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Esteri
papa francesco LP (2)

Uscendo dal coro di consensi per l'elezione di Papa Francesco, i giornali inglesi hanno rimproverato all'ormai ex arcivescovo di Buenos Aires le recenti rivendicazioni della sovranita' argentina sulle isole Malvinas che Londra chiama Falkland. Nell'aprile del 2012, in occasione di una funzione commemorativa a 30 anni dal conflitto perso con la Gran Bretagna, Jorge Mario Bergoglio invito' a pregare "per coloro che sono caduti in difesa della madrepatria" e "a rivendicare" la sovranita' sull'arcipelago dell'Atlantico "usurpato".

L'anno prima, in un'analoga cerimonia, Bergoglio aveva dichiarato in modo ancora piu' esplicito: "Le Malvinas sono nostre". Poi aveva invitato a non dimenticare "coloro che sono caduti durante la guerra" e hanno "versato il loro sangue sul suolo argentino". Una posizione 'patriottica' che aveva gia' avuto modo di esprimere quando, insieme ad altri vescovi cattolici, aveva cercato di persuadere il Vaticano a rendere le Falkland parte di una diocesi argentina. Commentando l'elezione di Bergoglio, Michael Bernard McPartland, monsignore di Port Stanley, aveva sottolineato come, per i cattolici delle Falkland, Francesco "sara' considerato il Papa" e basta, "non un argentino". Proprio nei giorni scorsi, gli abitanti delle isole contese sono stati chiamati a votare in un referendum, indicando a stragrande maggioranza di voler rimanere legati a Londra.

"Sono veramente felice per la nomina di una persona che porta il Vangelo e ha contatti con i poveri, in pieno contrasto con la situazione attuale della Curia romana. Ma c'è un pensiero contrastante legato agli anni della dittatura in Argentina: in quel periodo Bergoglio, dirigente provinciale dei gesuiti, era a Buenos Aires dove c'era la Scuola di Meccanica della Marina militare (Esma) e dove ogni mercoledì partiva un aereo che gettava in mare decine di persone. Nella sua posizione, non poteva non avere conoscenza di quello che stava succedendo. E forse la sua voce, se fosse intervenuto, avrebbe evitato tante vittime". Lo afferma l'avvocato Marcello Gentili, da venti anni difensore di parte civile delle famiglie di 'desaparecidos'.



"Nella vicenda legata al sequestro dei due missionari gesuiti - prosegue il penalista - so che Bergoglio si è difeso dicendo di averli allontanati dalle baraccopoli per salvarli dalle probabili repressioni. E' credibile la sua versione ma di certo per il ruolo che ricopriva all'epoca aveva l'enorme responsabilità e dovere di denunciare quello che accadeva. La sua voce avrebbe, insomma, avuto un peso rilevante. E quando parlo del silenzio dell'allora capo dei gesuiti in Argentina - prosegue l'avvocato Gentili riferendosi a Bergoglio - penso all'immenso dolore provato dall'avvocato Enrico Mignone, fondatore dell'Associazione per la difesa dei diritti umani, che ho conosciuto più di venti anni fa in occasione del primo processo sui 'desaparecidos': mi colpì che avesse vagato sulle rive dell'estuario per vedere se fra i cadaveri riemersi vi fosse quello della figlia Monica. Ecco, mi immedesimo spesso nel dolore di quel padre, ormai deceduto alcuni anni fa, e per me sarebbe insopportabile il silenzio di Bergoglio se in quegli anni avesse saputo".
 

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