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Esteri
Nato-Russia, sale la tensione. Ma l'unica vittima è il mercato Ue

Di Roberto Preatoni

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una serie di mosse e contro-mosse sullo scacchiere militare europeo da parte della Nato (dietro forte spinta degli USA) e della Federazione Russa, in una partita che riporta ai tempi della guerra fredda e dello storico scontro che avvenne nel 1972 tra Bobby Fischer e Boris Spassky.

La tensione tra le due superpotenze si è acuita nel marzo del 2014 in seguito all'annessione della Crimea alla Federazione Russa, annessione che a seconda dei punti di vista è stata interpretata come invasione da parte della Nato o come riappropriazione da parte della Russia.
Le ragioni della Russia non sono note a tutti: la Crimea entrò a far parte dell'impero russo nel 1783, trasformandosi nel 1917 in una delle repubbliche facenti parte dell'impero sovietico. Venne poi trasferita nel 1954 all'Ukraina, quand'essa faceva parte dell'Unione Sovietica e solo nel 1991, con il dissolvimento di quest'ultima si trasformò in repubblica autonoma all'interno dell'Ukraina ma continuando ad ospitare una popolazione a maggioranza russa.
 
Nel febbraio 2014 la rivoluzione ucraina con il conseguente roversciamento del governo filo-russo dell'allora presidente Viktor Yanukovych e lo spauracchio della revoca del "contratto di affitto" che la Russia pagava per l'utilizzo del territorio, hanno messo in serio pericolo gli interessi militari di Putin. E' infatti attraverso la propria base militare navale in Crimea che la Russia si è garantita sin dal 1783 un importante accesso strategico al Mar Nero e più recentemente la messa in sicurezza delle rotte per il trasporto del proprio greggio nella regione.
 
L'annessione della Crimea è stata avallata dal risultato del referendum tenutosi nella regione nel marzo 2014 il cui risultato però non è mai stato riconosciuto dalle Nazioni Unite. 
 
Il presidente Vladimir Putin infatti, tra le ragioni che hanno spinto all'annessione coatta della Crimea, oltre a quelle storiche ha portato avanti quelle relative al diritto di autodeterminazione dei popoli: la regione da lunghissimo tempo ospita una popolazione a maggioranza russa, pertanto avrebbe avuto il diritto di autodeterminare la propria annessione alla Federazione Russa.
 
Qualsiasi analista politico che fosse onesto intellettualmente non potrebbe non chiedersi le ragioni dell'applicazione di due pesi e due misure da parte della Nazione Unite in merito, per esempio, all'invocato (ed appoggiato) diritto di autodeterminazione dei popoli che fu utilizzato per giustificare il processo di disgregazione della Jugoslavia a cavallo tra il 1991 ed il 1995. 
 
Le motivazioni dietro la disparità di trattamento nei confronti della Russia nella questione della Crimea sono evidenti: una Russia forte sarebbe pericolosa per gli interessi della Nato e prima ancora degli Stati Uniti, da lì la decisione del marzo 2014 dell'Unione Europea dietro pressione degli Stati Uniti di imposizione di sanzioni economiche ai suoi danni.
 
Sanzioni che va detto, hanno creato più danni all'economia europea che non alla Russia stessa, la quale ha semplicemente rimpiazzato i propri partner commerciali occidentali con nuovi partner orientali. Un vero autogoal.
Da allora la Russia al posto di indebolirsi ha continuato a rafforzarsi espandendo la propria influenza militare e politica sullo scacchiere mediorentale, in Siria prima e più recentemente in Egitto, altro ex-alleato storico degli USA.
 
E l'Italia nel frattempo che posizione ha preso? E' interessante notare come la stampa di centro-sinistra si sia prestata alla propaganda anti-russa fotocopiando le boutade giornalistiche dei tabloid inglesi e americani, arrivando recentemente a rappresentare ai nostri occhi le code ai supermercati russi di cittadini che si stavano preparando alla terza guerra mondiale, ovviamente una baggianata. 

Contemporaneamente si è realizzato il paradosso che la stampa italiana di centro-destra, quella storicamente vicina alle posizioni degli USA sia in realtà oggi allineata con le posizioni russe, cercando in tutti i modi di gettare l'acqua sul fuoco della propaganda a stelle e strisce. Contemporaneamente Obama cerca di riaccendere gli incendi mentre Putin cerca di spegnerli con innumerevoli interventi dai toni pacati nelle vari riunioni alle Nazioni Unite, basta andare su Youtube per poterli ascoltare con le proprie orecchie.
 
I recenti spostamenti di truppe e di missili Iskander ai margini dei confini polacchi non sono altro che un monito che la Russia lancia al mondo occidentale nel tentativo di dire "lasciateci in pace e fatevi i fatti vostri", ma la propaganda occidentale li spaccia come il preludio ad una possibile invasione nei confini europei, al punto di controbattere spostando truppe militari (anche italiane) entro i confini della Lettonia.
 
Posto che oramai sia chiaro a tutti che qualsiasi invasione militare sia meno conveniente della conquista dei mercati e dell'imposizione dei propri prodotti, l'ultima cosa che la Russia starebbe pianificando sarebbe l'invasione di paesi europei, a maggior ragione se sotto l'egida NATO.
 
Per mettere in ginocchio l'Europa infatti non è necessario che la Russia sposti i missili balistici verso i confini polacchi, ricordiamoci che dai tempi della guerra fredda spaziale la Russia è in possesso di missili nucleari intercontinentali, le recenti versioni dei suoi missili R-36 hanno una gittata di 16.000 km, circa la metà della circonferenza terrestre. 
 
Un cosa però è certa: il conflitto Nato-Russia ha già fatto una prima vittima ovvero l'economia europea.
Lascio ai lettori il compito di interpretare chi sia a trarne il maggior vantaggio.
 
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