Filippo Sensi (Pd): “Il riconoscimento facciale? Uno scandalo. Hanno provato a spiare le persone senza consultare il Parlamento”
Scherzano, dai corridoi del transatlantico della Camera dei deputati, gli onorevoli del Partito Democratico Filippo Sensi e Debora Serracchiani. “Facciamo una foto, occhio che si attiva il riconoscimento facciale”, dicono i due, in una scena dal sapore tutto parlamentare.
A loro si uniscono anche il leader di +Europa Riccardo Magi e l’eurodeputato dem Brando Bonifei: rilassati, ma non troppo. È pomeriggio, e a tenere banco tra i parlamentari da giorni alle prese con i voti di “fine anno”, emendamenti a raffica, e via vai continui dall’Aula – gli ultimi prima della pausa estiva – è l’argomento del giorno, il caos sul possibile utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale e dei dati biometrici dei cittadini, che ha mandato su tutte le furie le opposizioni, pronte a gridare allo scandalo e a un clima di controllo in stile 1984 di Orwell.
“Ci hanno provato. Hanno provato a fare un provvedimento che sorpassa il Parlamento e consente la pesca a strascico dei dati biometrici dei cittadini”, dice dalla sala stampa della Camera, ad Affaritaliani, il senatore dem Sensi. “Il provvedimento non ha nulla a che vedere con la criminalità né con la sicurezza, è un controllo massivo e indiscriminato dei cittadini. Sono arrivati con un provvedimento che non doveva essere nemmeno discusso in Parlamento, e ne è uscito uno scandalo. Oggi stanno cercando di fare marcia indietro, dicendo di fidarsi di loro, solo perché l’Unione Europea ha detto che non si possono spiare i cittadini se stanno in strada o in piazza”, spiega il senatore.
Poi l’attacco alla linea seguita da Palazzo Chigi: “Gli atti dicono che tra ieri e oggi, con una fretta immotivata, loro volevano il sì del Parlamento senza emendamenti, senza discussioni, senza confronto al loro disegno, che è contrario a ciò che dice l’Europa. Poi, dopo la sollevazione del Parlamento, stanno venendo a miti consigli. Non ci si può fidare di un governo che vuole andare avanti con palle incatenate su un provvedimento che di fatto riguarda la libertà e i diritti dei cittadini. Noi siamo per la Polizia di Stato, non siamo per lo Stato di polizia”, conclude Sensi.
Leggi anche: Riconoscimento facciale, Palazzo Chigi si appella all’Ue ma Bruxelles frena: “Negli spazi pubblici è vietato dall’AI Act”
Sul tema anche la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani: “Una materia così delicata come quella del riconoscimento facciale e dell’utilizzo di sistemi biometrici avrebbe dovuto essere affrontata attraverso un percorso ordinario, consentendo al Parlamento di approfondire e di esprimere pienamente la propria posizione. Anche perché lo schema di decreto legislativo del governo non tiene adeguatamente conto del quadro europeo e delle garanzie previste dalla nostra Costituzione e dalle nostre leggi”, dice Serracchiani.
“Il Pd in commissione ha votato contro questo schema di decreto perché, nonostante i tentativi della maggioranza di parlare di aperture, nella sostanza non sono state accolte le condizioni poste dal Parlamento – sottolinea la deputata dem -. Sono state recepite solo alcune blande osservazioni, lasciando irrisolti i nodi fondamentali”. “Le regole devono essere quelle fissate dall’Ue, dalla Carta costituzionale e dal nostro ordinamento – aggiunge -. Chiediamo al governo un ravvedimento: questi strumenti possono essere una risorsa, ma non possono diventare una scorciatoia che mette a rischio diritti e libertà dei cittadini. No alla sorveglianza dei cittadini, no a uno Stato Grande fratello”.
Intanto, il decreto sul riconoscimento facciale, che il governo voleva approvare prima della pausa estiva, si è arenato: il voto in Commissione Affari europei alla Camera è stato rinviato a sorpresa oggi, dopo che la maggioranza ha ritirato all’ultimo il parere della relatrice per un “ulteriore approfondimento”, complice anche la posizione di Forza Italia che ha espresso critiche nelle Commissioni. Nel frattempo il Garante Privacy ha dato un via libera condizionato al testo, ma ha avvertito che la raccolta generalizzata di dati biometrici rischia di non essere coerente con l’AI Act europeo, posizione ribadita ieri anche da Bruxelles. Il Pd, con Sensi in prima linea, continua ad attaccare parlando di deriva verso uno “Stato di polizia”. La partita resta quindi aperta, con il governo che deve rivedere il testo prima di ripresentarlo.

