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Esteri
Londra: sarà il Parlamento a decidere l’intervento in Siria


Di Emy Muzzi da Londra

Sebbene un’eventuale partecipazione del Regno Unito ai bombardamenti in Siria dovrà passare il voto del Parlamento, l’elemento  necessario perché l’azione militare sì realizzi è una ‘coordinata strategia internazionale’. E’ quanto si legge nel report emesso dalla Camera dei Comuni contenente l’analisi dei pro e contro di un ulteriore intervento in territorio siriano.

L’incontro Cameron-Holland a Parigi non potrà pertanto portare ad una decisione definitiva, ma a un tentativo di raggiungere una strategia comune in un momento in cui la tensione internazionale e l’incertezza crescono e il voto unanime del Consiglio di Sicurezza Onu sui piani per sconfiggere la minaccia di ISIS anche al di fuori dei territori di Siria e Iraq non è sufficiente per una giustificazione legale agli interventi armati. Sul fronte interno la coalizione Tory che guida la Gran Bretagna con la maggioranza assoluta, sta lavorando ad un accordo ‘cross party’ per raggiungere questa settimana un esito positivo che dovrebbe portare a nuovi bombardamenti anche da parte britannica. Profonde differenze di vedute separano i Labour dal governo in carica: il leader Jeremy Corbyn scongiura il governo a non ripetere gli stessi errori fatti in passato nella lotta al terrorismo. Corbyn ha posto l’accento sulle conseguenze negative di un intervento in Siria che “innescherebbe pericolose e violente reazioni a catena”; anche lo Scottish National Party che guida a maggioranza la Scozia scoraggia Cameron “a prendere il voto Onu come un’autorizzazione ad un intervento del Regno Unito il quale tra l’altro non si sa se farebbe alcuna differenza nel contesto del conflitto”, fa sapere il partito in un comunicato.

La visione strategica del Ministero della Difesa è invece per un attacco a 360 gradi che “deve coinvolgere anche le truppe di terra in azione coordinata altrimenti il solo intervento aereo non sarebbe risolutivo”, come dichiarato dal segretario della Commissione Difesa del Parlamento, Julian Lewis. Moderato l’atteggiamento del Foreign Office: il ministro degli esteri Philip Hammond che il giorno dopo gli attentati aveva saggiamente prefigurato un percorso verso il “cessate il fuoco per lasciare progressivamente al popolo siriano la scelta del pro?prio destino” ribadendo la totale opposizione a Bashar al Assad, venerdì ha parlato chiaramente di necessità di un intervento armato unitario commentando il voto unanime dell'Onu "Dobbiamo tutti agire e continuare a tagliare le finanze di ISIS,impedire il loro accesso al petrolio e fermare alla radice il flusso di guerriglieri in aggiunta all'azione militare". Il raggiungimento di una  linea ‘cross party’  in parlamento si preannuncia comunque difficile da tracciare al momento e tra l’altro il dibattito parlamentare sull’intervento non è ancora in programma. E’ possibile che lo sia alla fine della serie di incontri al vertice di Holland con i capi di stato nell’arco della settimana.

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