Esteri
Iran, Trump stoppa l'intervento militare ma non lo esclude: "Omicidi finiti e nessuna impiccagione in piazza"
Il presidente americano: "Osserveremo e vedremo cosa succederà dopo"

L'Ayatollah Ali Khamenei
Iran, perché il futuro del Paese è in mano ai militari. Khamenei sempre più debole
Donald Trump ha assicurato che "gli omicidi" in Iran erano "terminati" dopo che le autorità hanno soffocato le proteste, ma hanno mantenuto la situazione incerta riguardo a un possibile intervento militare statunitense, indicando che Washington avrebbe monitorato attentamente la situazione. "Siamo stati informati da fonti molto importanti, che hanno riferito che gli omicidi sono finiti", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti durante un evento alla Casa Bianca, aggiungendo che queste stesse fonti avevano detto che le esecuzioni pianificate dei manifestanti alla fine "non si sarebbero svolte". Alla domanda di un giornalista dell'AFP se un intervento militare statunitense fosse ora escluso, Donald Trump ha risposto: "Osserveremo questo e vedremo cosa succederà dopo".
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Mentre gli iraniani continuano a manifestare nonostante la feroce repressione del regime (le vittime accertate sono almeno 2.348), la Repubblica islamica sembra ormai avviata verso un cambiamento, la cui natura però rimane avvolta da una grande incertezza. L'Iran è in bancarotta economicamente e politicamente. Secondo alcuni analisti, per la prima volta dal 1979 il Paese soddisfa quasi tutte le cinque condizioni che determinano il successo di una rivoluzione: una crisi fiscale, elite divise, una coalizione di opposizione diversificata, una narrazione convincente della resistenza e un contesto internazionale favorevole. I pezzi del puzzle ci sono tutti, ma nessuno può dire come si incastreranno. L'elemento principale che ancora manca perché si possa assistere a un crollo della Repubblica islamica è la decisione delle forze repressive di non trarre più alcun beneficio dal regime e, quindi, di non essere più disposte a uccidere per esso.
"Questo punto di svolta non è lontano", dichiara Abbas Milani, direttore di Studi Iraniani presso la Stanford University e tra i più attenti e autorevoli osservatori della politica iraniana all'Agi. La Guida Suprema, Ali Khamenei, continua a rimanere al potere "non perché gli sia rimasta una legittimità, ma perché i Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc) sono ancora disposti a uccidere per lui; non è improbabile che domani, però, decidano che questo non è più nel loro interesse".
