbliche e dimostrando "volontà e fermezza". Ha quindi legato il tema alla tenuta collettiva: "La potenza nazionale ha meno a che fare con missili e aerei e più con la volontà delle nazioni e la loro resilienza. Avete dimostrato resilienza e avete dimostrato la vostra volontà. Dovete dimostrarla di nuovo anche in altri momenti".
Un secondo richiamo è arrivato anche attraverso le parole riportate dalla tv di Stato. Khamenei ha invitato gli iraniani a partecipare alle manifestazioni annuali “per dimostrare la propria determinazione contro le pressioni straniere”. "La presenza del popolo e la sua espressione di lealtà costringeranno i nemici a fare marcia indietro rispetto alle loro misure avide nei confronti dell'Iran e degli interessi nazionali del Paese", ha sottolineato.
Il discorso cade in un clima di crescenti tensioni con gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, il leader iraniano ha saltato l’incontro annuale dell’8 febbraio con i comandanti dell’aeronautica per la prima volta in 37 anni, interrompendo una tradizione consolidata.
Sul fronte interno, intanto, si registra una nuova ondata di arresti nel campo riformista. I Pasdaran hanno fermato Javad Emam, portavoce della principale coalizione riformista. L’arresto, secondo quanto riferito dal quotidiano riformista Shargh e dall’agenzia Fars, è avvenuto "nelle prime ore di domenica mattina". Il fermo arriva dopo quelli di Azar Mansouri (alla guida della coalizione dal 2023), Ebrahim Asgharzadeh (ex parlamentare) e Mohsen Aminzadeh (ex funzionario degli Affari Esteri). La magistratura, tramite l’agenzia Mizan, collega i provvedimenti a "un'indagine sulle attività di alcuni importanti elementi politici a sostegno del regime sionista e degli Stati Uniti". Emam è noto anche per aver guidato nel 2009 la campagna presidenziale a Teheran di Mir Hossein Mousavi, ex primo ministro e figura di spicco dell’opposizione iraniana.
In parallelo, sul dossier dei contatti con Washington, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha descritto un clima ancora lontano dalla normalizzazione, pur richiamando tentativi di dialogo: "Abbiamo cercato seriamente di avviare colloqui concreti con gli Stati Uniti durante le attuali trattative, a condizione che anche la controparte fosse seria e pronta a partecipare a colloqui che avrebbero portato a risultati": lo afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando che "nonostante i colloqui in corso, esiste un grande muro di sfiducia".
Araghchi ha poi spiegato l’origine di questa distanza, citando la sequenza degli ultimi mesi: "Il muro di sfiducia è il risultato del comportamento degli Stati Uniti negli ultimi anni, perché gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran a giugno, proprio mentre stavamo conducendo i negoziati". E ha aggiunto: "Ci auguriamo che si crei la fiducia necessaria per condurre i negoziati in modo da raggiungere dei risultati".
Infine, intervenendo davanti ai rappresentanti diplomatici stranieri in Iran, Araghchi ha detto di aver chiesto scusa per "i problemi e le vessazioni causati dai 12 giorni di guerra israeliana contro l'Iran, nonché dai recenti disordini nel Paese, compresi i problemi che hanno dovuto affrontare nel lasciare il Paese e l'interruzione di Internet".
