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Esteri
Myanmar, Xinjiang, Cina/Russia,Xi nel Fujian, Medio Oriente. Pillole asiatiche

Oltre 90 morti in un giorno, circa 400 in meno di due mesi. Sono le drammatiche cifre in arrivo dal Myanmar, dove dopo il golpe militare dello scorso 1° febbraio la situazione continua a precipitare in una spirale di violenza e di repressione della quale non si intravede una via di uscita. Si tratta del bilancio giornaliero più tragico dall'inizio delle proteste. I manifestanti sono scesi in strada, come fanno praticamente ogni giorno da quasi due mesi, anche in occasione della giornata delle forze armate. In diversi video che circolano sui social si vedono militari che sparano in loro direzione anche senza aver subito provocazioni o in luoghi nei quali non ci sono proteste. L'ordine ricevuto dai soldati appare quello di sparare per uccidere.

Tra le vittime anche tanti giovanissimi, compreso un bambino di cinque anni. L'ambasciata degli Stati Uniti ha reso noto che ci sono stati degli spari contro l'American Center di Yangon, senza conseguenze. In questi giorni gli hanno imposto sanzioni contro ufficiali e unità militari birmane, compresi il capo della polizia Than Hlaing e il comandante dell'ufficio per le operazioni speciali Aung Soe. Inserite nella blacklist anche due unità dell'esercito, la 33/ma e la 77/ma divisione di fanteria leggera.

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Il Tatmadaw ha comunque celebrato con parate la giornata delle forze armate, durante la quale è stato tra l'altro ricevuto il vice ministro della Difesa della Russia, Aleksandr Fomin. Non si tratta di un ospite a caso, visto che Mosca ha aumentato la cooperazione in materia militare con il Myanmar. Lo scorso gennaio, poco prima del golpe, i due paesi hanno sottoscritto un accordo per la fornitura dei missili terra aria Pantsir-S1 dei droni, Orlan-10E, e di radar. "La Russia ha come obiettivo strategico quello di intensificare le relazioni bilaterali", ha dichiarato Fomin per cui il Myanmar è "alleato strategico e affidabile".

A proposito di armi, resta da chiarire il possibile export di munizioni, nonché l'addestramento di militari birmani, in cui sarebbero coinvolte anche realtà italiane

Qualcosa si muove, intanto, a livello Asean. Il ministro degli Esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan, è andato in Brunei, presidente di turno per il 2021, per discutere del golpe. Indonesia (soprattutto) e Malaysia spingono a tutti i livelli per un vertice dedicato. Non si tratta di una banalità, all'interno di un gruppo di paesi tra i quali è sempre stata applicato il principio di non interferenza in materia di politica estera.

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PECHINO-MOSCA-WASHINGTON

Ma è le intenzioni di alcuni degli attori Asean potrebbero non bastare per invertire il corso degli eventi, vista anche la posizione resa esplicita dalla Russia. Una posizione sulla quale è difficile non immaginare non ci sia stata condivisione con la Cina, vista la visita del ministro degli Esteri Lavrov a Guilin nei giorni scorsi. Visita dalla quale Mosca e Pechino sono uscite più unite contro il "bullismo" di Washington. La scelta temporale di Lavrov non è stata casuale, subito dopo il summit in Alaska (di cui ho scritto nel dettaglio qui e che secondo Giorgio Cuscito è servito per compattare il fronte anti cinese) e il rilancio del Quad, nonché il tour asiatico di Antony Blinken e Lloyd Austin tra Giappone, Corea del sud e India.

Lavrov e Wang Yi, che sostengono che gli Usa stiano creando "alleanze da guerra fredda", si sono impegnati a contrastare l'egemonia globale del dollaro per mettersi al riparo dalle sanzioni americane. Un tema fondamentale, che si ricollega alla strategia finanziaria della Cina di cui ho parlato qui con Alessia Amighini di ISPI.

Dopo la visita di Lavrov, si sono riuniti a Bruxelles i ministri Nato. Secondo Jens Stoltenberg i paesi dell'Alleanza Atlantica uniti "possono fare fronte sia alla Russia sia alla Cina". Il clima è quello della divisione in campi contrapposti, quantomeno a livello politico e ideologico. Lo dimostra anche il discorso di Joe Biden (che ha comunque invitato sia Xi Jinping sia Vladimir Putin al vertice sul clima di aprile) in cui garantisce che non lascerà a Pechino il ruolo di potenza leader. Così come lo dimostrano le sanzioni di Unione europea, Regno Unito e Canada a ufficiali cinesi per la situazione dei diritti umani e del lavoro forzato nello Xinjiang. A cui sono seguite contro-sanzioni cinesi molto più estese di quanto non lo fossero state quelle dei paesi occidentali (che colpiscono anche enti di ricerca internazionalmente riconosciuti come il Merics) e report sulle presunte violazioni dei diritti umani operate dagli Usa. Ora il CAI, l'accordo sugli investimenti tra Ue e Cina, appare davvero a rischio. Prevedibile che si alzi anche il dibattito sul possibile boicottaggio dei Giochi Olimpici invernali del 2022, in programma proprio a Pechino.

