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Esteri
Taiwan, svolta anti Cina con la 1° presidente donna

Svolta storica a Taiwan: la 59enne giurista Tsai Ing-wen, leader dell'opposizione filo-indipendentista rappresentata dal Partito Democratico Progressista, e' stata eletta presidente ed e' la prima donna al potere in una nazione di lingua cinese. Grande sconfitto il Kuomintang, partito nazionalista che ha dominato la scena politica fino ad oggi e che probabilmente paga il riavvicinamento con Pechino.

A giocare un ruolo nell'elezione di Tsai e' stato il crescente malcontento dei tawanesi per il riavvicinamento con la Cina voluto da Ma Ying-jeou e culminato con il primo incontro ufficiale tra i due governi dopo oltre 65 anni. Era infatti il 1949 quando il nazionalista Chiang Kai-shek si rifugio' a Taipei e fondo' la Repubblica di Cina, in contrasto con la Repubblica popolare cinese di Mao Tse-Tung (che ne rifiuta l'indipendenza, considerandola una sua 'provincia). Nel '92 le due parti si accordarono sul principio che esiste "una sola Cina": sul punto la 'signora' ha finora tenuta una posizione cauta ma il Dpp e' tradizionalmente favorevole all'indipendenza, e dunque alla distinzione tra le due Cine. Certamente gli ultimi sviluppi a Taiwan vengono guardati con preoccupazione da Pechino. "Le relazioni saranno ora piu' complicate e meno prevedibili. Si deterioreranno in una certa misura ma allo stesso tempo l'interesse di Pechino e' quello di mantenere Taiwan dipendente dal punto di vista economico", ha commentato ad Asia Times l'analista politico Jean-Pierre Cabestan dell'Hong Kong Baptist University.

La neo-eletta presidente di Taiwan, la filo-indipendentista Tsai Ing-wen, ha avvertito la Cina che "ogni forma di repressione danneggera' la stabilita' delle relazioni tra le due sponde dello stretto". "Il nostro sistema democratico, l'identita' nazionale e internazionale devono essere rispettati", ha detto nel suo primo discorso da presidente nel quartier generale del suo partito, il Partito Democratico del Progresso, a Taipei.

Monito di Pechino, abbandoni allucinazioni indipendenza - Taiwan abbandoni le "allucinazioni" di indipendenza e gli atteggiamenti ambigui nel rapporto con la Cina. E' il messaggio proveniente da Pechino per la nuova presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen del Partito Democratico Progressista dell'isola, eletta nella serata di ieri con la maggioranza assoluta delle preferenze, superando di un milione e mezzo di voti gli altri due candidati, Eric Chu, del Partito Nazionalista, e James Soong, del People's First Party. "Speriamo che Tsai possa guidare il Dpp fuori dalle allucinazioni di indipendenza di Taiwan - scrive oggi il quotidiano Global Times - e contribuire allo sviluppo pacifico tra Taiwan e la mainland". Il maggiore rimprovero mosso alla nuova leader di Taiwan e' quello di "non avere accettato pubblicamente il consenso del 1992", scrive ancora il Global Times, anche se il voto di ieri "non significa che la maggioranza dei taiwanesi sostengano l'indipendenza" dell'isola e che ad avere un ruolo di primo piano nella campagna elettorale sono stati i temi economici e sociali. Reazione analoga anche da parte di un altro dei maggiori quotidiani cinesi, il China Daily, secondo cui Tsai "dovrebbe lavorare per fare sentire la gente di Taiwan sicura, invece di creare ansie con la sua politica ambigua rispetto alla mainland". Il quotidiano rimprovera alla presidente eletta poca chiarezza rispetto al consenso del 1992, che istituisce il concetto di "unica Cina", un concetto al quale, pero', Pechino e Taipei danno significati differenti. Sai deve scegliere: "pace e stabilita' o conflitto e tensione. La questione non ha ambiguita'". Da parte sua, la Cina "ha mantenuto un approccio flessibile nella gestione delle relazioni con il Dpp", il Partito Democratico Progressista, piu' critico del Partito Nazionalista nei confronti di Pechino, anche se, avverte, "ogni tentativo di condurre Taiwan verso l'indipendenza sarebbe una pazzia". Un altro avvertimento forte per Tsai lo ha poi lanciato l'agenzia Xinhua, secondo cui ogni spinta indipendentista sarebbe un "veleno" nei rapporti con Pechino. Dopo la vittoria elettorale di Tsai, il Ministero degli Esteri di Pechino aveva confermato la propria linea nei confronti dell'isola secondo cui "c'e' una sola Cina al mondo e la mainland e Taiwan appartengono a un'unica Cina e l'integrita' e la sovranita' territoriale non si romperanno". Il rapporto con la Cina e' stato toccato dalla stessa Tsai nel discorso tenuto per la vittoria elettorale, in cui la presidente eletta - che assumero' formalmente la carica nel maggio prossimo - aveva ribadito alcuni dei punti del suo programma. Sai ha sottolineato che "Taiwan equivale a democrazia e democrazia equivale a Taiwan" e ha ringraziato anche gli altri candidati alle presidenziali, compreso lo sfidante diretto, Eric Chu, leader del partito nazionalista, per avere "scritto un'altra pagina di storia" della democrazia taiwanese. Tsai ha poi promesso che nel rapporto con la Cina, durante la sua presidenza, "non ci saranno provocazioni e non ci saranno sorprese", ribadendo la linea di mantenimento dello status quo nelle relazioni con Pechino che ha accompagnato tutta la sua campagna elettorale. Sui temi economici, Tsai ha poi confermato l'impegno per le piccole e medie imprese dell'isola e la necessita' di riforma del sistema pensionistico, da lei definito "sull'orlo della bancarotta". A rassicurare gli animi sul futuro delle relazioni con la Cina sono intervenuti anche alcuni accademici interpellati dalla Central News Agency, la principale agenzia di notizie dell'isola su posizioni tradizionalmente filo-cinesi. Non c'e' da aspettarsi un "terremoto" nei rapporti con Pechino, dopo l'elezione di Tsai Ing-wen alla guida dell'isola. Secondo Chang Wu-yueh, docente dell'Universita' Tamkang di Taipei "i prossimi quattro mesi prima dell'insediamento di Tsai saranno essenziali per lei e per il Dpp per migliorare le comunicazioni e ridurre le differenze con la Cina" e l'esito dei dialoghi potrebbe essere quello di "un nuovo consenso o una tacita intesa" tra le due parti. Le elezioni di ieri hanno pero' mostrato anche un altro lato della politica di Taiwan piu' critica nei confronti di Pechino: tra i nuovi parlamentari ci sono anche alcuni attivisti del movimento dei Girasoli, che due anni fa avevano occupato per settimane il parlamento dell'isola, lo Yuan Legislativo, contro un patto con la Cina sul commercio e sui servizi che secondo i manifestanti avrebbe comportato un grave danno all'economia di piccole e medie imprese dell'isola. Tra di loro, anche una star di una band metal locale, Freddy Lim, ha ottenuto il seggio in parlamento per un partito di minoranza sconfiggendo un veterano del Kuomintang.

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