La Nato non cerca uno scontro militare, ma è pronta a combattere se uno dei suoi Paesi membri verrà attaccato. Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, Alexus Grynkewich, ha ribadito la posizione dell’Alleanza durante il Warsaw Security Forum, illustrando anche la strategia militare da adottare in caso di aggressione.
La Teoria della Vittoria prevede tre passaggi: bloccare l’offensiva e neutralizzare le forze nemiche
Fermare un attacco, ridurne la capacità offensiva e, qualora le ostilità proseguissero, neutralizzare le forze nemiche. Sono i tre passaggi della strategia militare della Nato illustrati dal generale Alexus Grynkewich a Varsavia. Il comandante ha spiegato che la “Teoria della Vittoria” dell’Alleanza è stata completata circa tre mesi fa e prevede una risposta articolata in più fasi.
“Bloccare l’attacco; smorzarne la forza; e solo se l’attacco non cessa, neutralizzare le forze che lo stanno sferrando”, ha dichiarato il generale, spiegando come la Nato intende reagire a un’eventuale aggressione contro uno dei suoi membri. Grynkewich ha quindi ribadito la natura difensiva dell’Alleanza Atlantica, avvertendo che un attacco contro un Paese membro provocherebbe una risposta militare: “La Nato non cerca la guerra con nessuno. Ma nessuno scambi il fatto che la Nato è un’alleanza difensiva come una debolezza. Se qualcuno sarà così pazzo da attaccarci combatteremo. In breve, faremo in modo che qualsiasi attacco contro un nostro alleato si riveli del tutto vano”.
Il comandante ha insistito sulla capacità delle forze alleate di impedire a un eventuale aggressore di raggiungere i propri obiettivi militari: “Grazie alla nostra forza collettiva, manterremo la pace. Ma se qualcuno fosse così sconsiderato da attaccarci, reagiremo. Respingeremo l’attacco e impediremo loro di raggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano. In breve, faremo in modo che qualsiasi attacco contro un nostro alleato si riveli del tutto vano”.
Grynkewich ha comunque precisato che un conflitto “non è imminente né inevitabile”, sottolineando la necessità di preparare l’Alleanza anche a eventualità che, al momento, non vengono considerate probabili: “Essere pronti significa pianificare interventi non solo per gli scenari probabili, ma anche per quelli semplicemente possibili”, ha aggiunto.
Il generale ha infine richiamato le capacità di sorveglianza e di reazione delle forze Nato, sostenendo che l’Alleanza avrebbe il tempo necessario per riconoscere i segnali di un’aggressione e mobilitare le proprie unità: “E’ improbabile che l’Alleanza venga colta di sorpresa. Saremo in grado di individuare un imminente attacco, avendo il tempo necessario per valutarne le intenzioni e dispiegare rapidamente le forze”.
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