La Cina, facilitata in questo dai quattro anni di presidenza Trump, sostiene che agli Usa non interessano i diritti umani ma solo la conservazione dell'egemonia globale. Ma non ci sarà una nuova guerra fredda, scrive Foreign Affairs. Per quanto possa essere aspro lo scontro a livello diplomatico, sul piano commerciale la Cina è troppo interconnessa con il resto del mondo per arrivare davvero al famigerato decoupling

 

XINJIANG E GIAPPONE

Le conseguenze di questa interconnessione sono plasticamente visibili nel caso Xinjiang. Il fronte delle aziende internazionali che hanno aderito alla Better Cotton Initiative e che hanno espresso preoccupazione per la situazione dei diritti nella regione autonoma o hanno sospeso l'acquisto di cotone da lì proveniente è finito nel mirino degli utenti (e dunque dei consumatori) cinesi. L'arma del boicottaggio sta già colpendo brand come H&M, Burberry o Nike, ma la "lista nera" è molto più lunga. 

Temere di finirci dentro può causare crolli in Borsa, come successo alla giapponese Muji (nonostante a un audit interno non sia seguito un blocco delle importazioni). Ecco chi allora prosegue a operare in Xinjiang come Hugo Boss o Asics. Per le aziende internazionali fare business non è più solo fare business. L'ecosistema è sempre più politicizzato.

Chi non ha sanzionato la Cina per quanto accade nello Xinjiang è il Giappone. Il portavoce del governo, Katsunobu Kato, ha affermato che la legislazione nazionale sul commercio internazionale "non comprende regole basate sui diritti umani" per imporre sanzioni economiche alla Cina.

Come qui abbiamo raccontato più volte, l'approccio di Tokyo a Pechino è di natura duplice: competizione e anche confronto sul piano politico e strategico (per esempio su Taiwan o sul Mar cinese meridionale), ma grande cooperazione a livello commerciale. D'altronde, la Cina è il primo partner economico del Giappone, con un'interdipendenza spiccata nei settori tecnologico, manifatturiero e automotive (lo dimostra, tra le altre cose, un nuovo progetto in loco di Toyota ma anche il peso delle vendite sul mercato cinese per tutte le case automobilistiche nipponiche). 

A proposito di Giappone, la piattaforma Line (molto diffusa in Asia orientale) ha sospeso l'accesso ai dati degli utenti giapponesi da parte dei partner cinesi.

 

XI NEL FUJIAN, TAIWAN

Nei giorni scorsi Xi è stato in ispezione nella provincia meridionale del Fujian. Da qui ha parlato di passato culturale e di futuro della Repubblica Popolare, chiedendo agli ufficiali locali di incrementare gli sforzi per integrare Taiwan.

Più che probabile Xi abbia visitato anche il comando dell'Esercito popolare di liberazione. A distanza di poche ore dalla sua visita, tra l'altro, Taipei ha registrato la maggiore incursione di mezzi militari aerei (oltre 20) della Repubblica Popolare.

Dagli Stati Uniti arrivano nuovi avvertimenti da parte di generali delle forze armate sul fatto che una possibile invasione cinese possa essere "molto più vicina di quanto si pensi". 

Nel frattempo, Taipei e Washington rafforzano la cooperazione militare con la firma di un memorandum marittimo, che istituisce un gruppo di lavoro congiunto in materia di guardia costiera. Il Giappone si dice pronto a cooperare con gli Usa nel caso di un'azione cinese. Sui media nipponici si ragiona sul ruolo che Tokyo dovrebbe giocare in materia taiwanese, così come l'argomento inizia a sfiorare anche l'Europa. 

Nuovo incidente militare per l'esercito taiwanese: coinvolti due aerei da combattimento.

Sui media cinesi, intanto, si continua ad attaccare e negare il dialogo chiesto dal governo di Taipei per il mancato riconoscimento da parte del DPP del celeberrimo "consenso del 1992".

Per restare sul piano diplomatico, il Paraguay (alleato diplomatico di Taipei) sostiene che la Cina abbia avvicinato suoi politici per proporre milioni di dosi del suo vaccino in cambio della rottura dei rapporti con Taiwan. Dall'altro lato, il governo taiwanese garantisce sostegno finanziario per comprare il vaccino ai suoi alleati diplomatici, con la condizione che quei soldi non vengano utilizzati per acquistare il siero cinese.

