La Corte Suprema degli Stati Uniti, con una votazione di 5-4, ha bocciato l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump che limitava il diritto alla cittadinanza per nascita, riaffermando il principio consolidato, in vigore dal 1868, secondo cui la Costituzione garantisce la cittadinanza a quasi tutti i bambini nati sul suolo degli Stati Uniti. Trump si scontra così contro il 14esimo Emendamento della Costituzione americana e perde (per il momento) una delle sue principali battaglie politiche, anche se non si arrende. Furia contro i giudici e messaggio al Congresso: “Attivatevi subito per cambiare questa legge”.
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La sentenza, tra l’altro, disinnesca il rischio di gravi conseguenze negative per l’economia americana. Le ricerche hanno dimostrato che l’accesso alla cittadinanza fin dalla nascita, in genere, migliora il livello di istruzione raggiunto nel corso della vita e aumenta il potenziale di reddito dei figli degli immigrati. L’esperienza dei Paesi che non riconoscono questo diritto, tra cui la maggior parte degli Stati europei, mostra come negare la cittadinanza possa rendere più difficile l’integrazione delle famiglie immigrante nei loro nuovi Paesi di adozione.
“La Corte Suprema ha confermato il diritto di cittadinanza per nascita, cosa che ritengo negativa per il nostro Paese. Tuttavia, possiamo facilmente rimediare attraverso una legge del Congresso, con il sostegno del presidente”, ha scritto su Truth. “Non è necessario alcun lungo e complesso emendamento costituzionale! Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per porre fine alla cittadinanza per nascita, che è costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avrà il mio sostegno completo e totale!”, ha assicurato.

