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Esteri
Netanyahu infuriato con Soros. Anche Israele contro il finanziere ebreo

Il finanziere George Soros, nato György Schwartz (Budapest 1930) da una famiglia di ebrei ungheresi e naturalizzato americano, viene spesso additato come il burattinaio che muove i fili dietro alle forze politiche e alle Ong che favoriscono l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia in Europa con lo scopo di una vera e propria “sostituzione etnica” ai danni degli europei. Ora persino il premier israeliano Benyamin Netanyahu è infuriato con lui e ha attaccato l’organizzazione New Israeli Fund cui Soros versa centinaia di migliaia di dollari, colpevole a suo dire di aver influenzato il Rwanda nel ritirarsi dall’accordo per ricevere i migranti africani. Mentre il Rwanda nega di aver subito pressioni, ciò che è certo che il New Israeli Fund finanzia tutti movimenti palestinesi e israeliani che contrastano la politica del governo del Likud.

In effetti oltre che presidente del Quantum Group, la sua società d’investimento, Soros è presidente della Open Society Foundations, una rete di fondazioni che finanziano tutte le cause liberali e progressiste negli Usa e nel mondo, fra i beneficiati anche Human Righs Watch e Amnesty International, che non sono mai tenere con Israele. A partire dagli anni ’80 dello scorso secolo i suoi dollari avrebbero aiutato le organizzazioni anticomuniste del blocco sovietico, come Solidarnosc in Polonia e Charta 77 in Cecoslovacchia. I finanziamenti son poi continuati per favorire la democratizzazione post-sovietica nell’Europa dell’Est e in Russia. Oggi è considerato persona non grata dal governo di Putin che nel 2015 proibì la presenza sul suolo russo della Open Society Foundations. Negli ultimi anni però il suo sostegno è andato soprattutto a chi promuove una globalizzazione senza confini di cittadinanza favorendo di fatto l’immigrazione che tanti problemi sta creando in Europa.

È naturale che sia diventato un avversario anzi un nemico da combattere per le forze politiche che cercano di arginare l’invasione dei nostri paesi. In particolare, Viktor Orbàn premier dell’Ungheria, paese natale di Soros, lo ha sempre indicato come il nemico pubblico numero uno. La scorsa estate in vista delle elezioni di questo mese Fidesz (Alleanza civica ungherese) il partito del premier ha tappezzato i muri con il manifesto che ritraeva Soros e la scritta “Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione clandestina. Non lasciate che Soros rida per ultimo”.

La comunità ebraica ungherese e l’ambasciatore israeliano criticarono la campagna vedendoci una sfumatura antisemita, ma Netanyahu che è anche ministro degli Esteri diramò una nota in cui chiariva e di fatto correggeva le parole dell’ambasciatore: “in nessun modo l’affermazione (della nostra ambasciata n.d.r.) voleva delegittimare le critiche a George Soros, che continuamente indebolisce i governi d’Israele democraticamente eletti, elargendo fondi a organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico e tentano di negare il suo diritto all’autodifesa.” Pochi giorni dopo Netanyahu visitò il collega ungherese nella prima visita ufficiale di un premier israeliano confermando l’amicizia fra i due governi. La destra israeliana è nazionalista e il suo leader si allinea ai movimenti politici europei che difendono la sovranità e i propri confini, agli antipodi quindi dell’universalismo di Soros e della sua società senza confini. Il miliardario americano salì all’onore delle cronache nel famoso “Black Wednesday” del 1992 come l’uomo che sbancò la Bank of England quando speculò sulla valuta britannica guadagnandoci 1 miliardo di sterline e obbligando il Regno unito a uscire dallo Sme (Sistema monetario europeo). Analoga operazione condusse quell’anno contro la lira italiana, il governo acquistò 48 miliardi di dollari per sostenere il cambio ma fu inutile e uscimmo dallo Sme.

Ricco (secondo Forbes al 22° posto degli uomini più ricchi del pianeta), speculatore che mette in ginocchio le economie nazionali ed ebreo più che un personaggio reale sembra un cartoon creato dalla penna di un disegnatore antisemita, era scontato che diventasse la conferma vivente dei complottisti, cioè di quei psicolabili che vedono cospirazioni ebraiche ad ogni stormir di foglie. Niente di più errato, Soros si muove da solo per i suoi interessi e per i suoi ideali ispirati dalla Open Society di Karl Popper di cui fu studente alla London School of Economics e non ha l’appoggio delle comunità ebraiche. Anzi. Negli Usa è avversato dall’altro multimiliardario ebreo Sheldon Adelson e dalla lobby filoisraeliana che finanzia la destra israeliana favorevole al mantenimento della Cisgiordania sotto il controllo israeliano e che vede come fumo negli occhi i fiumi di dollari versati da Soros all’organizzazione palestinese BDS che svolge attività di lobbying per boicottare le aziende israeliane. La Open Society Foundations ha sempre evitato di finanziare enti collegabili a Israele, ma negli ultimi anni ha aiutato il Meretz, partito di estrema sinistra e i movimenti che si battono contro l’occupazione quali B’Tselem ("A immagine di", come in Genesi 1:27) e Shovrim Shikà (“Rompere il silenzio”) e appunto il New Israeli Fund che è ora nel mirino di Netanyahu.

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