 

CINA

Pechino mette a segno punti importanti in Medio Oriente. E, soprattutto, riesce a farlo anche tra schieramenti teoricamente contrapposti. Wang Yi ha prima incassato il sostegno di bin Salman su Hong Kong e Xinjiang, e poi è volato in Iran dove ha firmato quell'accordo strategico di 25 anni di cui si era tanto parlato qualche mese fa. Non solo. Pechino si propone anche per ospitare un ipotetico dialogo tra Israele e Palestina.

La sfida con gli Usa arriva anche in America latina, con Washington attiva nel tentativo di trovare un coordinamento sul tema della pesca illegale. Nuova consegna di vaccino cinese in Colombia, con tanto di discorso di Xi ai colombiani.

Si avvicina il centenario del Partito comunista cinese, che ricorre a luglio. Intanto è stato reso noto il logo dell'anniversario. Non ci sarà una parata militare in quell'occasione, ma intanto i soldati prendono lezioni di "lealtà".

Il vaccino cinese Sinovac ha raggiunto con 160 milioni di dosi 16 paesi nel mondo. Sul piano interno, accelera la somministrazione di vaccini, ora vicina alle 100 milioni di dosi. Shanghai è la prima città cinese dove all'inoculazione sono ammessi anche residenti stranieri.

La Cina insiste nel suo proposito di aumentare il controllo sul settore digitale e limitare il potere delle big tech, tramite nuove regolamentazioni sulla raccolta online di informazioni personali degli utenti, e con una proposta per una joint venture che faciliti la condivisione dei dati accumulati dalle aziende private. Secondo Bloomberg, il governo cinese ha infatti proposto l’istituzione di un ente affiliato con lo Stato, che in collaborazione con alcune delle più grandi piattaforme di e-commerce e servizi di pagamenti online avrà il compito di rendere accessibili e condivisi i dati relativi ai consumatori. Proposte anche regole globali per le monete digitali.

Brutto momento per Tesla in Cina.

Prosegue la politica a doppio binario del governo sul Tibet. Assimilazione culturale da una parte, investimenti infrastrutturali dall'altra.

 

COREE

Tra le prime azioni in politica estera di Biden c'è stata la conclusione dell'accordo militare con la Corea del sud (che aumenta le spese difensive del 14% a fronte del 400% richiesto da Trump) e il rilancio del dialogo trilaterale che comprende anche il Giappone (dopo che la disputa storica, commerciale e diplomatica tra Seul e Tokyo lo aveva di fatto interrotto anche per inazione di Washington).

Ma intanto Seul ha approfondito il dialogo con la Cina (e Xi compirà una storica visita di Stato a Seul nei prossimi mesi). Sulla stampa cinese si moltiplicano le letture secondo cui proprio la Corea del sud è l'anello debole della linea asiatica di Biden.

Basti pensare all'assenza di riferimenti a Pechino nella dichiarazione congiunta dopo l'incontro Blinken/Austin-Moon. E nel 2022 si va a votare per le presidenziali. Uno scandalo immobiliare che tocca esponenti della maggioranza hanno fatto precipitare il gradimento per Moon, e c'è chi ritiene che la presidenza possa tornare contendibile dall'opposizione. Primi segnali interessanti potranno arrivare dalle elezioni locali di Seul e Pusan del 7 aprile.

La Corea del Nord ha effettuato test con missili a corto raggio nella sua prima sfida all'amministrazione di Joe Biden. La risposta di Moon è stata molto dura. "Ci stiamo consultando con alleati e partner: ci sarà una risposta se Pyongyang sceglierà l'escalation. Ma sono pronto anche a qualche forma di diplomazia, a condizione di una denuclearizzazione", ha detto Biden.

Ah, il russo Lavrov dopo che in Cina è stato anche in Corea del sud.

 

SUD EST E SUBCONTINENTE INDIANO

Continuano le polemiche sul Mar cinese meridionale, in particolare tra Cina e Filippine. Manila si muove per contrastare l'azione di circa 200 navi cinesi intorno al conteso Whitsun Reef. Gli Stati Uniti esprimono sostegno al governo di Duterte, che a livello commerciale continua la collaborazione con la Cina. Per esempio nel settore delle telecomunicazioni.

La Cina estende la sua presenza anche nell'area delle isole Spratly

In Cambogia prosegue la repressione dell'opposizione ma tra i critici c'è chi ha un trattamento migliore. C'è un motivo.

Il Vietnam svela una strategia sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Cinque sostenitori di un gruppo islamista radicale sono stati uccisi in Bangladesh durante violenti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti che protestavano contro una visita del primo ministro indiano Narendra Modi.

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