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Esteri
"Bene Putin". Dietrofront di Obama sulla Siria

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto un dietrofront riguardo la politica russa in Siria, più volte aspramente criticata. Durante il faccia a faccia con il leader russo a margine del G20, Obama ha lodato gli sforzi di tutti i Paesi impegnati nella lotta contro l’Isis, sottolineando in particolare l’importanza dell’azione militare russa in Siria.

È possibile che le due potenze abbiano capito di dover rinunciare ad alcune posizioni al fine di garantire la stabilità politica in Siria: Putin dovrà rinunciare al suo “protetto” Assad, che le altre parti in gioco vogliono categoricamente fuori dal governo, mentre Obama probabilmente si sarà reso conto della necessità di assecondare Mosca per risolvere la situazione in Siria.

ACCORDO PER LA SIRIA: ENTRO SEI MESI IL NUOVO GOVERNO


Sembra sul caso siriano si sia finalmente trovato un accordo: entro il 1 gennaio inizierà un negoziato politico mediato dall’Onu tra il governo di Damasco e i vari gruppi dell’opposizione, ma ad una condizione: Bashar al-Assad dovrà andarsene. Anche la Russia, che ha sempre appoggiato il presidente siriano ora sembra schierarsi dalla parte degli Stati Uniti: entrambi hanno dovuto rinunciare a punti prima considerati “irrinunciabili”, ma adesso l’obiettivo primario è comune: fermare la guerra civile e stabilizzare la situazione politica in Siria per sconfiggere lo Stato islamico.

La spinta all’accordo è arrivata indubbiamente dagli attentati di Parigi: le grandi potenze si sono accorte che il problema non è più solo circoscritto ai territori “di fuoco” del Medio Oriente, ma può espandersi ed avere conseguenze gravi anche nel continente europeo.

L’obiettivo ora è quello di costituire entro 6 mesi un governo di unità nazionale: il mediatore delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, avrà il compito di supervisionare la formazione della delegazione dell'opposizione che parteciperà al negoziato politico. Sono state create altre due commissioni di lavoro, una guidata dalla Giordania per definire quale gruppo è terrorista e quale gruppo militare può invece essere accettato come formazione politica (e quindi potrà sedere al tavolo del negoziato).

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