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Esteri

Sara' estradato in Libia per esservi processato Ahmad Ghaddaf al-Dam, cugino del defunto dittatore libico Muammar Gheddafi e gia' eminenza grigia del vecchio regime, arrestato oggi insieme ad Ali Maria, ex ambasciatore libico al Cairo, e a Mohammed Ibrahim, fratello di Ahmed Ibrahim, gia' dirigente di alto rango sotto lo stesso Gheddafi. Tutti sono stati catturati nelle rispettive abitazioni della capitale egiziana dai locali servizi di sicurezza, su ordine internazionale di arresto spiccato a loro carico dall'Interpol: lo hanno riferito fonti inquirenti.

Le forze speciali della polizia avevano circondato l'appartamento di Dam, che alla fine si e' arreso consegnandosi agli agenti: non prima pero' che questi fossero stati costretti a ingaggiare una violenta sparatoria con le guardie del corpo, libiche e palestinesi, del super-ricercato. A convincerlo sarebbe stato l'intervento del console generale di Libia, il quale lo avrebbe avvertito di "non avere via di scampo".

Dam a quel punto e' stato condotto negli uffici della Procura Generale per essere interrogato: raggiunto al telefonino, ha tentato di minimizzare l'accaduto, aggiungendo di voler presentare una nota di protesta alle autorita' dell'Egitto e a quelle del suo Paese. "Sono da solo adesso, nello studio dei miei avvocati", ha concluso. Invece e' finito davanti al procuratore, che ne ha disposto la custodia preventiva per un minimo di trenta giorni, in attesa del completamento delle indagini "relative a numerose accuse", hanno riferito le fonti.

Per il cugino del Colonnello l'unica possibilita' appare al momento l'eventuale possesso della nazionalita' egiziana, essendo sua madre nativa di tale Paese. Dall'ambasciata di Libia sono peraltro trapelate indiscrezioni secondo cui non l'aveva almeno fino a prima del 2011, quando dilago' la rivolta anti-Gheddafi.

Piu' anziano di costui, ma a lui in sostanza identico fisicamente, l'uomo era considerato in Libia una delle figure-chiave del passato apparato di potere. Il 24 febbraio 2011 a sorpresa diserto' e riparo' in Egitto, il coordinamento dei rapporti con il cui governo erano uno dei suoi compiti principali. All'epoca Dam giustifico' la propria scelta denunciando le violazioni dei diritti umani diffuse in patria, ma da piu' parti si sostiene invece che in realta' il suo vero obiettivo fosse una missione segreta in Siria dove cercare aiuti per il cugino, alle prese con l'insurrezione dilagante che infine lo avrebbe rovesciato, costandogli inoltre una fine orrenda.

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