Punti chiave
- Libano: IDF, drone Hezbollah colpisce sito militare israeliano
- Iran riapre siti missilistici sotterranei colpiti da Usa
- Libano: media, Rubio annuncerà martedì accordo con Israele
- Libano: Idf, residenti a sud fiume Zahrani lascino case
- Raid vicino all'ospedale Tiro, 13 feriti
- La Francia chiede riunione urgente Consiglio sicurezza Onu
- Iran, Ghalibaf: “Accordo con gli Usa solo con garanzie sui nostri diritti”
- Usa-Iran, Trump invia a Teheran una nuova proposta per la fine della guerra
Un drone che si ritiene lanciato da Hezbollah ha colpito una postazione militare nella regione della Galilea, vicino al confine con il Libano. Lo riferiscono le IDF. Non si segnalano feriti e le Forze di Difesa Israeliane affermano che l’incidente è oggetto di ulteriori indagini. Inoltre, un razzo lanciato dal Libano verso l’area di Safed è stato intercettato, secondo quanto riferito dalle forze armate.
L’Iran ha riaperto la maggior parte degli accessi a 18 siti missilistici sotterranei colpiti dai raid americani e israeliani. Lo riporta la Cnn citando immagini satellitari che mostrano come Teheran abbia recuperato 50 dei 69 ingressi dei tunnel presenti in 18 installazioni missilistiche sotterranee colpite dagli Stati Uniti e da Israele durante i loro attacchi.
Secondo gli esperti interpellati dalla CNN, le immagini rivelano i limiti della campagna di bombardamenti israelo-americana, con l’Iran che utilizza bulldozer e autocarri per riaprire le postazioni missilistiche. L’Iran ora può “continuare a lanciare missili finché dispone di lanciatori ed equipaggi, anche se la produzione è stata interrotta”, ha dichiarato alla emittente Usa Sam Lair, ricercatore associato presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies. “Non c’è nulla che impedisca di armare i lanciatori con l’ampio arsenale di missili che gli iraniani possiedono ancora”, ha aggiunto.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio dovrebbe annunciare martedì, al termine dei negoziati a Washington, un nuovo accordo per il cessate il fuoco tra Libano e Israele. Lo riporta la Lebanon Broadcasting Corporation International, citando alcune fonti. I colloqui dovrebbero svolgersi il 2 e 3 giugno a Washington. Un cessate il fuoco è in vigore dal 17 aprile, ma entrambe le parti lo hanno ripetutamente violato, accusandosi a vicenda di azioni aggressive che hanno provocato reazioni
Israele ha chiesto ai residenti nelle zone a sud del fiume Zahrani, in Libano, di lasciare immediatamente le proprie case. “Alla luce della violazione dell’accordo di cessate il fuoco dell’organizzazione terroristica Hezbollah e dei suoi attacchi contro il fronte interno israeliano, le Forze di Difesa Israeliane sono costrette a reagire con la forza, in particolare nelle vostre zone”, si legge in un post del portavoce in lingua araba dell’Idf cn la mappa delle zone da evacuare.
“L’Idf non intende farvi del male. Nel vostro interesse, ci rivolgiamo a tutti i residenti a sud del fiume Zahrani – come indicato sulla mappa – dovete lasciare immediatamente le vostre case. Chiunque si trovi vicino a elementi di Hezbollah, alle sue installazioni o alle sue risorse di combattimento sta mettendo in pericolo la propria vita”, ha ammonito. Unica via di fuga è verso nord. “Attenzione: qualsiasi spostamento verso sud potrebbe mettervi a rischio”, ha avvertito ancora.
Un attacco aereo israeliano vicino a un ospedale di Tiro, nel sud del Libano, ha ferito 13 membri del personale domenica. Lo ha annunciato il Ministero della Salute libanese invitando “la comunità internazionale a porre fine all’escalation e all’espansione degli attacchi israeliani”.
La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere dell’offensiva israeliana in Libano. Lo ha riferito il ministro degli Esteri, Jean-Noel Barrot, intervistato questa mattina dalla televisione Bfm.
L’Iran non si fida delle promesse degli Stati Uniti e accetterà un accordo solo quando riterrà garantiti i propri diritti. È questa la posizione ribadita dal presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, nel discorso di apertura della nuova sessione del Majlis. “I ‘soldati’ del fronte diplomatico non nutrono alcuna fiducia nelle parole e nelle promesse del nemico. Per noi contano solo i risultati concreti e tangibili. E solo allora agiremo per rispettare i nostri impegni. Fino a quando non saremo certi di aver ottenuto i diritti del popolo iraniano, non approveremo alcun accordo”, ha dichiarato Ghalibaf, che secondo i media iraniani è anche tra le figure centrali del processo negoziale.
