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Kenya, sangue sulle elezioni

Sangue sulle elezioni politiche in Kenya: ancor prima che questa mattina si aprissero i seggi, le violenze in diverse zone del Paese hanno fatto registrare 17 morti. Un segnale che pone in secondo piano il pur delicatissimo significato politico dell’appuntamento e che alimenta le apprensioni sulle prospettive di stabilita’ di uno dei piu’ dinamici Paesi del continente africano.

La notte scorsa a Mombasa una pattuglia di agenti era caduta in un’imboscata tesa loro da oltre 200 giovani armati di pistole, fucili, machete e archi e frecce: sei le persone uccise sui due fronti contrapposti. Si sospetta che gli assalitori appartengano all’Mrc, il Consiglio Repubblicano di Mombasa, movimento separatista radicale che si batte per la secessione della seconda citta’ del Paese e della fascia costiera.

In precedenza cinque persone erano state massacrate a colpi di machete a Kilifi, citta’ costiera una cinquantina di chilometri piu’ a nord, dove i miliziani hanno attaccato un seggio: uccisi due agenti, due civili e una guardia forestale. All’estremita’ nord-orientale del Paese una bomba e’ stata fatta detonare a distanza a Mandera, situata a ridosso della frontiera con la Somalia: in questo caso nessuno ha peraltro subito danni fisici, e le operazioni di voto sono proseguite senza particolari intoppi, dopo essere iniziate con mezz’ora di ritardo un po’ ovunque per un improvviso blackout.

Proprio dalla Somalia un appello a boicottare la consultazione, rivolto alla popolazione di fede musulmana nello Stato vicino, e’ venuto dalle milizie islamiste di al-Shebaab al-Mujaheddin, testa di ponte di Al-Qaeda nel Corno d’Africa. Malgrado l’atmosfera di estrema tensione, si profila molto elevata l’affluenza alle urne: verso l’alba si erano infatti gia’ formate lunghe file di persone in attesa di entrare nei seggi per votare. Potranno farlo fino alle 17 ora del Kenya, le 15 italiane. Vero nodo della consultazione e’ il duello tra il premier uscente, Raila Odinga di etnia luo, e il kikuyu Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo, primo presidente della Repubblica dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Kenyatta e’ peraltro indagato per crimini contro l’umanita’ dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja.