La catastrofe che ha colpito Nepal e Tibet dovuta allo scioglimento di un enorme ghiacciaio assume ogni giorno dimensioni più grandi e impressionanti. Tra “fantasmi” senza nome seppelliti e parenti con le foto in mano dei propri cari a chiedere informazioni: “Lo avete visto?”. Ma ormai le speranze di trovare ancora qualcuno in vita si sono davvero ridotte al lumicino. Il numero delle persone morte è salito a 1.204, mentre quelle disperse sono adesso 4.216: lo afferma l’autorità nepalese per la gestione dei disastri.
Precedentemente, le autorità nepalesi avevano riferito di 1.114 persone morte e 3.916 disperse. A riportare la notizia è l’Afp, secondo cui, tenendo conto del bilancio ufficiale della situazione in Tibet, in totale almeno 1.225 persone sono morte a causa delle inondazioni del 26 agosto mentre 4.757 risultano disperse.
Il Nepal ha avviato “un’iniziativa diplomatica per chiedere ai Paesi responsabili delle emissioni di gas serra un risarcimento per i danni causati dalle recenti e letali inondazioni improvvise”. A dirlo è il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal alla tv Khantipur. In particolare il ministro ha indicato Cina, Stati Uniti e India come i tre maggiori produttori di gas serra che hanno “una responsabilità storica di risarcire nazioni vulnerabili come il Nepal”.


