Hezbollah scende in piazza a Beirut contro l’accordo con Israele: strade bloccate e pneumatici in fiamme
Notte di caos a Beirut. Poche ore dopo la firma dell’accordo quadro tra Libano e Israele a Washington – al termine di cinque giorni di intensi negoziati e del quinto round di colloqui – centinaia di sostenitori di Hezbollah sono scesi nelle strade della capitale per dire no all’intesa. I manifestanti si sono mossi in corteo su motociclette, concentrandosi nei pressi del parlamento e lungo la strada che porta all’aeroporto internazionale Rafik al-Hariri, in una dimostrazione di forza nel cuore della città. Le proteste hanno rapidamente degenerato: strade bloccate, pneumatici dati alle fiamme, l’esercito libanese costretto a dispiegare rinforzi in più zone con posti di blocco e barricate. Secondo quanto riporta Ha’aretz, le truppe hanno sgomberato con la forza alcuni punti di presidio.
L’intesa firmata al dipartimento di Stato americano è un accordo quadro, non un trattato definitivo: restano aperti nodi cruciali come il disarmo di Hezbollah e il ritiro completo delle forze israeliane dal sud del Libano. Quello che è stato raggiunto riguarda l’avvio di un progetto pilota in due aree – una a nord del fiume Litani, una a sud – dalle quali le forze israeliane si ritireranno per lasciare spazio all’esercito libanese, consentendo il rientro dei residenti nelle proprie case. È stato trovato anche un accordo sulla gestione dei tunnel di Hezbollah, sul contrasto al rafforzamento dell’organizzazione filoiraniana e sull’avvio di negoziati sul confine terrestre tra i due Paesi. L’esercito americano dovrà prima addestrare quello libanese prima che il progetto parta sul campo: nessuna data è stata ancora fissata.
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Per Netanyahu si tratta di “un grande risultato” e, soprattutto, di “un duro colpo per l’Iran”. “Israele, Libano e Stati Uniti gli stanno dicendo: non sono affari vostri”, ha aggiunto il premier israeliano. Il segretario di Stato Marco Rubio e il presidente libanese Joseph Aoun hanno parlato di “primo passo”, sottolineando le difficoltà del percorso che resta davanti. “C’è molto lavoro da fare”, ha ammesso Rubio. Anche l’Italia ha accolto con favore la firma: Palazzo Chigi si è detto pronto a fare la propria parte “in stretto coordinamento con partner e alleati” per consolidare il cessate il fuoco e creare le condizioni per una pace duratura.
Immediata e durissima la condanna del movimento sciita. Il deputato Hassan Fadlallah ha definito l’accordo un “regalo al nemico israeliano”, avvertendo che la sua attuazione rischia di spingere il Paese verso la guerra civile e di “minare la sovranità del Libano”. Hezbollah ha ribadito il proprio rifiuto di qualsiasi negoziato diretto con Israele e ha avvertito che “la resistenza si opporrà a qualsiasi tentativo di danneggiarla”, confermando l’intenzione di conservare le proprie armi. Fadlallah ha inoltre accusato Netanyahu di negoziare con se stesso e attaccato il sistema politico libanese, definendolo privo di legittimità costituzionale e nazionale.
Sullo sfondo, la situazione si complica ulteriormente sul fronte iraniano. Gli Stati Uniti hanno bombardato depositi di missili, droni e radar costieri iraniani in risposta a un attacco di Teheran contro una nave commerciale nello stretto di Hormuz. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver neutralizzato il raid e avvertito che non resterà impunito. Il vicepresidente Vance è stato netto: “L’Iran ha firmato un cessate il fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Alla violenza risponderemo con la violenza”.

