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Esteri
L'uscita dall'Ue travolge il Labour. Due ministri 'ombra' si dimetto

Due ministri 'ombra' laciano, altri annunciano di dimettersi. Brexit: è caos nel partito laburista dopo l'esito del voto del 23 giugno che ha decretato l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue. Una fronda di ministri 'ombra' sta facendo pressing per costringere Jeremy Corbyn alle dimissioni. Ma Corbyn tiene duro. "Non ci saranno dimissioni da partedi un leader democraticamente eletto e con un forte mandato della base", si legge in un comunicato della sua segreteria.

La cacciata di Benn. Il leader laburista ha silurato il ministro degli Esteri 'ombra', Hilary Benn, dopo le rivelazioni dell'Observer su un possibile 'golpe' interno al Labour guidato dallo stesso Benn. "In una telefonata, ho detto a Jeremy di aver perso fiducia nella sua capacità di guidare il partito, mi ha congedato", ha spiegato Benn alla Bbc. Un portavoce del Labour ha confermato alla Press Association: "Jeremy lo ha licenziato perché aveva perso fiducia in lui". "Se Jeremy rimarrà leader - aveva aggiunto Hilary Benn - c'è sfiducia nella nostra possibilità di vincere le elezioni che potrebbero arrivare prima di quanto ci si aspetti". Il siluramento di

Benn da parte di Corbyn "ha scatenato un ammutinamento" tra di deputati laburisti, che stanno esprimendo il loro sostegno pubblicamente a Benn sui social media.

Le dimissioni di Heidi Alexander. Dopo la cacciata di Benn, è la ministra 'ombra' della Salute a rassegnare le dimissioni. "È con il cuore pesante che le scrivo per dimettermi dal governo ombra", ha scritto nel testo rivolto al leader del partito, Jeremy Corbyn. "Il risultato del referendum della scorsa settimana mostra che il nostro Paese affronta sfide senza precedenti", ha affermato. Poi, rivolta a Corbyn: "Non credo che lei sia in grado di delineare la risposta che il nostro Paese chiede. E credo che, se dobbiamo dare forma al prossimo governo, un cambio di leadership sia essenziale".

Si vota la fiducia a Corbyn. È atteso per lunedì in seno al gruppo parlamentare del Labour il dibattito sulla mozione di sfiducia contro Jeremy Corbyn presentata venerdì da due deputate, Margaret Hodge e Ann Coffey. Il presidente del gruppo, John Cryer, dovrà decidere se la mozione potrà essere votata dai parlamentari. In caso positivo, il voto a scrutinio segreto si dovrebbe tenere già martedì. Se Corbyn non terrà conto dell'esito, che non è vincolante, "ci potrebbe essere altre dimissioni tra i ministri del governo ombra". Corbyn era stato duramente criticato anche dall'ex premier britannico Tony Blair  per aver "dato un sostegno insufficiente alla causa del Remain". Ma il leader laburista aveva replicato dicendosi pronto a ricandidarsi alla guida del partito, se la sua leadership fosse stata messa in discussione.

È fronda interna anche tra i 'tories'. Non solo tra i laburisti c'è tensione, anche tra i conservatori si sta consumando una fronda che, dopo le tensioni durante la campagna referendaria, si sposta ora sul terreno dell'elezione del leader. La resa dei conti, dopo l'annuncio di dimissioni di David Cameron, è fissata dopo l'estate. È il Times a rivelare la guerra interna al partito conservatore per evitare che Boris Johnson, l'ex sindaco di Londra leader della campagna pro-Brexit, diventi primo ministro in seguito alle annunciate dimissioni di Cameron.

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