Esteri
Iran, l'appello di Pahlavi all'esercito: "Unitevi alle proteste". Ecco chi è l'uomo che potrebbe guidare la rivoluzione ma che divide il Paese
Dall’esilio negli Stati Uniti, il figlio dell’ultimo Scià chiede ai militari di proteggere il popolo e non la Repubblica islamica

foto Ipa
Iran, perchè Reza Pahlavi torna centrale nello scontro con il regime?
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià iraniano rovesciato dalla rivoluzione del 1979, ha rivolto un messaggio diretto e urgente alle Forze armate iraniane, invitandole a schierarsi con i cittadini in protesta.
“Voi siete l’esercito nazionale dell’Iran, non l’esercito della Repubblica islamica”, ha dichiarato, chiedendo ai militari di proteggere la vita dei loro compatrioti. Il monito è netto: “Avete il dovere di proteggere la vita dei vostri compatrioti. Non avete molto tempo. Unitevi a loro il prima possibile”.
Le parole arrivano mentre le manifestazioni contro il regime continuano ad allargarsi, nonostante la dura repressione, e puntano a colpire uno snodo decisivo del potere: la lealtà dell’apparato militare.
Pahlavi, un possibile leader della transizione?
Dall’esilio nel sobborgo di Potomac, nel Maryland, Pahlavi tenta di accreditarsi come possibile guida di una fase di transizione politica. In un’intervista a Fox News ha affermato di essere “pronto a tornare in Iran il prima possibile” per accompagnare il Paese verso elezioni libere e trasparenti.
Alla morte del padre nel 1980, Reza Pahlavi si ritrovò "re senza trono", erede di una monarchia ormai abolita. Oltre 40 anni dopo, torna a farsi strada l'interrogativo se il suo momento sia finalmente arrivato. Pur non avendo escluso del tutto un ritorno al Trono del Pavone, Pahlavi insiste sul fatto che la sua missione non sia restaurare la monarchia, ma accompagnare l'Iran verso "una democrazia laica dopo decenni di cattiva gestione".
Negli ultimi mesi i suoi appelli hanno trovato eco nelle piazze: il suo nome è stato scandito come slogan e il suo volto esibito sui cartelli, trasformandolo in un riferimento simbolico per una parte dei manifestanti.
Pahlavi, perchè è una figura che divide l’Iran
Nato a Teheran nel 1960 e cresciuto nei palazzi reali, Pahlavi fu mandato negli Stati Uniti nel 1978 per addestrarsi come pilota militare. Un anno dopo apprese dall’estero della caduta del padre. Oggi, a 65 anni, vive lontano dagli antichi fasti, mantenendosi grazie a beni trasferiti all’estero prima della rivoluzione e alle donazioni dei sostenitori.
Fisicamente molto simile allo Scià, è diventato un simbolo soprattutto per una parte dei giovani iraniani nati dopo il 1979, che non hanno memoria diretta del regime monarchico. Ma il suo nome resta profondamente divisivo: per molti iraniani lo Shah rappresenta ancora inflazione, corruzione e la brutalità della polizia segreta.
Il nodo dei sostegni internazionali
Negli ultimi giorni ha invitato gli iraniani a scendere in piazza con la vecchia bandiera con il leone e il sole per "riprendersi gli spazi pubblici", un appello a cui hanno fatto seguito manifestazioni in diverse città.
Resta incerto il peso del sostegno estero. Pahlavi ha indicato come suo principale alleato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre in Occidente prevale la cautela.
I rapporti con Donald Trump appaiono ambigui: Pahlavi lo definisce un “leader del mondo libero”, ma molti osservatori dubitano che Washington sia pronta a puntare davvero su di lui.
La domanda resta aperta: Reza Pahlavi è solo un simbolo della protesta o può davvero diventare il volto di un Iran post-Repubblica islamica?
