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Iran, morto Qassim Soleimani: generale e spia, uomo chiave degli ayatollah

Chi era il generale Qasem Soleimani, morto nel raid americano all’aeroporto di Baghdad

Iran, morto Qassim Soleimani: generale e spia, uomo chiave degli ayatollah
qassem soleimani

Nonostante fosse piccolo di statura e schivo, il generale Qasem Soleimani, morto nel raid americano all’aeroporto di Baghdad, era considerato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati uno dei militari piu’ sanguinari all’opera nella regione mediorientale. Sessantadue anni, storico comandante delle Guardie iraniane della Rivoluzione, Soleimani era il capo della squadra d’elite per le operazioni piu’ segrete, e soprattutto uomo chiave del regime degli ayatollah. Negli ultimi vent’anni il generale aveva guadagnato una fama quasi mitica sia tra i suoi nemici sia tra i molti sostenitori iracheni. Qualcuno lo aveva paragonato a Karla, il capo delle spie sovietiche dei romanzi di John Le Carre’. Ma la sua storia si e’ conclusa ieri notte, dopo il blitz aereo americano all’aeroporto di Baghdad.

Soleimani era appena arrivato con un volo dalla Siria ed era stato scortato all’uscita, quando l’auto in cui era a bordo e’ stata centrata da un missile lanciato durante un raid aereo che ha visto impiegati anche droni. La carriera del generale iraniano era cominciata subito dopo la rivoluzione del ’79. “Piu’ di ogni altro – ha raccontato al Washington Post Ali Soufan, ex agente dell’Fbi – Soleimani e’ stato responsabile della creazione di un arco d’influenza che si e’ esteso dall’area del Golfo a Iraq, Siria e Libano”. A ventidue anni, figlio di una famiglia di montanari, Soleimani si era arruolato con le Guardie rivoluzionarie islamiche, nate per proteggere la repubblica degli ayatollah. Gli anni della guerra con l’Iraq, tra il 1980 e il 1988, avevano aiutato ad accrescere la fama di questo soldato, capace di infiltrarsi nelle file nemiche per portare a termine operazioni ad alto rischio, al punto da diventare, negli anni Novanta, il comandante del gruppo d’elite delle Quds Force, la squadra di super agenti impiegata per operazioni segrete all’estero.

Soleimani aveva aiutato gli Hezbollah in Libano e guidato gli attacchi agli americani durante la guerra in Iraq. Secondo il Pentagono, le operazioni guidate dal generale avrebbero provocato la morte di almeno 608 soldati americani, tra il 2003 se il 2011. Le Quds Force ebbero un ruolo strategico anche durante la guerra civile in Siria, per sostenere il presidente Bashar al-Assad. Tra le operazioni attribuite al gruppo guidato da Soleimani anche complotti in Asia e in Sud America e un fallito attentato, nel 2011, per uccidere l’ambasciatore dell’Arabia Saudita in Usa, in un ristorante italiano a Georgetown. Secondo gli analisti, quella del generale e’ una figura unica e non sostituibile per il regime iraniano, gia’ alle prese con una crisi interna. Nessuno, pero’, e’ in grado di valutare quali potrebbero essere le conseguenze della sua uccisione. “Il desiderio di vendicarsi sara’ immenso”, ha scritto su Twitter il professor Vali Nasr, docente di relazioni mediorientali alla Johns Hopkins University.