Pesanti minacce dall’Iran al presidente Usa Barack Obama e al suo staff diplomatico in caso di un intervento militare in Siria. Nelle ultime sono arrivate da Alireza Forghani, ex governatore della provincia iraniana di Kish e consigliere dell’ayatollah Ali Khamenei che in un blog ha fatto sapere che nel caso di attacco Usa “nel giro di 21 ore in tutto il mondo saranno rapiti i familiari e i figli dei funzionari altolocati Usa, compresa Sasha, la figlia del presidente Obama”. Il funzionario iraniano avverte anche che “18 ore dopo il rapimento il governo Usa ricevera’ filmati contenenti immagini di amputazione dei loro arti”.
E’ di ieri la notizia che i servizi segreti americani hanno intercettato l’ordine di un funzionario iraniano ai militanti sciiti in Iraq di attaccare obiettivi Usa a Baghdad in caso di intervento militare in Siria, ha rivelato il Wall Street Journal citando fonti dell’Amministrazione Obama secondo cui l’ambasciata Usa in Iraq sarebbe tra i possibili obiettivi. Il messaggio risale agli ultimi giorni e sarebbe partito dal generale Qassem Suleimani, comandante della cosiddetta Niru-ye Quds (Forza Gerusalemme). Si tratta di un’unita’ speciale dei Guardiani della Rivoluzione che si occupa delle operazioni all’estero e che risponde direttamente alla Guida Suprema della repubblica islamica, Ali Khamenei. La notizia, che non e’ stata commentata da fonti ufficiali Usa, e’ uscita nelle stesse ore in cui il Dipartimento di Stato americano invitava i cittadini americani a evitare viaggi in Iraq se non “essenziali”. Sempre ieri il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver evacuato dall’ambasciata Usa a Beirut tutto il personale non adibito a compiti di emergenza e i rispettivi familiari, a causa di non meglio specificate “minacce rivolte alle missioni diplomatiche statunitensi all’estero e ai loro dipendenti”. In una nota si intima inoltre a tutti i connazionali di “evitare qualsiasi viaggio in Libano a causa delle attuali preoccupazioni concernenti sicurezza e incolumita’”. Analogo provvedimento e’ stato inoltre adottato nei confronti del consolato generale di Adana, capoluogo dell’omonima provincia della Turchia meridionale, dove e’ stata ridotta la presenza dei diplomatici.
