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Midterm Usa, chi paga la politica americana? Big Tech, miliardari e lobby: ecco le nuove “smoke-filled rooms” di Washington

Dalle trattative riservate dei notabili nel 1920 ai super PAC che raccolgono milioni di dollari: nelle elezioni di metà mandato il denaro torna a essere uno dei grandi protagonisti della politica americana

Midterm Usa, chi paga la politica americana? Big Tech, miliardari e lobby: ecco le nuove “smoke-filled rooms” di Washington

Midterm Usa, ecco chi paga la politica americana

Si chiamavano “smoke-filled rooms” ed erano i luoghi in cui, nei primi anni del 900, lontano dagli occhi degli elettori, si decideva a tavolino il futuro della politica americana. Il potere a stelle e a strisce aveva i suoi luoghi di contrattazione nelle cosiddette “stanze piene di fumo” – chiamate così per via della scia dei sigari, diventate poi simbolo di una politica decisa dietro le quinte – dove si negoziavano candidature e alleanze. Attorno a quei tavoli sedevano i grandi notabili dei partiti, i dirigenti nazionali e uomini capaci di mobilitare delegati, consensi e risorse: repubblicani da una parte, democratici dall’altra. Si decise così, nel 1920, al Blackstone Hotel, la candidatura alla presidenza di Warren G. Harding, senatore dell’Ohio che fino a quel momento non era tra i favoriti.

Un secolo dopo, il fumo dei sigari è sparito e l’introduzione delle primarie ha ridimensionato il ruolo esclusivo degli apparati di partito nella selezione dei candidati, affidando agli elettori e al voto un popolare un peso maggiore. Il sistema ha visto una progressiva apertura della competizione elettorale che, però, non ha eliminato il ruolo dei grandi interessi economici, al centro anche delle midterm del 3 novembre 2026. La contesa per il controllo del Congresso si intreccia, del resto, con una fitta rete di finanziamenti, che mette al centro le grandi fortune della tecnologia, le aziende dell’intelligenza artificiale, l’industria delle criptovalute e le piattaforme di scommesse online. L’obiettivo? Trovare interlocutori a Washington per decidere le regole che definiranno il loro futuro.

La nuova geografia dei finanziamenti

I numeri restituiscono la dimensione della macchina finanziaria che accompagna la competizione elettorale. Secondo la Federal Election Commission (FEC), tra gennaio 2025 e giugno 2026 i candidati al Congresso hanno raccolto complessivamente 2,8 miliardi di dollari, a fronte di circa 2 miliardi di spese. Nello stesso periodo, i comitati di azione politica (PAC) hanno registrato entrate per 8,3 miliardi e uscite per 6,5 miliardi di dollari.

Accanto a Wall Street – e quindi a settori tradizionali come finanza, industria farmaceutica, petrolio e difesa – stanno guadagnando spazio nuovi protagonisti: criptovalute, intelligenza artificiale e scommesse online. La dimensione del fenomeno emerge dai dati raccolti da Public Citizen: al 23 ottobre 2026, i contributi aziendali riconducibili a questi comparti avevano raggiunto complessivamente 391,3 milioni di dollari, pari al 53% dei 737 milioni di finanziamenti societari censiti per le elezioni federali di metà mandato. A guidare la classifica è il settore delle criptovalute, con 233 milioni di dollari, seguito dalle società di scommesse online, con 85,2 milioni, e dalle aziende tecnologiche e legate all’intelligenza artificiale e ai data center, con 73,1 milioni.

Dietro queste cifre c’è una posta in gioco regolatoria molto concreta. Le società di criptovalute puntano a un quadro normativo più favorevole per i propri prodotti e servizi; le imprese dell’intelligenza artificiale hanno interesse a orientare le regole sulla sicurezza e sulla responsabilità dei sistemi; le piattaforme di scommesse guardano alle norme che disciplinano un mercato in rapida espansione. In tutti e tre i casi, la composizione del Congresso può incidere sulle decisioni legislative e sui controlli federali destinati a definire il futuro di questi comparti. Il denaro, insomma, segue anche le nuove frontiere dell’economia. E prova a farsi trovare vicino a chi scriverà le regole.

Il peso dei super PAC

Uno degli strumenti principali di questa influenza sono i super PAC, comitati politici che possono raccogliere contributi senza i limiti previsti per le donazioni dirette ai candidati e finanziare autonomamente campagne pubblicitarie e altre iniziative elettorali. Per legge non possono coordinare le proprie spese con i candidati che sostengono, ma possono comunque mobilitare risorse enormi a favore o contro una candidatura. È un sistema che ha assunto un peso crescente dopo la sentenza Citizens United v. FEC del 2010, con cui la Corte Suprema ha aperto la strada alla spesa indipendente di imprese e organizzazioni nelle campagne elettorali. A questo si aggiungono le cosiddette operazioni di dark money: finanziamenti che transitano attraverso organizzazioni non profit o altri soggetti che non sono tenuti a rendere pubblica l’identità dei propri donatori, rendendo più difficile ricostruire l’origine di parte del denaro.

Il risultato è una galassia di comitati, associazioni e gruppi di pressione che dispongono di risorse e canali di accesso alla competizione elettorale enormemente superiori a quelli della maggior parte dei cittadini.

Le midterm

Le elezioni di metà mandato sono un appuntamento decisivo proprio perché ridisegnano gli equilibri del Congresso: nel 2026 sono in palio tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 35 seggi del Senato. Il risultato può cambiare la maggioranza parlamentare, la guida delle commissioni e la capacità dell’amministrazione in carica di portare avanti la propria agenda. Può inoltre determinare quanto sarà incisiva l’attività di controllo del Congresso sull’esecutivo.

Il Brennan Center for Justice ha rilevato che, fino a metà ottobre, i 40 maggiori donatori delle elezioni di quest’anno avevano versato complessivamente oltre 2,4 miliardi di dollari. Una cifra record per questo momento del ciclo elettorale e otto volte superiore, in termini reali, a quella registrata nel 2014. Anche la composizione dei grandi finanziatori sta cambiando: accanto ai nomi già noti, avanzano nuovi settori e nuove fortune. Le stanze, insomma, non sono più le stesse: eppure, il fumo continua a spirare.

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