Il presidente Isaac Herzog ha consegnato a Gadi Eisenkot, leader del partito centrista Yashar!, l’incarico di formare il prossimo governo di Israele. Per il nuovo incaricato si apre ora una difficile trattativa parlamentare: dovrà costruire una maggioranza alla Knesset e trovare un accordo tra forze politiche con posizioni anche molto distanti. La legge israeliana concede a Eisenkot 28 giorni per presentare una coalizione di governo. Se il tempo non dovesse essere sufficiente, il presidente potrà accordargli un’estensione di ulteriori 14 giorni.
“Israele attraversa uno dei momenti di maggiore vulnerabilità della sua democrazia e ha urgente bisogno di una nuova leadership. Con il mandato che ho ricevuto qui oggi, guiderò la formazione di un governo di emergenza nazionale. Sono convinto che sia possibile formare rapidamente un nuovo governo con un’ampia maggioranza alla Knesset”, ha affermato Eisenkot. “Israele non può permettersi di trascinare le cose o tornare a un’altra tornata di elezioni senza fine. Il compito non è facile e ci troviamo in una situazione complessa. Siamo a un banco di prova per la Knesset. Le sfide che affrontiamo sono urgenti e non abbiamo il lusso di fare passi indietro”, ha aggiunto.
Eisenkot ha invitato ad aderire al nuovo esecutivo chiunque accetti i quattro principi da lui indicati, richiamando tra questi il riconoscimento del carattere ebraico dello Stato, l’impegno al servizio militare e il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica. “Chi tenterà di ostacolare la formazione del governo per ragioni non oggettive agirà contro l’interesse del popolo. Se esponenti del Likud e di Sionismo religioso ritengono che questo sia il momento dell’unità, dovrebbero unirsi sotto la mia guida, nel rispetto dei principi che ho delineato. Abbiamo deciso di procedere diversamente. C’è un bisogno urgente di una nuova leadership. Dovremo ricorrere a misure creative”.
La maggioranza parte da 67 raccomandazioni
Il nome di Eisenkot ha raccolto il sostegno delle forze politiche che rappresentano complessivamente 67 parlamentari. Il blocco riconducibile al premier uscente Benjamin Netanyahu ha invece ottenuto 46 indicazioni. I partiti ultraortodossi di Ebraismo Unito hanno scelto di non sostenere alcun candidato. Numeri che offrono a Eisenkot una base di partenza per le trattative, ma non risolvono le difficoltà nella costruzione di una maggioranza stabile.
La nomina di Eisenkot è arrivata dopo un nuovo appello di Netanyahu alla formazione di un governo di unità nazionale. L’ex premier ha chiesto un esecutivo che riunisca i partiti del campo nazionale e le forze politiche sioniste, escludendo una maggioranza che dipenda dal sostegno di partiti islamisti. Secondo Netanyahu, un governo sostenuto da forze vicine ad Hamas non sarebbe in grado di contrastare il movimento palestinese e tutelare la sicurezza di Israele.
Eisenkot ha respinto la proposta, accusando il Likud di utilizzare il richiamo all’unità nazionale per ragioni politiche. Il leader di Yashar ha invitato il partito di Netanyahu a prendere pubblicamente le distanze dall’alleanza con le formazioni di estrema destra guidate da Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich e a dichiararsi disponibile a entrare in un governo sotto la sua guida. Fino a quel momento, ha sostenuto Eisenkot, l’offerta di un governo di unità sarebbe soltanto una strategia di propaganda.
Il ruolo decisivo dei partiti arabi
Uno dei nodi principali della trattativa riguarda il possibile sostegno delle forze politiche arabe. Eisenkot punta infatti alla formazione di un governo di minoranza che possa contare sull’appoggio esterno dei partiti arabi alla Knesset. Una soluzione politicamente complessa. Il leader di Yashar ha posto come condizione che queste forze prendano posizione contro Hamas, mantenendo al tempo stesso l’impostazione sionista del proprio programma.
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