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Esteri
Libia, l'Egitto all'Onu: intervento militare. L'Isis minaccia tutto il Mediterraneo

Hanno ripreso il controllo di Sirte, sottraendo la città a un Califfato che in Libia si muove da est a ovest. Mentre il caos esploso nel Paese del nord Africa agita le diplomazie internazionali, le brigate di Misurata  (che sostengono il governo 'parallelo' di Tripoli) hanno liberato la città in cui nacque Gheddafi togliendola ai jihadisti dell'Is: in poche ore di combattimenti, il battaglione 166 dell'esercito proveniente dal centro che si affaccia sul Mediterraneo e che si trova proprio a metà strada fra Sirte e Tripoli è riuscito ad avanzare nel pomeriggio e a circondare completamente l'abitato. Dopo essere entrati in molti quartieri, gli uomini di Misurata hanno ripreso le postazioni (le radio, l'ufficio postale, gli ospedali) che erano state occupate dai combattenti dello Stato islamico. Il timore, tuttavia, è che ci possano essere ancora svariati kamikaze rintanati e pronti ad agire all'interno dei palazzi.

Intanto, l'ira egiziana esplosa dopo la decapitazione dei 21 cristiano-copti da parte dell'Is (fra i boia forse anche una donna) ha spinto il governo del Cairo a lanciare una consistente offensiva aerea contro le postazioni del califfato in Libia, offensiva che procede anche in queste ore ed è destinata a continuare dopo la notizia, diffuda dal Lybia Herald, del rapimento di altri 35 egiziani (in prevalenza contadini) prelevati in diverse aree dalla Libia dai miliziani dell'Is o da gruppi legati allo Stato islamico. E si fa sempre più strada l'ipotesi di un intervento nel Paese nordafricano sotto l'egida dell'Onu.

Usa-Ue. I governi di "Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti condannano fermamente tutti gli atti di terrorismo in Libia.
L'efferata uccisione di ventuno cittadini egiziani in Libia, da parte di terroristi affiliati all'Is, sottolinea ancora una volta l'impellente necessità di una soluzione politica del conflitto, la cui prosecuzione va a beneficio esclusivo dei gruppi terroristici, Is compreso. Il terrorismo - si legge in una dichiarazione congiunta - colpisce tutti i libici e nessuna fazione può affrontare da sola le sfide cui il Paese è chiamato a confrontarsi. Il processo di dialogo sponsorizzato dalle Nazioni Unite, volto alla formazione di un governo di unità nazionale, costituisce la speranza migliore per i libici, al fine di affrontare la minaccia terroristica e far fronte alla violenza e all'instabilità che impediscono la transizione politica e lo sviluppo della Libia. La comunità internazionale è pronta a sostenere pienamente un governo di unità nazionale per affrontare le sfide attuali della Libia".

Pressing per risoluzione Onu. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, d'accordo con il capo dello Stato francese Francois Hollande, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, che si riunirà domani alla presenza del capo delle diplomazia egiziana, di approvare una risoluzione che autorizzi un intervento internazionale in Libia per combattere l'Is e stabilizzare il Paese. Il presidente egiziano lo ha detto in un'intervista a una radio francese, ulteriore conferma del consolidarsi dell'asse tra Parigi e Il Cairo. "Non ci sono altre scelte, tenendo in considerazione l'accordo del popolo libico e del governo, che ci hanno chiesto di agire", ha detto il presidente egiziano.

Si muove anche l'Italia. Dopo che ieri il premier Matteo Renzi ha frenato sull'ipotesi di un intervento militare, oggi il capo dell'esecutivo ha tenuto una riunione a Palazzo Chigi con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, degli Interni, Angelino Alfano, e della Difesa Roberta Pinotti assieme al sottosegretario Marco Minniti. Nel vertice è stato ribadito l'impegno italiano per una forte azione diplomatica in ambito Onu e il sostegno per una iniziativa urgente al Consiglio di sicurezza che promuova stabilità e pace in Libia.

Viminale, ordine e sicurezza. Alfano ha presieduto stasera, al Viminale, una riunione del Comitato nazionale dell'ordine e la sicurezza pubblica alla quale hanno partecipato il viceministro, Filippo Bubbico, il capo di gabinetto, Luciana Lamorgese, i vertici nazionali delle Forze di polizia e dei servizi di intelligence e il capo di Stato maggiore della Difesa, Binelli Mantelli. Nel corso della riunione, il Comitato - si legge in una nota - ha fatto il punto sullo stato della sicurezza del Paese, confermando la necessità di tenere alto il livello di attenzione. Il Comitato ha poi espresso parere favorevole sulle modalità di attuazione, fino al 30 giugno 2015, del piano di impiego del contingente di 4.800 militari, appartenenti alla forze armate, nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili che assicureranno la prosecuzione dell'operazione Strade Sicure anche per le esigenze di contrasto al terrorismo.

