Il Regno Unito non ha più un primo ministro, come preannunciato infatti Keir Strarmer ha rassegnato le sue dimissioni, oltre che da capo del governo anche da leader dei laburisti. Il grande favorito per prendere il suo posto è Andy Burnham. Nella sua veste di deputato, il sindaco della Grande Manchester può ora ufficialmente aprire la nuova era dei Labour e diventare anche capo del governo. Ma a Downing Street nell’ultimo decennio gli inquilini cambiano spesso e questo porta alla costante instabilità nel Paese, dovuta anche alla Brexit. Basta leggere questi dati per capire come le cose siano profondamente cambiate a livello politico. Tra il 1979 e il 2007 il Regno Unito ebbe soltanto tre primi ministri, mentre dal 2016 al 2024 ne ha avuti cinque in appena otto anni.
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Se Margaret Thatcher governò il Regno Unito per oltre 11 anni e i suoi successori, John Major e Tony Blair, rimasero a Downing Street per altri 17, la stabilità quasi proverbiale del Paese d’Oltremanica ha subito forti contraccolpi dal 2016 in poi: negli anni successivi alla Brexit, infatti, Londra ha visto alternarsi quattro primi ministri in appena otto anni. Lady di Ferro restò al potere dal 1979 al 1990, vinse le elezioni per tre volte consecutive e trasformò profondamente l’economia britannica con privatizzazioni, deregulation e una dura lotta ai sindacati.
Poi toccò a John Major, ma nonostante i suoi sette anni di governo, non riuscì particolarmente a incidere, complice anche il “Mercoledì nero” del 1992 con la pesante crisi della lira italiana e della sterlina inglese. Nel 1997 venne sconfitto da Tony Blair, in carica fino al 2007. La sua popolarità fu però gravemente danneggiata dal sostegno alla guerra in Iraq del 2003. Dopo anni di tensioni con il suo cancelliere Gordon Brown e un crescente malcontento interno, lasciò l’incarico. Proprio Gordon Brown prese il suo posto, ma complice la crisi finanziaria del 2008, non riuscì a imporsi e perse rapidamente il consenso dei laburisti.
Nel 2010 toccò a David Cameron, ma il suo nome è associato inevitabilmente alla Brexit, il referendum perso lo portò alle dimissioni dopo sei anni di governo, in cui era anche riuscito per la prima volta dal dopoguerra a formare una coalizione per amministrare il Paese. Dal 2016 in poi le cose sono profondamente cambiate, prima Theresa May, poi Boris Johnson (travolto dall’emergenza Covid), e ancora Liz Truss (per un solo mese), Rishi Sunak (due anni piuttosto timidi) e infine Keir Stramer. Il Regno Unito non è più riuscito a ritrovare la stabilità politica. Avanti il prossimo, con ogni probabilità sarà Andy Burnham.

