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Esteri
"Mosca punta su Mediterraneo e MO. Per Obama Putin è un dittatore"


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Arduino Paniccia, docente di Studi Strategici all'università di Trieste (autore del libro Trasformare il Futuro, in inglese ReshapingTheFuture, Mazzanti Libri ME Publisher, l'unico libro di uno stratega straniero che ha venduto in Cina parlando della strategia cinese) spiega con un'intervista ad Affaritaliani.it che cosa accadrà tra Russia e Ucraina dopo il referendum di domenica in Crimea.

Qualora la maggioranza dei cittadini della Crimea votasse a favore del referendum per l'annessione alla Russia, si rischia un'escalation militare con l'Ucraina?
"Secondo me no. Ritengo che il referendum e un eventuale voto a favore siano un'arma in mano a Putin, eventualmente, per trattare su un punto che alla Federazione Russa interessa moltissimo: la permanenza della flotta russa nelle basi di Sebastopoli, irrinunciabile per Mosca".

Che cosa farà Putin nel caso di voto a favore in Crimea?
"E' un problema che la Federazione Russa può risolvere in tre modi. Primo: può decidere di fare in modo che la Crimea si proclami repubblica indipendente. Secondo: può chiedere all'Ucraina di riconoscere la Crimea, dopo una trattativa lunga e faticosa, come repubblica autonoma. Terza: può spingere per la formazione di una federazione crimeo-ucraina. Putin non ha alcuna intenzione di caricarsi direttamente l'intera Crimea. A Mosca interessa la libertà di movimento nel Mar Nero e nel Mediterraneo".

Siamo tornati alla Guerra Fredda?
"E' una specie di Guerra Fredda. I rapporti tra Usa e Russia sono pessimi da tempo e sono peggiorati dopo la crisi siriana. La risposta dell'Occidente sull'Ucraina ha inevitabilmente portato a un braccio di ferro, ma non si arriverà all'escalation militare. I rapporti Mosca-Washington sono leggermente migliorati con il controllo delle armi nucleari, ma quando gli Stati Uniti hanno capito che la Russia ha una propria strategia di influenza nel Mediterraneo e ha stretto un'alleanza militare con la Cina, volendo tornare ad essere una potenza a 360 gradi, i rapporti si sono deteriorati".

Miglioreranno?
"Finché non c'è un cambio di presidenza alla Casa Bianca i rapporti Usa-Russia resteranno cattivi. La crisi durerà fino a quando ci sarà in carica Obama. Il presidente Usa considera la Russia un paese di autocrati, una dittatura. Le affermazioni che sono state fatte nel chiuso delle stanze del potere di Washington sulla Federazione Russa sono pesanti. E la vicenda della Siria ha fatto precipitare la situazione".

In che modo?
"Di fatto la presenza della flotta russa in Siria ha impedito la caduta di Assad. E tutto ciò è stato maldigerito da Obama e dalla Nato. Oggi c'è un vuoto nel Mediterraneo e la Russia vuole riemperlo avendo una totale libertà di manovra in Euroasia".

Che cosa vuole in definitiva Putin?
"Alla Russia interessa il Mediterraneo, infatti è tornata ad avere un rapporto molto stretto con l'esercito egiziano. Mosca ha capito che gli Usa intendono ritirarsi man mano che diventano autonomi sul fronte energetico e per i russi si preparano a stringere nuovi rapporti in Medio Oriente. E' chiaro che se esplodesse una rivolta in Bielorussia, ad esempio, Mosca interverebbe. Ma l'interesse di Putin è da un'altra parte e vuole coprire il vuoto lasciato nel Mediterraneo e nel Medio Oriente dagli Stati Uniti. Per questo motivo la Russia tiene moltissimo alla base di Sebastopoli e al Mar Nero".

E le opposizioni russe?
"Non contano quasi nulla. I russi sanno che il bilancio della loro vita dipende dall'energia. Non sono una banda di contadini. Questa strategia serve proprio a tenere in piedi il bilancio nazionale e tutti sanno che il paese vive su energia e gas. E' quindi normale che Putin trovi consenso in patria".
 

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