A Londra il riconoscimento facciale è realtà: 2mila pregiudicati riconosciuti, 173 gli arresti
Mentre in Italia è in corso uno scontro politico acceso sul decreto che regola il riconoscimento facciale con IA, parte del recepimento dell’AI Act europeo, con un braccio di ferro tra Palazzo Chigi e Bruxelles, a Londra il sistema è già realtà. Secondo i dati diffusi dalla Metropolitan Police di Londra al termine di sei mesi di sperimentazione del riconoscimento facciale in tempo reale basato sull’intelligenza artificiale – testato nel quartiere di Croydon, nella zona sud della capitale britannica – sarebbero state individuate con il sistema più di 2.000 persone con precedenti penali. 173 gli arresti eseguiti, tra cui quello di una donna latitante da oltre vent’anni, ricercata per diversi reati e mai rintracciata fino ad oggi, e una riduzione della criminalità del 10,5% nell’area monitorata. Solo un solo falso riconoscimento, invece, su circa 470 mila volti analizzati.
Alla luce dei risultati ottenuti, la Metropolitan Police si prepara a estendere in modo significativo l’utilizzo della tecnologia. Entro Natale saranno installate le prime telecamere permanenti nelle aree più frequentate del centro di Londra, a partire da quartieri come West End e Soho. Successivamente, nel corso del 2027, il sistema verrà progressivamente esteso ad altre sei zone della città. “L’implementazione di questa tecnologia è ormai un obbligo, dato che non possiamo sottrarci al progresso con il rischio di farci superare dai criminali. E poi riflette una semplice verità: funziona”, spiega all’Adnkronos Mark Rowley, commissario della Met Police.
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Per i vertici di Scotland Yard, l’Lfr, acronimo di Live Facial Recognition, rappresenta ormai una risorsa fondamentale per velocizzare le indagini e ottimizzare budget operativi sempre più ridotti. “I risultati parlano da sé – prosegue Rowley -. La sperimentazione di sei mesi a Croydon ha portato a una riduzione della criminalità e a un calo significativo della violenza contro donne e ragazze. Il tutto a fronte di un solo falso allarme su centinaia di migliaia di persone scansionate. Inoltre, è fondamentale sottolineare che l’Lfr affianca gli agenti, non li sostituisce”.
Le polemiche
Di avviso opposto sono le organizzazioni per i diritti civili. L’installazione di telecamere fisse in strade e quartieri molto frequentati implica che centinaia di migliaia di cittadini finiscano per essere monitorati senza alcuna motivazione giudiziaria. Attivisti come quelli di Big Brother Watch parlano apertamente di un confronto all’americana digitale a cui nessuno può sottrarsi. “Ci sono evidenti pericoli per la privacy, il rischio di errori di persona e le discriminazioni razziali legate all’algoritmo“, spiega all’Adnkronos il responsabile dell’associazione, Jack Coulson.
“L’espansione del riconoscimento facciale in tempo reale tramite telecamere fisse – aggiunge Coulson – è un’escalation allarmante di una tecnologia intrusiva che ha già scansionato i volti di milioni di londinesi innocenti. Per tale motivo chiediamo alla Metropolitan Police di sospenderne l’utilizzo almeno fino a quando il Parlamento britannico non avrà approvato una legge regolatoria sull’IA, prevista per l’autunno”.
Il riconoscimento facciale conquista anche i supermercati
Il fenomeno, nel frattempo, non riguarda più soltanto le forze dell’ordine ma sta contagiando rapidamente anche il settore privato. È il caso della catena di supermercati Sainsbury’s che ha avviato progetti per integrare il riconoscimento facciale attraverso piattaforme private come Facewatch, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la piaga dei furti nei negozi e proteggere i propri dipendenti da aggressioni. Ad oggi sono 40 i negozi della catena che l’hanno già adottata, ampliandola a 200 entro il prossimo Natale e incrementando ancora il numero dei punti vendita nel corso del 2027.
Questa diffusione avviene tuttavia all’interno di una profonda zona grigia della normativa. Nel Regno Unito i privati non necessitano di licenze statali dedicate, ma si limitano ad applicare le deroghe generiche del Data Protection Act sulla prevenzione dei reati, l’equivalente britannico del codice italiano della privacy. In questo modo, i grandi marchi del dettaglio possono sorvegliare biometricamente chiunque entri nei punti vendita, alimentando un forte dibattito su dove finisca il legittimo diritto di tutela aziendale e dove inizi una sorveglianza invasiva dei consumatori.