Nel suo intervento, il presidente del parlamento ha sottolineato come la linea di Teheran resti improntata alla cautela e alla diffidenza nei confronti di Washington, ribadendo che ogni eventuale intesa dovrà essere accompagnata da garanzie verificabili. Ghalibaf ha inoltre richiamato il ruolo della coesione interna come elemento decisivo nella posizione iraniana. A suo giudizio, i risultati ottenuti finora sul piano politico e strategico sarebbero anche il frutto della “fermezza del popolo” e della sua unità. “Ciò che ha determinato la ritirata del nemico, oltre alla potenza militare e alla prontezza difensiva delle forze della Repubblica Islamica dell’Iran, è stata la fermezza del popolo e la sua unità contro il formidabile nemico; questo segreto della vittoria deve essere preservato”, ha affermato.
Il presidente del Majlis ha poi aggiunto che l’Iran è pronto a sostenere questa linea anche nei prossimi sviluppi: “La garanzia di questa strategia è la nostra stessa vita, che siamo pronti a sacrificare per il popolo iraniano”. Infine, ha espresso fiducia nella capacità del Paese di affrontare le sfide in corso, sottolineando il ruolo delle istituzioni e delle forze armate: “Con l’aiuto di Dio, con la fermezza e la forza delle forze militari e del nostro popolo, e con gli sforzi dei dirigenti per ridurre i problemi economici e sociali, sono certo che usciremo vittoriosi da questa grande guerra”.
Gli Stati Uniti avrebbero inviato all’Iran una controproposta più restrittiva rispetto alla bozza negoziale circolata nei giorni scorsi, nel tentativo di accelerare il percorso verso un accordo che possa mettere fine alle tensioni seguite al recente conflitto. A rivelarlo è ilNew York Times, che cita funzionari vicini ai negoziati.
Secondo il quotidiano statunitense, la nuova proposta dell’amministrazione guidata da Donald Trump contiene condizioni più rigide rispetto a quelle precedentemente discusse. Non sono stati resi noti nel dettaglio i cambiamenti richiesti dalla Casa Bianca, ma il presidente americano ha sempre mantenuto una linea particolarmente severa su alcuni dossier chiave, tra cui il programma nucleare iraniano, la riapertura dello stretto di Hormuz e lo scongelamento dei fondi di Teheran all’estero.
Nella bozza diffusa nei giorni scorsi da alcuni media iraniani si faceva riferimento alla possibilità di mettere immediatamente a disposizione dell’Iran circa 12 miliardi di dollari durante i 60 giorni previsti per lo svolgimento dei negoziati. Un punto che potrebbe essere stato rivisto nella nuova proposta americana. Secondo le indiscrezioni, Trump sarebbe inoltre irritato dalla lentezza con cui stanno arrivando le risposte da Teheran. Le modifiche introdotte nella controproposta avrebbero quindi anche l’obiettivo di aumentare la pressione sulla leadership iraniana affinché accetti il testo già trasmesso per l’approvazione alla guida suprema Mojtaba Khamenei.
Nonostante il giro di vite nelle trattative, il presidente statunitense continua a mostrarsi ottimista sulla possibilità di raggiungere un’intesa. In un’intervista rilasciata a Fox News e condotta dalla nuora Lara Trump, il tycoon ha dichiarato che con l’Iran “faremo un grande accordo” e che gli Stati Uniti riusciranno a “distruggere la polvere nucleare rimasta”. Trump ha inoltre sostenuto che Washington saprà “guidare il Medio Oriente verso la stabilità e la pace”, definendo l’attuale fase diplomatica come “un momento importante” che difficilmente si sarebbe ripresentato senza “il coraggio di questa amministrazione e del nostro straordinario esercito”.
Parlando del recente confronto con Teheran, il presidente ha ribadito che l’Iran si trova oggi in una “brutta situazione” e ha accusato i media di non riconoscere la portata della vittoria americana. “Li abbiamo totalmente sconfitti, ma i media non lo dicono”, ha affermato. Quanto ai tempi del negoziato, Trump ha invitato alla prudenza. “La cosa procede lentamente, ci vuole molto tempo. Non ho fretta”, ha spiegato, sottolineando che un eventuale accordo avrebbe anche effetti economici positivi, con una possibile riduzione dei prezzi dell’energia. “Se si ha fretta, non si otterrà un buon affare”, ha concluso.