La posizione dell'Europa. Contrarietà all'azione militare in Libia è stata espressa dall'Unione europea: lo ha ribadito oggi Catherine Ray portavoce dell'Alto rappresentante per la politica Estera dell'Ue Federica Mogherini, sottolineando che la soluzione militare non è quella che porterà alla conclusione del conflitto in corso in Libia: "L'Ue resta convinta che sia ancora necessario incoraggiare il dialogo politico fra le diverse parti libiche, spingendole a sedersi a un tavolo come sta cercando di fare il rappresentante speciale dell'Onu Bernardino Leon", ha ribadito la portavoce. Federica Mogherini incontrerà le autorità egiziane e americane questa settimana per discutere di una possibile azione comune in Libia, ma al momento ha scartato qualsiasi ruolo militare per l'Ue.

Telefonata Italia-Francia. Nel pomeriggio, Renzi ha avuto un colloquio telefonico sulla Libia con Hollande. "Piena identità di vedute - fa sapere Palazzo Chigi - sulla centralità della iniziativa diplomatica da mettere in campo in ambito onu per promuovere stabilità e pace in Libia".

Fazioni in lotta. Non si placa, tuttavia, lo scontro tra le diverse fazioni in guerra nel Paese: i miliziani filo-islamici dell'Operazione Alba (Fajr Libya) al potere di fatto a Tripoli hanno lanciato, secondo quanto riferito dalla tv al-Arabiya, raid aerei sull'aeroporto di Zintan, la città rivale a sud della capitale. La strategia di espansione dei vari gruppi legati al Califfato colpisce però in tutto il Medio Oriente: in Iraq i jihadisti dello Stato Islamico hanno arso vive 45 persone ad al-Baghdadi, a soli 8 km dalla base aerea di Ain Al-Asad, nell'Iraq occidentale, dove 320 marines americani stanno addestrando i soldati della VII divisione irachena. Secondo la Bbc, che ha riportato la notizia, mancano ancora conferme ufficiali. Alcuni degli uccisi erano membri delle forze di sicurezza irachene, secondo il capo della polizia locale . L'Is ha assunto il controllo della città di al-Baghdadi, nella turbolenta provincia di Anbar, solo giovedì scorso dopo mesi di assedio, e oggi ha preso d'assalto uno dei compound dove alloggiano le forze di sicurezza e le loro famiglie.

Nuovi raid egiziani. Intanto il governo del Cairo ha effettuato nella notte nuove missioni aeree in territorio libico contro postazioni dell'Is. Secondo media egiziani che citano fonti ufficiali libiche, altri sette raid con "decine di morti" sono stati compiuti dall'aviazione egiziana contro "roccaforti" dell'Is a Derna. Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, in un'intervista ad al-Arabiya ha ribadito che i raid aerei condotti sulle postazioni dello Stato islamico in Libia fanno parte del diritto dell'Egitto "all'autodifesa". "Dopo la diffusione del video erano necessari un attacco e una reazione", ha affermato Shoukry, riferendosi al video che mostra l'esecuzione di 21 cittadini copti egiziani da parte dei miliziani estremisti. Le autorità del Cairo starebbero pesnando all'invio di truppe per rimpatriare i propri cittadini, esplicitamente minacciati ieri dalle milizie islamiste che controllano Tripoli.

Un pensiero ai copti barbaramente uccisi dall'Is è stato rivolto da Papa Francesco durante la messa nella Domus Santa Marta:"Offriamo questa messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros, che soffre tanto".

I raid egiziani sono stati definiti "atti terroristici" dal premier del governo libico di Tripoli Omar al Hasi (non riconosciuto dalla comunità internazionale). Al Hasi ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di fare pressioni sull'Egitto per fermare questi raid. Il possibile intervento della comunità internazionale registra la contrarietà anche del movimento palestinese Hamas: Salah Bardawil, dirigente del gruppo, respinge le ingerenze in Libia "da parte di alcuni Paesi come l'Italia" e sottolinea che un intervento militare sarebbe considerato "una nuova crociata contro Paesi arabi e musulmani".

Ambasciatore italiano: "Situazione grave, ma non drammatizzare". In Libia la "situazione è certamente grave, ma non dobbiamo drammatizzarla", ha detto stamattina in un'intervista a 'Radio Anch'io', l'ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, nominato domenica da Gentiloni suo inviato speciale per la Libia. "Dire che Sirte o Tripoli siano in mano all'Isis è assolutamente sbagliato - ha spiegato l'ambasciatore - purtroppo in questa polarizzazione così forte, con due schieramenti che si fronteggiano e si dividono al loro interno, è chiaro che prevalga la logica il nemico del mio nemico è mio amico ed è una logica pericolosissima che può portare a un rafforzamento del terrorismo estremo in Libia".

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